17.4 – La temperanza

July 22nd, 2010 § 0

Giotto, La temperanza, Cappella degli Scrovegni, Padova


Opposta alla lussuria è la temperanza. Se il vizio rappresenta l’eccesso di un bisogno che di per sé non è superfluo né condannabile perché è essenziale per la sopravvivenza non dell’individuo ma della specie, la virtù starà nel giusto bilanciamento del desiderio stesso, nella sua armonizzazione con gli altri bisogni di base, nella conciliazione tra interessi dell’individuo e interessi della specie. E infatti essa è la mescolanza, il reciproco aggiustamento dei principi opposti. L’antidoto alla lussuria non è l’astinenza, ma l’unione di maschile e femminile, sia vissuta nel mondo reale dei rapporti tra persone, che con un oggetto interiore, un opposto creato dalla mente.Come per il desiderio si giocava l’equivoco se il peccato e il vizio fossero attinenti solo al suo aspetto sessuale o al desiderio in genere, così per la virtù ci si chiede se la temperanza sia la moderazione di tutti i desideri o solo di quello sessuale. La Chiesa, da S. Agostino in poi, con la teoria del peccato originale ha teso a identificare la perversione del desiderio come la conseguenza del peccato originale, che trasforma una tendenza naturale in un eccesso egoistico: così dunque essa privilegia l’accezione sessuale del desiderio. Ma non era necessariamente così nel mondo antico. La temperanza, in greco σωφροσύνη, in latino temperantia, è la virtù della pratica della moderazione, dell’equilibrio, del bilanciamento tra opposte tendenze, e quindi della ricercadi un principio di armonia globale (articolo).

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17.3 – La lussuria nella storia

July 7th, 2010 § 0


Taddeo di Bartolo (Siena, 1362-1422), La punizione dei lussuriosi, affresco della navata, Duomo di S. Gimignano

La sessualità si configura come istinto, anzi l’istinto per eccellenza, che si sottrae al controllo della ragione e per di più col suo inarrestabile affermarsi la nega. Il desiderio poi è stato fin dall’inizio corrotto irrimediabilmente dall’atto sciagurato di rivolta contro il volere divino grazie al quale ha potuto manifestarsi. Esso si erge dunque nel conflitto del corpo con l’anima, anzi ne è il primo e più classico prototipo, tanto che fin dall’inizio promuovere le ragioni del desiderio sessuale significa affermare le ragioni del corpo contro quelle dell’anima. Si consolida così nella Chiesa cristiana una tradizione che identifica la concupiscenza con la concupiscenza degli organi sessuali e quest’ultima con il peccato originale. Sessualità e peccato originale finiscono col confondersi e col coincidere, e la sessualità resta pensabile solo in relazione al peccato. A seguito di esso, la natura diviene inevitabilmente corrotta, priva di quella perfezione di cui Dio l’ha dotata al momento della creazione, e il segno di quella corruzione diviene il disordine che regna nell’esercizio della sessualità. La sessualità si trasforma in spazio d’azione di una molteplice attività peccaminosa che viene unificata all’interno del vizio della lussuria. Il dato più appariscente del vizio della fornicazione, o della lussuria, è il legame col corpo. Dove non c’è corpo non c’è lussuria, e i demoni, che sono esseri incorporei, devono ricorrere per tentare gli umani ad ingegnosi mascheramenti, che poi si riconducono ad un unico comune denominatore, assumere un corpo femminile, veicolo indiscusso della tentazione e del peccato (articolo).

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17.2 – La lussuria

June 13th, 2010 § 0

Hieronymus Bosch, Tondo dei sette peccati capitali, la lussuria, olio su tavola, 120×150, 1475-80, Museo del Prado, Madrid

Il desiderio sessuale dunque diventa un peccato quando se ne fa un uso disordinato e incongruo, sganciato dal piano originario al quale esso è destinato. Perché questo è il punto più delicato della questione: tramite il desiderio sessuale la natura, e con essa la specie, piega l’individuo al suo fine, che poi è quello di perpetuare se stessa, a scapito anche dell’interesse individuale. Questo fine altro è appunto l’inganno riproduttivo, il laccio con cui la specie vincola l’individuo e l’utilizza per i suoi fini. Fornicazione è il congiungimento carnale fuori dal matrimonio, e per metonimia tutti i peccati connessi alla sessualità. La sessualità in quanto fornicazione diviene peccato in sé. Invece se il vizio lussurioso viene ristretto all’adulterio la sessualità viene svincolata dalla connotazione negativa in se stessa, ma l’assume solo in quanto è turbativa dell’ordine e del sacro vincolo della famiglia, che costituisce l’ossatura della società. Il desiderio sessuale diviene peccato capitale quando il soggetto si lascia travolgere dalle proprie passioni, perdendo completamente il controllo di sé. La lussuria compromette e diminuisce il libero arbitrio in quanto è grave turbamento della ragione e della volontà, accecamento della mente, incostanza e incoerenza, egoistico amore di sé, incapacità di dominare i propri impulsi e le proprie passioni. In questo senso la lussuria è un polo del conflitto tra mente e corpo, ragione e istinto, segnato dalla prevalenza del lato oscuro, irriflessivo, incontrollato. La Chiesa risolve il problema dell’erranza e dell’ingestibilità del desiderio nel dato preriflessivo del peccato originale: vedremo che questo regime intepretativo e regolativo durerà fino all’affermazione della scienza moderna e della parte di essa volta allo studio dell’anima, la psicoanalisi (articolo).

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