Howard Schatz, Peccati – Accidia, photo gallery sulla rivista OK

La dimensione individuale dell’accidia è la condizione del taedium vitae, del vuoto interiore, della noia esistenziale, dell’indifferenza, del senso di assurdità della vita, della vacuità, del distacco non inteso nel senso virtuoso di ritiro dai desideri mondani ma come il fatto che questi ultimi, anche quando soddisfatti, non risultano più appaganti. Come atteggiamento collettivo, essa corrisponde all’incapacità di prendere sul serio le cose, di saper attendere a quel che si deve fare e di portare a compimento le opere. L’accidia è una sorta di torpore che induce alla distrazione, e l’accidioso è colui che non sa essere perseverante, che è svagato e vive nella noncuranza. Questo modo di ragionare evita costantemente di mettere in discussione la propria condotta quotidiana, fatta di omissioni più che di azioni. Da questo punto di vista gli accidiosi possono sentirsi, se non perfettamente onesti, di certo corretti, e in linea coi tempi.  (articolo)

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Onofrio Rescigno, Accidia, 2010
L’accidia come vizio capitale nasce nella storia dei Padri del Deserto, che tra il III e il IV secolo in Egitto e in Palestina scelsero questo luogo di solitudine estrema per vivere la loro esperienza di separazione dal mondo. Nel monachesimo eremitico della Chiesa d’Oriente l’accidia diviene, da generico atteggiamento di incuria e apatia, vizio capitale vero e proprio, debolezza dell’anima che impedisce al monaco di fronteggiare le tentazioni e lo distoglie dalla devozione assidua verso Dio e dalla contemplazione, fino ad allontanarlo dalla cella. C’è fin dall’inizio in questo vizio un duplice aspetto, quello che riguarda il corpo, e che si manifesta come pigrizia, indolenza, torpore, inclinazione all’ozio, e quello che riguarda l’anima, che si presenta come tristezza, inquietudine, irrequietezza, fastidio, scontentezza, insoddisfazione. A seconda di come questi due aspetti vengono volta per volta bilanciati, ne risulta un quadro diverso dell’accidia, sospesa tra i due estremi della pigrizia, che affligge il corpo, e della tristezza, che attanaglia l’anima (articolo).

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