6.8 – Interpretazioni dell’alchimia

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La multiplicatio e la revivificatio, o ritorno dell’anima gioiosa, Rosarium Philosophorum

L’artista la Pietra lavora

s’adopra con grande trasporto

dimentico del qui e dell’ora

lo spirito morto e risorto.

Una interpretazione ormai classica dell’iconografia alchemica è quella condotta da Jung sulle illustrazioni del Rosarium philosophorum, dove lo psicologo svizzero legge in esse la manifestazione di proiezioni psichiche inconsce e del dramma simbolico che si attualizza nella relazione tra paziente e analista, rievocando quest’ultimo le figure significative dell’infanzia del primo e i legami affettivi ad esse connessi. Considerando la tappa essenziale della preparazione del lapis, la coniunctio oppositorum, Jung intuisce il parallelismo esistente tra le modificazioni chimiche descritte dall’alchimia e la fenomenologia psichica del transfert, sostenendo che come nella combinazione chimica due elementi si uniscono a formare un composto diverso, così come nei rapporti umani l’incontro di individui diversi, se accompagnato da un forte coinvolgimento emozionale reciproco, li modifica entrambi. L’interpretazione puramente psicologica di queste immagini è stata messa in discussione da Telle (1980), poiché trascura che il poema Sole e Luna, da esse illustrato, è in relazione con testi di carattere tecnico-scientifico, che se ne servivano per spiegare dei processi naturali, e quindi la critica perché non coglie la peculiarità storica del poema e delle illustrazioni. A Jung va il merito ambiguo di avere rispolverato dall’oblio dei secoli i trattati alchemici, utilizzandoli però per appoggiare le sue teorie. Per lui l’opus consiste in una procedure puramente psicologica. La nigredo richiama la morte interiore, l’esperienza dei conflitti e del limite, cui segue il ripristino dell’unità psichica prima dispersa nelle proiezioni. Il soggetto sottostà ad una fase di lutto e depressione, la nigredo, cui segue una di insight e presa di coscienza dei propri limiti e vulnerabilità, dalla quale viene fuori operando il ritiro delle proiezioni, ovvero la comprensione e l’integrazione dei propri contenuti inconsci proiettati; dopo di che può rinascere psicologicamente grazie all’apporto dei contenuti dell’inconscio collettivo, che dinamizzano la facoltà immaginale del singolo mentre sono alla base delle produzioni immaginative collettive, tra le quali figura il simbolismo alchemico. Paradossalmente, Jung avrebbe potuto giungere ad una interpretazione più rispettosa dell’alchimia se avesse fatto ricorso ad un principio esplicativo cui è approdato nella maturità della sua opera, anche in conseguenza della frequentazione della letteratura alchemica: il principio di sincronicità. Secondo questo principio il nesso tra due eventi non è necessariamente di causa-effetto, ma può essere anche di concomitanza significativa. Due eventi possono cioè accadere simultaneamente, e necessariamente l’uno per l’altro, senza che sia uno a determinare l’altro, ma verificandosi una causalità bidirezionale o meglio circolare. Questo principio esplicativo è valido nella fisica subatomica, dove il principi di causalità è sospeso. La spiegazione della dedizione degli alchimisti alle complicate, apparentemente astruse, e certo costose e frustranti procedure alchemiche potrebbe essere che la produzione della perfezione dei metalli inducesse sincronicamente un perfezionamento dello stesso operatore.

androgino-leo-2.jpg L’Androgino L’Androgino trionfa sul dragone tricefalo mercuriale, sullo sfondo l’albero dei soli; il Leo Viridis, emblema del Mercurio, divora il Sole, Rosarium Philosophorum.

In una visione integrale dell’opus, tre sono le dimensioni dell’essere umano, corpo, anima e spirito, e corrispondentemente tre sono le accezioni in cui le istruzioni alchemiche possono essere recepite. Esiste un’alchimia materiale, o fisica, che riguarda dei tentativi spesso incerti e complicati, comunque materiali, di produrre l’oro. Vi è poi l’alchimia dell’anima, illustrata magistralmente da Jung, che però considera l’arte aurea esclusivamente un fenomeno psicologico dato dalla proiezione, sugli elementi materiali trattati, di contenuti psicologici, spesso scissi e quindi inconsci; essa vede l’essenza dell’opus come un lavoro di trasformazione terapeutica e di crescita psicologica, consistente nella presa di coscienza e nell’integrazione dei contenuti scissi e proiettati. Infine, l’alchimia spirituale, attinente al corpo bio-energetico, o corpo sottile, che consiste in un insieme di azioni spirituali alle quali l’alchimista dovrà scrupolosamente attenersi, e che riguardano la formazione e lo sviluppo del corpo spirituale. In essa può rientrare la ricerca della medicina aurea, o medicina catholica, o Elixir, o Aurum potabile, che applicato al corpo umano gli assicura salute e longevità, e comunque di quelle sostanze o preparati che agiscono sul corpo sottile, come quelle della farmacopea spagirica, l’arte dei semplici, essendo basate su principi tutt’affatto diversi da quelli della farmacologia tradizionale. L’interpretazione psicologica però rischia di far dimenticare la dimensione strettamente unitaria dell’opus. Alcuni esoteristi moderni hanno fatto l’opposto dell’operazione junghiana, riducendo l’Alchimia all’alchimia corporale, e applicando le procedure trasmutatorie ai prodotti biologici del corpo umano, in base alla sorprendente scoperta che in essi risiede l’enigmatica materia prima dell’opus. La parzialità delle due accezioni riduzioniste risalta mettendole accanto. Canseliet (1972), sottolinea che solo attraverso la pratica (il laboratorio) si può giungere alla vera conoscenza, cui lo studio o la devozione (l’oratorio) da soli non possono assurgere; ma il conseguimento finale è a un tempo la polvere di proiezione, l’Elixir e la perfezione interiore, così come la Pietra Filosofale è la posta della Grande Opera, ed essa è

“La Medicina Universale e non soltanto l’agente della trasmutazione dei metalli inferiori in argento e oro. Sa che essa dota l’Adepto (adeptus, che ha raggiunto o ottenuto) della vita eterna, della conoscenza infusa e delle ricchezze temporali, nel senso più assoluto di questi tre vocaboli e dei loro epiteti (p.45)

.uovo3.jpgIl Rebis androgino nei tre colori dell’Opera, con uno specchio e l’uovo, S. Trismosin, Splendor Solis,Londra,

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