14. 9 – Revisione del problema delle corrispondenze: Alchimia, Spagiria, Omeopatia

Il micro-macrocosmo alchemico, il filosofo-giardiniere, il monte dei pianeti-metalli, Janitor Pansophus, in Musaeum Hermeticum, Francoforte, 1749


La Tabula Smaragdina inizia così:
Verum, sine mendatio, certum  et verissimum:
Quod est inferius est sicut quod est superius,
et quod est superius est sicut quod est inferius,
ad perpetranda miracula rei unius.
Et sicut res omnes fuerunt ab uno, meditatione unius,
sic omnes res natae ab hac una re, adaptatione (Khunrath, 1609)

E’ vero, senza menzogna, certo e verissimo:
ciò che è in basso è come ciò che è in alto,
e ciò che è in alto è come ciò che è in basso,
per compiere i miracoli della cosa una.
E come tutte le cose furono dall’uno, dalla meditazione dell’uno,
così tutte le cose sono nate da quest’unica cosa, per adattamento.


Questo poche righe sono il fondamento della visione dell’unus mundus e di tutte le discipline esoteriche che si sono costruite su di esso. Ci parlano di un universo emanazionista, che origina a cascata dall’Uno, attraverso le sue manifestazioni e determinazioni nel molteplice. Il mondo nasce dall’autoincubazione del Dio, dall’atto meditativo di ritiro in se stesso, che nell’Induismo ha il nome di tapas. Ma forse nessuno ha espresso meglio questo processo del grande cabalista ebreo del sedicesimo secolo Izchak Luria, che nel suo sistema designa l’inizio della creazione del mondo col nome di zimzum, che vuol dire ritiro, contrazione. L’Infinito, En Sof, dalla condizione di perfezione e completezza originaria in cui nulla esiste al di fuori di lui, si ritira, si concentra, si contrae, si limita, si chiude nella propria profondità oscura, si esilia da se stesso, rinunciando a una parte della propria estensione. In questo spazio deserto da sé lascia però un residuo, delle particelle di luce divina, il reshimu. Attraverso la violenta concentrazione in se stesso  En Sof ha voluto conoscersi più profondamente, perché limitandosi e individuandosi può toccarsi, esperirsi, riflettersi più che non quando era totalmente esteso nello spazio infinito. Nel suo dispiegarsi dalle sue intangibili profondità Dio dà origine all’universo. Quella che all’inizio è una fuga da se stesso è però anche un atto d’amore verso il creato, perché col suo autoripiegamento Dio lo pone in essere in quanto distinto da sé. Ma il creato non è estraneo a Dio, perché è una proiezione della sostanza divina, una estensione della stessa. La quale procede nella scala della creazione dalla perfezione originaria alle manifestazioni del molteplice sempre più distanti e sempre più imperfette; che tuttavia, per quanto lontane possano essere dalla completezza e dalla perfezione dell’Uno, continuano a portare in sé ognuna una goccia della luce origianaria. E questa goccia di luce dispersa nell’infinito della creazione deve certo misurarsi, confrontarsi, adattarsi alla materia, con tutta la sua inerzia, opacità, resistenza, ma aspira sempre e comunque a tornare all’Uno e alla perfezione originaria.
Tale concezione impronta le pratiche correlate alla visione del mondo unitaria ed emanazionistica che abbiammo fin qui visto dispiegarsi in varie religioni e filosofie. Da un punto di vista operativo essa è alla base dell’opera alchemica, e da qui si riflette anche sulla farmacopea olistica, della quale gli esempi più significativi sono le ricette erboristiche di Ildegarda di Bingen, la Spagiria di Paracelso e l’Omeopatia di Hahnemann. In questi autori la natura è considerata come la detentrice dei rimedi per la salute e la piena conoscenza dell’uomo: di essa però bisogna saper apprendere il linguaggio, ovvero saper interpretare i segni e i codici (signaturae) con i quali si esprime. In Ildegarda di Bingen, la malattia è il risultato della separazione dall’Unità, ovvero del fatto che l’anima cessa di governare il corpo e di coabitare in esso armonicamente. Le sue intuizioni sono in sintonia con quanto sostiene oggi la medicina psicosomatica: è la rabbia, sono i processi mentali negativi che fanno ammalare il corpo, e che bisogna neutralizzare con rimedi che ripristinino l’armonia preesistente al dissidio interno.

L’Anima Mundi mediatrice tra il Tetragrammaton che si libra sul mondo manifesto e la natura madre di tutte le cose, Janitor Pansophus, in Musaeum Hermeticum, Francoforte, 1749

Per Paracelso l’Archeus, la forza universale, è quell’energia insita in tutti gli organismi che è necessaria per mantenerli in buona salute, e sulla quale agiscono per rafforzarla o indebolirla tutta una serie di principi che si trovano in natura, e di cui bisogna conoscere le proprietà per saperle bene applicare. Infatti una sostanza è tossica o benefica in base alla dose con cui viene somministrata. All’interno dell’unità di microcosmo e macroscosmo egli utilizza il principio dei similia similibus curantur, del simile che cura il simile, che in base al sistema delle corripondenze planetario-metallurgiche diviene “l’astro sarà guarito dall’astro”. Professa la dottrina tetraumorale ippocratica, a cui aggiunge nuovi orientamenti in apparenza contradditori, come l’importanza della componente ereditaria nella malattia e l’influenza dei corpi celesti nella formazione del carattere e della costituzione. Alla dottrina dei quattro elementi (Terra, Acqua, Aria e Fuoco) aggiunge, riprendendola dall’Alchimia, la dottrinae dei tre principi (Zolfo, Mercurio e Sale) che però non sono intesi sotto l’aspetto fisico, ma sotto quello vitale ed energetico.
Hahnemann combatte polemicamente Paracelso, onde evitare che il suo pensiero possa essere sovrapposto a quello del medico svizzero e che la sua opera possa essere tacciata di oscurantismo, accusa frequente e infamante in un periodo di imperante razionalismo illuminista. In particolare tiene a che la dottrina delle signaturae del medico svizzero non sia confusa con la sua dottrina dei simili, ed enuncia questa al congiuntivo, similia similibus curentur, per indicare un’esortazione, l’applicazione auspicabile di un principio; del resto non fa mai menzione dell’Alchimia, pur professando una dottrina vitalistica.
La parola Spagiria, coniata da Paracelso, può avere molteplici etimologie: i verbi greci spao, dividere, estrarre, tirar fuori  e agheiro, unificare, congiungere, quindi qualcosa che rimanda al solve et coagula; oppure geras, dono divino, simile a geros, vecchio, antico, quindi tirar fuori il dono divino, o tirar fuori l’archetipo. Nella Spagiria infatti non si vuole estrarre alcunché di materiale dalla pianta ma ciò che vi è in essa di divino, o meglio di archetipico, il principio sostanziale, l’individuo psichico che agisce e opera in essa. Ciò a cui mira il processo spagirico è la separazione dalla forma materiale della pianta di ciò che Paracelso definisce Archeus, quindi non un principio attivo ma la forza vitale della pianta, in un certo senso la sua anima, l’individuo di natura che sta dietro la manifestazione fisica e che conduce alla manifestazione stessa. Ne L’oro del millesimo mattino Armand Barbault, un alchimisto moderno, racconta l’esperienza sua e della sua compagna nell’essere riusciti a preparare la medicina catholica o elixir o farmaco universale, un’essenza estratta dalla vita vegetale, che qualificano come oro vegetale o vegetalizzato, di cui documentano le proprietà curative, e che ha richiesto un paziente e indefesso lavoro durato tre anni, in costante sintonia con le forze della natura (1969).
Ora, nella dottrina di Paracelso e nella visione dell’unus mundus in generale vale il principio di corrispondenza, ovvero il fatto che gli attributi formali essenziali sono conferiti agli organismi viventi (comprendendo anche i metalli tra lo forme di vita, seppur di una vita con caratteri propri) dalle emanazioni dei corpi celesti. Che l’universo sia pieno di radiazioni elettromagnetiche provenienti dalle più svariate fonti è un dato incontrovertibile; è tuttavia indimostrabile scientificamente che esse agiscono nel senso voluto dalla concezione dell’unus mundus e dall’apoftegma “Così in alto come in basso”. La scienza moderna è in questo senso categorica, come dalla citazione di Margherita Hack:
Qualcuno impara a fare gli oroscopi e fa l’astrologo per divertimento, talvolta credendoci davvero, ma con completa incompetenza scientifica: se fosse a conoscenza di come sono fatte le stelle, di quanta luce e di quante particelle ci arrivano da esse, qual è l’intensità dei loro campi magnetici e quale l’attrazione gravitazionale che un pianeta esercita sulla Terra, capirebbe che l’influenza che una stella o un pianeta può avere sulla vita umana è praticamente zero. Per fare un esempio, è come se pensassimo che, riempiendo un bicchier d’acqua e versandolo nel Pacifico, il livello del Mare Adriatico si possa innalzare in modo apprezzabile. L’astrologia è pura fantasia, un retaggio di antiche credenze, quando non si sapeva niente delle stelle, della loro distanza e composizione chimica, di che cosa le differenzi dai pianeti (2002, p.6).

Samuel Hahnemann (Meissen 1755-Parigi 1843)

La condanna è dunque inappellabile per l’astrologia, le cui previsioni secondo il papa sono inaffidabili quanto quelle degli economisti – e ci potremmo chiedere se l’intento è più polemico verso gli economisti o verso gli astrologi –  e pare delineare una totale incompatibilità tra visione scientifica e visione tradizionale, che è il contrario di quanto finora ci siamo sforzati di sostenere. Ed è una replica solo parziale e insufficiente l’affermare che, a fronte dei continui mutamenti della volta celeste rispetto a quando furono delineate le costellazioni del sistema astrologico, l’astrologia è un’arte congetturale volta non alla previsione del futuro ma alle inclinazioni dell’individuo colte analizzando il tema di nascita; e l’altra, fatta propria già da Tolomeo che intendeva con essa dare una risposta al problema posto dalla precessione degli equinozi, che i segni zodiacali sono solo entità astratte che esprimono un modello matematico, segnando le dodici porzioni di cielo in cui si divide il cerchio dell’eclittica, cioè del percorso del Sole, e quindi le proprietà di dette porzioni più che di fantastiche entità. Le frazioni di cielo hanno caratteristiche diverse a seconda del ciclo delle stagioni, e pertanto le forze ad esse correlate esercitano influenze di tipo differente, come è del resto evidente dalle svariate manifestazioni della natura lungo l’arco del tempo. Rispetto a questo, chiamare una fetta di cielo Ariete o Pesci è indifferente; ma del resto la scienza ufficiale non ne fa una questione di nome, ma del fatto che questa superficie celeste possa avere un’influenza sugli organismi viventi.
La legge delle segnature è un modo per interpretare le relazioni tra il microcosmo  e il macrocosmo. Chelidonium majus ad esempio è una pianta velenosa, ma il colore giallo dei suoi fiori e il succo che emana il gambo richiamano il giallo della bile fresca e questo è sufficiente a Paracelso per collegare la celidonia al fegato. Tuttavia oggi abbiamo un metodo più rigoroso per stabilire delle connessioni tra i regni della natura. A parte il regno minerale, il criterio organizzativo, descrittivo  tassonomico nei due regni animale e vegetale è dato dal principio dell’evoluzione della specie tramite la selezione naturale ad opera dell’ambiente. L’infinita varietà e differenziazione tra le specie viventi è frutto dell’adattamento agli ecosistemi finalizzato alla sopravvivenza dell’individuo e con esso della specie. La rispondenza tra gli animali e l’uomo è facile ad evidenziarsi, perché essendo l’uomo il prodotto di una selezione naturale, si ritrovano in lui le stesse strutture che l’evoluzione ha mantenuto durante i passaggi evolutivi nelle altre specie viventi perché funzionali all’adattamento e alla sopravvivenza. Questo principio l’abbiamo visto essere in opera per i sistemi operativi emozionali, che sono comportamenti asserviti ai bisogni conservati dall’evoluzione in quanto hanno un valore adattativo in situazioni ambientali ricorrenti. Per questo la rabbia, la paura, la ricerca, il desiderio sessuale e la cura della prole, l’attaccamento, il gioco e il senso di sé sono archetipi, esperienze e comportamenti fondamentali e ricorrenti la cui iscrizione nel patromonio genetico nell’umanità e nelle specie superiori è spiegabile in termini di cambiamento evolutivo.
E per le piante? I vegetali hanno emozioni, ma una pianta non potrà mai esprimercele, come ce le esprime col suo comportamento un animale. Tuttavia qualcosa si può dire anche per esse. Innanzitutto nelle piante la distribuzione dei principi archetipici ha una disposizione inversa a quella dell’organismo umano. La pianta e l’uomo stanno in rapporto di reciproca inversione, come si può vedere dalla tavola delle corrispondenze. I fiori i frutti e i semi corrispondono agli organi genitali umani, cioè all’archetipo Luna, mentre la radice profonda corrisponde all’epifisi e a Saturno. Una tintura vegetale avrà un effetto diverso se è fatta con la radice o con i semi, e bisognerà scegliere la parte della pianta in base al sistema che si vuole riequilibrare. Poi bisognerà considerare le proprietà individuali delle piante.
Il ragionamento analogico per Heinemann si riassume nel similia similibus curentur: bisogna imitare la natura che per guarire da una affezione cronica provoca una nuova malattia, artificiale e di minore intensità, più simile possibile alla malattia naturale. Il miglior rimedio analogico sarà quello che agirà di più nel senso della reazione propria dell’organismo, cioè quello i cui segni patogenetici si avvicinano di più ai sintomi osservati nel malato. In omeopatia, solo il farmaco che abbia la proprietà di provocare uno stato simile alla malattia nell’individuo sano andrà somministrato al malato; all’inizio si produrrà un aggravamento della malattia, ossia un’azione contraria a quella del medicamento, la cui azione farmacologica sarà più forte dell’azione patogena naturale. Il rimedio omeopatico innesca una reazione della forza vitale ad una malattia artificiale. La nuova malattia sarà contrastata dall’organismo che guarirà anche della vecchia. Il rimedio spagirico invece apporta energia fisiologica naturale.

L’Intelletto ai piedi della scala della creazione che attraverso i regni minerale, vegetale, animale giunge fino a Dio dove Sophia ha costruito la sua dimora, De nova logica, Pseudo-Lullo, 1512

I tre principi Zolfo, Mercurio e Sale propongono una concezione tripartita dell’essere umano, composto delle facoltà mentali (lo Zolfo), del principio vitale di animazione o fluido elettromagnetico (il Mercurio) e del corpo (il Sale). L’omeopatia agisce sul piano mercuriale, del fluido vitale elettromagnetico, perché le diluizioni sono così elevate che non si ritrovano tracce del medicamento in quantità tali da agire sul piano fisico. La spinta farmacodinamica avviene su un solo piano che è quello bio-energetico. Essa si manifesta inizialmente con un aggravamento delle condizioni del paziente perché per agire deve produrre una malattia artificiale. Invece i preparati spagirici agiscono sui tre piani contemporaneamente. Sul piano fisico sono in quantità sufficienti da provocare un’azione farmaco-dinamica. Su quello mentale, se il paziente comincerà a cambiare i suoi schemi mentali vuol dire che il farmaco è giusto e sta agendo. Su quello bio-energetico il rimedio non provoca aggravamento, ma apporta energia fisiologica naturale. Il rimedio è completo in tutte le sue parti, agisce in tutti i suoi “valori”, che sono presenti nell’odore, nel sapore, nella consistenza tattile, nel colore, nelle manifestazioni sensibili e soprasensibili (anche nel suono, inteso come frequenza vibratoria). Attraverso queste qualità il rimedio spagirico agisce sulla mente totale dell’individuo, investendo l’inconscio prima ancora che la coscienza, poiché l’inconscio percepisce l’informazione che esso apporta in maniera più immediata della coscienza.
Pertanto si può ipotizzare che quando gli antichi autori si riferivano ai pianeti o ai metalli intendevano le forze archetipali che per analogia sono espresse dalle divinità mitologiche che davano il nome ai pianeti e ai metalli, ma che in realtà sono principi organizzatori dell’esperienza e del comportamento che si ritrovano a livelli differenti dell’evoluzione biologica. Questo criterio differenziatore e organizzatore si estende attraverso la pratica alchemico-spagirica anche alle piante, perché è ad esempio possibile dare la segnatura alle piante guardando il colore dei loro sali solubili. Si può inoltre analizzare questi sali con il metodo spettroscopico, vedere quali sono le componenti metalliche prevalenti e da questo dedurne una segnatura per quanto riguarda la funzione. In conclusione si può arrivare ad una tavola delle corrispondenza basandosi non più su principi meramente intuitivi e analogici. Per fare ciò bisogna tuttavia stabilire dei riferimenti nelle forze motivazionali essenziali che organizzano il comportamento. Si vuole così precisare meglio la forza sottile o archetipo che sottintende i fenomeni. E’ il vecchio principio della “scienza della Bilancia” di Jabir o Geber, che vuole risalire dallo zahir, l’apparente, al batin, il nascosto, perché questa è la via del ta’wil, del ritorno: occultare l’apparente, manifestare l’occulto. Il fine della scienza della Bilancia è scoprire in ogni corpo il rapporto che esiste tra il manifesto e l’occulto, vedere in che misura l’Anima del mondo se ne è appropriata, e quindi l’intensità del desiderio provato dall’Anima del mondo entrando nella materia. E’ la trasmutazione del principio essenziale che ritorna a sè che condizionerà la trasmutazione dei corpi, e la scienza della Bilancia l’aiuta nel misurare il desiderio provato dall’anima per gli elementi archetipali.
Pertanto nel riportare i principi archetipi a delle determinanti neurofisiologiche non si vuole fare una operazione di demitizzazione ma al contrario individuare il rationale su cui poggia l’azione dei rimedi basati su detti principi.

Pianeta Metallo Sistema operativo-emozionale Organo, apparato e malattie Parte della pianta Vizio Virtù
Saturno Piombo Paura (fear) Milza, sistema scheletrico, cachessia Radice profonda Avarizia Fortezza
Giove Stagno Gioco (play) Fegato, pletora Radice media Invidia Speranza
Marte Ferro Rabbia (rage) Colecisti, infiammazioni, lesioni Bulbo e prima radice Ira Giustizia
Sole Oro SELF (SE’) Cuore, sangue, circolazione Colletto e corteccia interna Superbia Fede
Venere Rame Desiderio sessuale (lust) Ghiandole, cute, infezioni Fusto e corteccia Lussuria Temperanza
Mercurio Mercurio Ricerca (seeking) Sistema nervoso Foglie Gola (avidità) Prudenza
Luna Argento Dolore (pain) Sistema linfatico, apparato digerente, ciclo mestruale Fiori, frutti e semi Accidia Carità

Dante e il suo poema, Domenico di Michelino, affresco (1465), Cattedrale di S. maria del Fiore, Firenze

PDF Download    Send article as PDF to

§ Leave a Reply

You must be logged in to post a comment.