Oscar Wirth, La Temperanza, 1924
Come dice Wirth (1924) nell’illustrare le figure degli Arcani Maggiori dei Tarocchi, il quattordicesimo di essi, la Temperanza, mostra un angelo o genio alato che versa un liquido da una brocca all’altra. Le due brocche sono una d’oro e una d’argento, a significare i due principi, l’uno maschile, solare, attivo, coscienziale, razionale, l’altro femminile, lunare, passivo, inconscio, emozionale e sensitivo. L’angelo della Temperanza versa il fluido vitale da un’urna all’altra, realizzando così una mescolanza, un’armonizzazione, un bilanciamento dei due opposti, che si ottiene non immediatamente, ma attraverso la circolazione del principio energetico.
La Temperanza viene dopo l’Arcano della Morte, che in realtà non significa fine della vita, ma della condizione presente, colle sue limitazioni, i suoi lacci e i suoi impedimenti, e dunque opportunità di superamento di essa, di trasformazione e rinnovamento; essa ci dice che la continuazione del cammino iniziatico implica la possibilità di rinascita, ma questa per attuarsi esige la separazione, l’estrazione, la circolazione e l’unione degli opposti. Dopo l’Opera al Nero, e la putrefactio, il tempo è maturo per la combinazione delle sostanze purificate e rigenerate. L’attivazione e l’armonizzazione dei fluidi vitali e dei principi energetici esige dei contenitori nei quali il processo si possa attuare, ma che siano tali da consentirgli una dinamica, perché l’estrazione, la purificazione e la ricombinazione delle essenze distillate richiedono una loro circolazione da un vaso all’altro (articolo).


