Due ruscelli gerano la Pietra triangolare, che un fuoco nascosto sublima in vapore, e che influenze di segno opposto irradiano, e portano alal prefezione attraverso l’inversione degli elementi e la purificazione dei principi, Le Triophe Hermetique, Limojon de Saint-Didier, 1689, ed. Francoforte 1765.
Da sfere celesti s’addensa
nell’aria terrena rugiada
la forza di polvere immensa
con l’arte nell’uomo ricada
Che cosa resta all’Alchimia di fronte alle nuove e sempre sopravanzanti scoperte della chimica? Niente, se non un metodo spirituale, che consiste nell’inserimento delle procedure ermetiche in un contesto sacrale di corrispondenze micro-macrocosmiche. Nel ponderare la scelta del momento propizio per la sua impresa, l’alchimista si pone in un atteggiamento di ricettività verso quelle influenze cosmiche che popolano l’atmosfera. Fin dalla Tabula Smaragdina, la trasmutazione si attua attingendo dalle energie cosmiche dei livelli superiori dell’essere, fino a dire che “la sua forza o potenza [del Telesma] è intera se essa è convertita in terra”. Questa proprietà della prima materia, qui intesa sia come quintessenza che come prodotto della lavorazione dell’artifex, e quindi Pietra da portare a compimento, è il moto perpetuo che si rivela nell’apoftegma fac volatile fixum et fixum volatile. Il principio si esprime mirabilmente nel simbolismo della rugiada, quale si ritrova nelle tavole IV, IX e XII del Mutus Liber. La rugiada è l’immagine delle influenze planetarie e siderali, che raccogliendosi negli spazi interstellari e interplanetari e poi nell’atmosfera, precipitano poi sulla terra, dove possono venire condensate e distillate mettendo in moto la grande Opera. Sì che il segreto principale dell’opus è proprio nel mettersi in sintonia con i campi d’influenza dello spazio celeste, o, con le parole di Canseliet,
“Nello stabilire, in modo permanente, il contatto e al collaborazione con il sole, la luna, i pianeti, e le stelle” (1972b, p. 24).
Iride, messaggera degli dei, la rugiada, il pavone, il bianco e il rosso, Anonimo, XV sec., Roma
Lo stesso Canseliet spiega che il Mercurio, prodottosi dalla lavorazione della Pietra grezza, deve essere sottoposto all’azione del Sale, perché esso possa estrarre dai metalli lo Zolfo, che ne rappresenta l’essenza, ma non solo da essi:
“Purificando il mercurio dei filosofi, il sale ne accresce ed esalta il potere di magnetizzazione, in modo da colmarsi egli stesso dell’oro astrale che l’altro non smette di assorbire” (ibid., p. 120).
Il perfetto equilibrio tra Mercurio e Sale, che giungono a perfetta fusione, libera dal substrato metallico il suo Zolfo, o il suo spirito, che passa nel bagno di Mercurio soprastante in conseguenza della proprietà del dissolvente filosofico di attrarre a sé, come un magnete, tutto ciò che è spirituale. Zolfo e Mercurio dei filosofi non sono la polvere gialla e il metallo fluido volgari, così come il loro Sole e la loro Luna non sono i due astri del cielo, ma i principi spirituali che esprimono, e nutrendosi dei quali il Leone verde si rinvigorisce e si rincruda, diventando il Leone rosso. Si da il nome di aquile o colombe, alle operazioni di sublimazione con cui nella Pietra o Terra Filosofale viene incorporato lo spirito, e di abluzioni o purificazioni alle successive separazioni delle porzioni pure da quelle grossolane, eterogenee e combustibili, mediante i lavaggi, simboleggiati dal lavoro di donne (il bucato). Successivamente la cottura dell’amalgama è regolata e mantenuta costante, per un tempo anche di mesi, al di sotto della temperatura di ebollizione (il gioco di bambini). Alla superficie del composto compare un caleidoscopio multicolore di forme cangianti, numerose e in successione, che si mantengono per un tempo variabile, anche lungo, e per le quali è stata coniata l’immagine della cauda pavonis o di Iride, l’arcobaleno, messaggera degli dei.
Nelle operazioni alchemiche intervengono massicciamente le energie cosmiche: lo stato dell’atmosfera ad esempio condiziona i tempi della fusione al crogiolo, sì che la Pietra ad un certo stadio di lavorazione è come il Sacro Graal, uno smeraldo intagliato – dello stesso verde del Leone verde e del vitriolo filosofico – un vaso atto a raccogliere e unire il fluido proiettato simultaneamente dal Sole e dalla Luna. Ma queste energie cosmiche rimangono misteriose: la sostanza ignea, ad esempio, è un’emanazione continua di corpuscoli solari, secondo le parole di Saint-Didier riprese da Canseliet (ibid., p.157). L’opus si può compiere solo in un periodo molto circoscritto dell’anno, una settimana, a primavera, l’hebdomas hebdomadum, in cui, con le parole di Canseliet, “eccezionalmente il lavoro dell’uomo e della natura si incontrano” (ibid., p.171).

La rugiada, fatta vibrare dal Toro e saturata dal nitrico spirito celeste, viene travasata e poi trangugiata dal Mercurio Filosofico, tavola XII del Mutus Liber, La Rochelle 1677.


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