
Krishna istruisce Arjuna in mezzo agli opposti eserciti schierati a battaglia, XIX sec.
I sistemi operativo-emozionali si possono – in un pensiero anfotero che è contemporaneamente moderno e orientato secondo la Tradizione – sostituire alle entità planetarie-metallurgiche in quanto fattori produttivi di eventi fenomenologico-comportamentali, che nel loro manifestarsi socialmente vengono descritti come vizi e come virtù. La neurobiologia ci dice oggi che vizi e virtù derivano delle stesse strutture neurobiologiche, che il vizio è lo squilibrio di ciò di cui la virtù è l’armonia, oppure la virtù è la moderazione di ciò di cui il vizio è l’eccesso; qualcosa che le religioni avevano sempre sostenuto, ossia che la struttura dei sistemi organizzatori delle motivazioni e delle emozioni è la stessa nell’uomo e nei mammiferi superiori, ma mentre l’animale si comporta secondo gli schemi stereotipati dell’istinto, l’uomo ha in sé la possibilità di elevare le tensioni istintuali nella sfera della moralità, della solidarietà sociale e della trascendenza. L’uomo, in una certa misura, è arbitro del proprio destino, mentre l’animale è al servizio della continuazione della specie, che gli impone il suo programma attraverso il codice genetico. Tuttavia non dobbiamo dimenticarci che il discrimine tra vizio e virtù è molto labile, e che le stesse forze che ci innalzano alle vette del sublime ci sprofondano negli abissi dell’inconsceità e dell’automatismo animale (articolo).