Seconda fase della coniunctio e bagno, Rosarium Philosophorum.
Avvolti d’unione ancestrale
di cenere il guscio che muore
prezioso residuo del sale
sospeso nell’alto il vapore
La natura e le origini del secondo dissolvente sono altrettanto misteriose della prima materia. Lucarelli (2005) dice indicativamente: Se si è in possesso del dissolvente si è già fatta buona parte del lavoro, anzi la principale” (p.198 ibid.) Esso si chiama anche magnesia o magnete filosofico, archeo celeste, sputo di Luna, burro di Terra, grasso di rugiada, vitriolo vegetale, flos coeli. Tutti questi nomi fanno riferimento alla proprietà della sostanza di attrarre e di legare a sé gli “spiriti minerali”, che costituiscono lo zolfo con cui il mercurio comune si combina nelle nozze chimiche per dare il mercurio filosofico. La procedura si chiama rincrudazione, ed è descritta come un aggiungere al mercurio comune uno zolfo vivo, metallico, che è ciò che viene “rincrudato”, ossia rinnovato, rigenerato. Il metallo infatti è il secondo libro chiuso (il primo era la materia prima), da cui si deve estrarre la parte viva e attiva. L’agente che questa volta è il mercurio comune o primo dissolvente, messo a contatto con il metallo, lo dissocia e lo distrugge, separandone i componenti ed estraendone lo zolfo. A questa operazione alludono le immagini del martirio dei metalli o della strage degli innocenti. In realtà per gli alchimisti si tratta di un ringiovanimento dei metalli stessi, perché la procedura sana le lebbre, le imperfezioni, le impurità dei metalli, per portarli allo splendore della oro pura essenza. Questa operazione è basata sul nucleo cosmo-ontologico dell’Alchimia, secondo cui i metalli non sono sostanze inerti, ma materie animate da un principio vitale universale, in virtù del quale hanno una propria evoluzione, che si compie naturalmente nelle viscere della terra, e che l’alchimista si propone di accelerare e completare attraverso le procedure dell’opus, ottenendo per tal fatta il termine ultimo della perfezione, l’oro. Le tecniche dissolutorie hanno lo scopo di liberare l’essenza volatile del metallo, di depurarla e di ricorporificarla nel substrato stesso.
Lo spietato carnefice dalla pelle scura amputa un substrato dell’Opera dalla testa d’oro, recando in mano l’arma a doppio taglio dei due fuochi, S. Trismosin, Splendor solis, Londra, XVI sec.
Un altro modo di dire è che il fuoco segreto fa girare la ruota e provoca i diversi fenomeni che l’artefice osserva nel suo vaso. La ruota è il regime del fuoco: ma deve essere una cottura delicata e regolare, con un fuoco graduato, che non brucia, ma piuttosto un fuoco che nutre. Dice Fulcanelli che un regime è Semplicemente il modo di far vegetare, mantenere e accrescere la vita che la nostra pietra ha ricevuto fin dalla nascita. E’ un modus operandi… (p. 141). Questo spiega un’altra stranezza dell’iconografia e della letteratura alchemica, il Leone verde. Il segno zodiacale del Leone è associato con il Sole, e quindi corrisponde all’oro, nel suo secondo significato, di principio microcosmico contenuto in ogni metallo come qualità latente di purezza estrema. Il verde alla condizione di immaturità del metallo, quella del frutto verde e acerbo rispetto al frutto e maturo. Il Leone verde è il metallo che non ha ancora acquisito i caratteri minerali dello stato completo, che come embrione deve germinare per raggiungere lo stato di maturità e perfezione, che è l’oro. “l’arsenico e il piombo in confronto all’argento e all’oro” (ibid., p. 157). Il Leone rosso, conseguentemente, è la stessa materia del Leone verde condotta con certe speciali procedure a quelle speciali qualità che caratterizzano l’oro ermetico. La rincrudazione non intende portare il metallo da uno stato morto alla vita, ma estrarne il principio attivo che si mantiene sempre vivo anche dopo che il metallo sia passato per il fuoco più ardente.
Recita Senior: Io sono un sole caldo e secco; tu, Luna, sei fredda e umida. Noi copuleremo e ci sposeremo…Aurora consurgens, XVI sec.


