11.13.3 – Le Leggi dell’Universo: il pensiero


Secondo la Scolastica vi sono tre cavità cerebrali cooperanti: l’anteriore dell’immaginazione, calda e secca (cellula phantastica), la centrale della ragione, calda e umida (cellula rationalis), la posteriore della memoria, fredda e secca (cellula memorialis), Gregor Reisch, Pretiosa Margarita, Friburgo, 1503

Il principio evoluzionistico ha trovato applicazioni non solo nella biologia, ma anche in altre scienze, e in ultimo in una teoria dell’apprendimento e del pensiero, la Teoria Generale della Selezione dei Gruppi Neuronali (TSGN), per la quale il suo ideatore, Edelman, è stato insignito del premio Nobel. Anche in questo caso la teoria scientifica non è altro che l’espressione, nel mondo della natura e del mondo umano, di una legge spirituale, la Legge della Conoscenza Potenziale Innata. Essa dice che lo spirito possiede già in sé, in potenza, la conoscenza del tutto, in quanto scintilla della stessa sostanza divina, ma questa conoscenza, per possederla, deve attualizzarla, ovvero deve risvegliarla in se stesso attraverso l’esperienza del rapporto con la materia. Gli eventi materiali allora servono a far riemergere nello spirito quella conoscenza che egli già possiede ab initio, ma solo in potenza, facendogliela imprimere come cristallizzazione di una concreta esperienza.
L’idea di una conoscenza originaria allo stato potenziale che viene risvegliata dalla situazione d’apprendimento attuale risale a Platone, che riprendendo la tradizione orfico-pitagorica sulla immortalità e la trasmigrazione dell’anima, sostiene che questa ha contemplato le idee in una vita anteriore ma che, entrando nel corpo, le dimentica; tuttavia in seguito, venendo a contatto con le cose materiali, riesce a ricordarle, a ritrovare in sé il vero sapere, che non deriva quindi direttamente dall’esperienza, ma è solo reminiscenza. Edelman (1992) applica i principi della dinamica delle popolazioni, della casualità e della selezione a quelli che chiama i sistemi di riconoscimento dell’organismo, e che sono il codice genetico, il sistema immunitario e il sistema nervoso. Il sistema immunitario e il sistema nervoso sono preposti alla discriminazione tra il Sé e in non-Sé, e funzionano attraverso il riconoscimento di configurazioni dell’ambiente essenziali ai fini della sopravvivenza. I sistemi di riconoscimento sono adattativi perché operano un continuo adattamento tra le novità di un dominio fisico esterno all’organismo e le varianti dell’organismo che gli corrispondono. Il trasferimento esplicito di informazione dall’ambiente all’organismo avviene non per istruzione, ma per selezione: ovvero l’ambiente non fornisce istruzioni dirette all’organismo, ma all’interno di una popolazione (di geni, di linfociti, di mappe neuronali) seleziona  nei tempi dell’evoluzione biologica le configurazioni dell’organismo più adatte alla sopravvivenza. La memoria nel codice genetico risiede nelle specifiche sequenze nucleotidiche, su cui la pressione ambientale agisce selezionando le espressioni fenotipiche più adatte; nel sistema immunitario risiede invece nei linfociti T, che serbano la traccia dell’incontro con uno specifico antigene; nel sistema nervoso invece è dispiegata nelle mappe neuronali, o nuclei dinamici (Edelman e Tononi, 2000). La TSGN dice che i neuroni si organizzano in mappe, o gruppi neuronali, dislocate in vari loci del cervello; che queste mappe interagiscono tra loro attraverso circuiti recursivi; che il comportamento è dato dal coordinamento selettivo di complessi schemi di interconnessione tra configurazioni di neuroni operato dal rientro (un processo di segnalazione ricorsivo e in parallelo tra aree del cervello reciprocamente connesse); che nel corso delle sequenze comportamentali le connessioni sinaptiche intra- e inter-mappe vengono rafforzate o indebolite in modo selettivo, perché i comportamenti che essi determinano, e con essi le mappe stesse, sono premiati o all’opposto eliminati a seconda che essi trovino o meno corrispondenza con una determinata situazione ambientale; e che infine le aree cerebrali che emergono nel corso dell’evoluzione si coordinano tra loro per dar luogo a nuove funzioni. La connessione è topografica e avviene in relazione ad eventi del mondo esterno ma esclusivamente ad opera dei processi di auto-organizzazione del cervello (topobiologia).

Il mondo sensibile (i cinque elementi, cui corrispondono i cinque sensi) nella prima camera trasformativa del cervello viene configurato come copia di sé dalle forze dell’anima, e nella successiva cavità del giudizio e delle facoltà astratte viene trasceso, verso il divino mondo dell’intelletto; l’ultima cavità è il centro della memoria e del movimento, Robert Fludd, Utriusque cosmi II, Oppenheim, 1619

La selezione dei gruppi neuronali intra- e inter-mappe è alla base del comportamento, della categorizzazione percettuale, della formazione dei concetti, della memoria e dell’apprendimento. L’accoppiamento tra mappe  fa sì che vengano rafforzate le combinazioni “premiate”dall’esperienza, e quindi che vengano collegate e correlate – categorizzate – le funzioni e le attività di una mappa con quelle di un’altra, in funzione del valore di sopravvivenza della configurazione che si realizza. La memoria scaturisce dalle combinazioni delle variazioni sinaptiche dei circuiti rientranti, ed ha la proprietà di ripetere o eliminare un atto mentale in base alla pressione esercitata dall’accoppiamento con un evento esterno. Quindi, anche negli organismi superiori l’apprendimento avviene attraverso la selezione da parte di un evento esterno delle configurazioni interne (mappe neuronali) preesistenti. E’ la riedizione ammodernata del concetto platonico di conoscenza come reminiscenza, solo che in Edelman le idee innate sono contenute nel DNA, e la loro manifestazioneè il frutto dell’espressività genetica.
La teoria di Edelman riprende la teoria di Bateson (1979) dell’ecosistema delle idee, secondo la quale codice genetico e pensiero sono due sistemi stocastici, che combinano un meccanismo casuale e uno deterministico per la selezione delle mutazioni adattative, in modo che solo certi risultati del casuale possano durare, ovvero quelli che meglio rispondono alle richieste ambientali. Bateson sostiene che esiste un ecosistema delle idee, dove le idee sono delle strutture formali, degli aggregati complessi di unità di informazione. Le unità di informazione sono delle differenze o distinzioni o notizie di differenza, o comunque delle differenze che generano differenze. La mente è un sistema di circuiti causali autocorrettivi dove viaggia l’informazione (1951, 1972), l’informazione è data da una differenza o trasformata di differenza, e ogni differenza è un rapporto. Però per Bateson le idee non sono solo quelle che ci servono per pensare, le idee sono anche la simmetria bilaterale di una rana o lo sviluppo a spirale di una conchiglia, in quanto anche questi sono aggregati di informazione che hanno una funzione di rispondenza e adattamento all’ambiente. Le idee come strutture formali della realtà fanno pensare alle essenze delle sequenze esperienziali che cristallizzano nella presenza dello spirito come acquisizione e prodotto del processo incarnativo. Per Bateson esistono anche “pensieri senza pensatore”, idee che esistono indipendentemente dal sistema del pensiero, e che espletano la loro efficacia al di fuori di esso.
L’ipotesi dei “pensieri senza pensatore” è sostenuta anche dallo psicoanalista inglese di scuola kleiniana Bion nella sua teoria del pensiero (1962, 1963, 1970). Egli parte dall’idea che il pensiero è il prodotto della funzione alfa sui dati bruti dell’esperienza, la cosa in sé, il noumeno kantiano. La funzione alfa a sua volta si sviluppa nell’infante a seguito di una adeguata reverie materna: reverie significa fantasticheria, e si riferisce alla capacità della madre di accogliere, depurare e metabolizzare  i protopensieri e le protoemozioni dell’infante, ovvero le sue sensazioni ed emozioni primitive. Come risultato di una adeguata funzione alfa della madre, ovvero di una capacità della madre di fungere da contenitore ai suoi contenuti di pensiero amorfi e astrutturati, l’infante sviluppa a sua volta in sé la funzione alfa, che gli consente di elaborare e metabolizzare i dati bruti dell’esperienza. Questi divengono elementi alfa, e sono utilizzati al servizio del pensiero, come pensieri onirici e successivamente  pensieri della veglia, concetti, sistemi ipotetico-deduttivi, pensieri astratti. Se la funzione alfa non si sviluppa adeguatamente, sensazione ed emozioni primitive vengono espulsi come elementi beta, che costituiscono le allucinazioni e i pensieri bizzarri della mente psicotica.

L’arte della memoria, dall’età classica al Rinascimento, si è tramandata come una serie di raffinate tecniche per sviluppare questa capacità, Robert Fludd, Utriusque cosmi, Tractatus primi, Oppenheim, 1620
La teoria di Bion concepisce il processo del pensiero come una serie di trasformazioni, in cui la mente passa continuamente da una condizione ad un’altra. L’Entità A dice che l’acquisizione di una certa parte dell’universo, ovvero la sua conoscenza, comporta per lo spirito una trasformazione della sua struttura. Egli avverte prima oscuramente questo processo grazie ad un istinto interiore, poi deve rendersi sempre più intellegibile e chiara questa informazione grazie ad un approfondimento dell’esperienza. Quando l’avrà acquisita, assimilata, incorporata in sé, potrà passare oltre. E questo è il motivo per cui avviene l’esistenza terrena, per quanto faticosa, dolorosa, a volte insensata essa possa sembrare: per dare l’opportunità di fare una certa esperienza della materialità, elaborarla, appropriarsene, liquidarla, e proseguire. Quindi il pensiero, quale lo concepiamo come fenomeno umano, obbedisce in primo luogo alla Legge di Trasformazione Continua, che regola il processo perenne ed ininterrotto di modificazione della materia e del pensiero, che sono entrambi in perenne, anche se sovente impercettibile attività, sì che come affermava Eraclito panta rei, o come affermano i buddhisti il mondo materiale è il mondo dell’impermanenza. Dall’altro lato il pensiero sottostà quell’altra legge che regola tutti i sistemi viventi, e che è la Legge dell’Equilibrio. Tra gli estremi dell’attrazione e della repulsione, dell’unione tra simili e dell’unione tra contrari (che vedremo essere regolati da altre leggi), stanno tutte le complicate dinamiche che reggono le relazioni tra i componenti di un sistema, e che si traducono complessivamente nella Legge dell’Equilibrio delle Vibrazioni, che regola a più livelli la vita e le funzioni del cosmo. Secondo la biologia a livello organismico essa si manifesta nel principio dell’omeostasi che mantiene la costanza dell’ambiente interno dei viventi, attraverso un complicato meccanismo di reciproci aggiustamenti tra variabili interrelate. Il funzionamento dei sistemi viventi, dalla cellula agli organismi superiori e più perfetti, fino all’uomo, si base su questa legge. Ma esso è anche il principio informatore dei sistemi cibernetici, e dunque dei computer, e del modello computazionale del cervello-mente. Jung ha una concezione omeostatica dell’apparato psichico, che concepisce come sistema autoregolantesi, in cui l’inconscio ha la funzione di compensare e riequilibrare le inevitabili unilateralità e disarmonie indotte nella coscienza dalle necessità dell’adattamento e dalle esigenze del collettivo (1931). Possiamo vedere la Legge dell’Equilibrio delle Vibrazioni applicata in tantissimi campi, dal microcosmo al macrocosmo, dalla cellula al funzionamento dei sistemi sociali, dove regge l’insieme delle relazioni che li costituiscono, siano essi famiglie, aziende, gruppi di vario tipo ed estrazione. I sistemi retroagiscono in modo da smorzare le variazioni e mantenere la loro stabilità nel tempo, tuttavia essi ammettono delle oscillazioni delle loro variabili critiche. Prigogyne, un chimico, e con lui la Scuola di Bruxelles hanno studiato le fluttuazioni dei sistemi dissipativi, sistemi fisico-chimici che si mantengono in uno stato stazionario lontano dall’equilibrio attraverso scambi di materia ed energia con l’ambiente (1979). Le fluttuazioni delle variabili di base all’interno di un tal tipo di sistema vengono smorzate, finché una di esse supera la soglia critica e si stabilizza. Il sistema allora effettua un cambiamento di stato, dopo di che raggiunge un nuovo equilibrio, in cui si manifesteranno altre fluttuazioni, che saranno smorzate finché una di esse si stabilizzerà. La stabilità pertanto è inerente al cambiamento, e il cambiamento è inerente alla stabilità, ed entrambi fanno parte dello stato metastabile (stabile attraverso i cambiamenti) di un sistema più ampio. Questa fenomenologia ci permette di arrivare ad un’altra legge, la Legge della Reciproca Inerenza e Trasformazione degli Opposti. Essa ci dice che, anche se sul piano operativo gli opposti appaiono in funzione dialettica, in sostanza la loro diametralità è inesistente, ed essi costituiscono un tutto unico. Tale legge è stata posta in evidenza dal Taoismo, che l’ha rappresentata nella successione dello Yin e dello Yang. Gli opposti da un lato si completano e si bilanciano, dall’altro sono presenti l’uno nell’altro, tanto che il periodo di massima espansione dell’uno è anche l’inizio del suo declino, e della concomitante affermazione dell’altro.

Cartesio paragona l’emergere dei ricordi nella mente alle tracce lasciate dagli aghi nella stoffa, Renato Cartesio, Traité de l’homme

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