15 – Meditazioni sulla via dell’Assoluto: principi, elementi, metalli e pianeti come strumenti per l’autoconoscenza

L’alchimista bendato, il coniglio che lo guida, la montagna dei pianeti, S. Michelspacher, Cabala, Speculum Artis & Naturae, Augusta, 1616

Diamo inizio alla seconda parte della nostra ascesa verso il cielo del perfezionamento interiore, con l’inquadramento delle strutture psichiche la cui padronanza e integrazione è l’essenza di ogni lavoro interno. Alla luce delle recenti acquisizioni delle neuroscienze e dell’etologia sui sistemi operativi emozionali, il simbolismo planetario-metallurgico e la mitologia cessano di essere solo un vecchio armamentario, una memoria storica che ci serve a ricordarci chi siamo e da dove veniamo, a non perdere il nostro passato e la nostra tradizione, e a non ridurre l’universo a una serie di fenomeni quantificabili e misurabili. Essi servono altresì a dare un fondamento oggettivo al lavoro su se stessi. L’auto-osservazione è il cardine della via di perfezionamento interiore, che oggi siamo abituati a considerare legata alla pratica psicoterapeutica, ma una volta era appannaggio della tecniche iniziatiche, siano esse rivolte a fini magico-teurgici che mistico-unitivi. Nelle pratiche magico-teurgiche perché altrimenti, se non si è adeguatamente purificato delle sue parti oscure, l’adepto può trasporle nell’opera magica, maneggiando con fini egoistici e impuri entità sconosciute e pericolose, richiamando potenze affini ai suoi lati d’ombra, e inevitabilmente compiendo quello che la sua parte tenebrosa e incontrollata gli dice di fare. Nelle pratiche mistico-unitive perché le forze inquietanti che albergano all’interno della psiche non sono spregevoli, ma il substrato di partenza del processo di ascesa, e come tali vanno depurate, sublimate ed elevate ai livelli superiori dell’essere. Bisogna entrare in sintonia con gli strati più profondi di sé, diventare capaci di cogliere i moti riposti della propria anima, cominciando dagli aspetti che meno ci piacciono e ci aggradano. Solo attraverso una serie di osservazioni ripetute si è in condizione di cogliere i decorsi e i ricorsi temporali della vita mentale, perché l’osservazione di sé non è una cosa che si fa una volta per tutte, ma un atteggiamento permanente, una funzione longitudinale della mente.
Il settenario dei vizi e delle virtù, dei pianeti e dei metalli diviene la chiave di volta del lavoro su se stessi quando lo si combina al sistema dei quattro o meglio dei cinque elementi. Si rimanda per gli elementi al paragrafo 13.3.1. Nel nostro lavoro interno dobbiamo distinguere le funzioni psicologiche (elementi) dai sistemi motivazionali (metalli). Una fonte di confusione può essere data dal fatto che i sistemi motivazionali (pianeti) sono apparentemente differenziazioni di una delle funzioni psicologiche, la motivazione (fuoco). Ovvero all’interno della funzione psicologica motivazione (l’elemento fuoco ) ci sono le singole motivazioni (i pianeti-metalli). L’elemento fuoco è la funzione psicologica che non venne contemplata da Jung perché altrimenti egli avrebbe dovuto includere al suo interno tutto il sistema degli archetipi e degli istinti, e sarebbe stata la parte che comprendeva il tutto, una specie di ologramma. In realtà all’interno dell’elemento (funzione psicologica) fuoco (motivazione) ciascun pianeta-metallo corrisponde ad un sistema operativo-emozionale, ovvero a una motivazione, a un istinto, a un bisogno di base. Panksepp distingue la motivazione dall’emozione in quanto nella motivazione “un bisogno corporeo è servito da un comportamento” (1997, p.228).
Senonchè i vari sistemi motivazionali sono principi organizzatori che si declinano anche secondo le altre funzioni psicologiche. Gli elementi, terra, acqua, fuoco, aria ed etere corrispondono alle funzioni psicologiche sensazione, emozione, motivazione, pensiero e intuizione. Bisogna considerare ciascun sistema operativo-emozionale anche in rapporto con le altre funzioni psicologiche, oltre che con la motivazione. Infatti ciascun principio organizzatore del comportamento si esprime altresì nella sfera della sensazione, dell’emozione e del pensiero, ovvero produce in prima istanza dei comportamenti istintivi (motivazioni), ma anche delle sensazioni, delle emozioni, dei pensieri, e infine a un grado più integrato di funzionamento delle mente delle intuizioni. L’intuizione infatti è la comprensione globale di un oggetto, includente anche elementi inconsci, che deriva da un funzionamento integrato della mente.

L’albero dei metalli, frontespizio di Gloria Mundi, Francoforte, 1749

Così i sette metalli e i quattro elementi possono costituire uno schema per l’autoosservazione. Se ad esempio un rivale mi vuole spodestare da un incarico che ritengo mi spetti di diritto, potrò vedere che il sistema della rabbia a livello di motivazione (Marte in Fuoco) mi spinge a comportamenti aggressivi; ma avrò anche oscure sensazioni di paura (Saturno in Terra) per le possibili rappresaglie; farò piani strategici, ovverò cercherò soluzioni a livello intellettuale (Mercurio in Aria); potrò sentirmi abbandonato da colleghi ed amici non leali (Luna in Acqua). Se rimpiango un vecchio amore, potrò avvertire la spinta del desiderio sessuale (Venere in Fuoco), rinforzato da un nuovo senso di sé, dopo la fase passata ad elaborare il lutto (Sole in Terra); ma anche abbandonarmi a fantasie di rimpianto (Luna in Aria) ed emozioni negative di rabbia (Marte in Acqua). L’importante è poter avere una mente “concentrata”, i cui centri funzionali si muovano cioè all’unisono, in una stessa direzione; l’osservazione ci mostrerà ad esempio quanto sia dispersivo le diverse parti di sé siano in conflitto, elidendosi reciprocamente e conducendo a una situazione di stallo e di stasi. Nel primo caso motivazione e pensiero si muovono verso un fattivo impegno per trasformare le cose, mentre emozione e sensazione spingono  ad un atteggiamento regressivo di ritiro; nel secondo la spinta verso il superamento del passato e la ricerca di nuove esperienze (motivazione e sensazione) è trattenuta e imbrigliata da pensieri nostalgici e rancore.
Il processo di auto-osservazione va condotto in maniera sincronica, ovvero isolando degli istanti temporali nei quali si fa l’agguato a se se stessi, nel senso che si cerca di sorprendere il nostro funzionamento mentale; e in maniera diacronica, vale a dire nel tempo, mettendo l’uno accanto all’altro questi istanti in un continuum. Il dhikr  nel Sufismo è il ricordo, che è ricordo di Dio ma anche ricordo di sé, e si attua quando il praticante all’improvviso si astrae dalle sue occupazioni ordinarie per osservare lo stato della sua mente e come in quel momento essa si colloca all’interno della griglia delle molteplici componenti. Gurdjieff riprende questo metodo nell’esercizio dello stop (1980), l’arresto improvviso del praticante nel momento del comando, qualunque cosa egli stia facendo, fermando ad un tempo il corso dei pensieri e l’attività motoria. Egli deve concentrare l’attenzione sui muscoli del corpo e sulle sensazioni che gli vengono dall’interno di esso, dirigendola da una parte all’altra. In tal modo l’osservazione estemporanea può cogliere il funzionamento inconsapevole e automatico, le abitudini inconsce la cui stratificazione costituisce il carattere, gli atteggiamenti, le posture e i sistemi di tensione, le espressioni, i motivi ricorrenti disfunzionali, le qualità buone come quelle cattive.
Nell’autoosservazione, ogni fenomeno fisico e mentale va assegnato ad una motivazione e ad una funzione, a un pianeta e a un elemento. Così si ricaveranno quelli che Bardon (1971) chiama i due specchi psichici astrali, uno bianco conle qualità buone e uno nero con le qualità cattive. La loro individuazione è assolutamente necessaria per prendere possesso della prima materia, della base da cui partire per il nostro perfezionamento interiore. Paracelso diceva che l’Alchimia è “l’arte che porta alla perfezione tutte le cose che la Natura di per se stessa non riesce a portare alla perfezione” (citato in Pancaldi, 2003, p. 13). L’apoftegma alchemico solve et coagula può essere trasposto nel lavoro interno a quell’intento di autoconoscenza che diviene conoscenza del reale, come nel frontone del tempio di Delfi “Conosci te stesso, e allora conoscerai gli Dei e tutto l’Universo”. Del resto l’opera alchemica richiede una stretta corrispondenza tra il substrato e lo stato interno dell’operatore. Quest’ultimo non può esimersi dal lavorare su di sé mentre lavora sulla prima materia, perché la prima materia è lui stesso. E’ lui il lapis vile e disprezzabile, comune e presente agli occhi di tutti, scartato dagli insipienti e dai presuntuosi.
Il solve presuppone la discriminazione e la separazione. L’essere umano ha in sé i tre principi, il corpo (Sal), l’anima (Sulphur), e lo spirito (Mercurius) o principio bio-energetico, il fattore più enigmatico, controverso, talora confusivo per le sue molteplici accezioni: tramite tra la psiche e il corpo (e allora è il corpo eterico) ma anche ulteriore differenziazione in senso sottile di ciò che a livelli inferiori è materia psichica e a livelli superiori diviene ponte verso il divino (il corpo astrale, mentale, causale). Da essi si costituiscono i quattro (o cinque secondo le tradizioni) elementi, terra, acqua, fuoco, aria (etere), ovvero le quattro (cinque) funzioni psicologiche, sensazione, emozione, motivazione, pensiero, intuizione. Poi ci sono i sette metalli, che corrispondono ai sette organi psichici nel microcosmo, o nel linguaggio delle neuroscienze ai sette sistemi operativo-emozionali.
Bisogna prima sciogliere il groviglio dei nostri processi mentali e dei nostri comportamenti nei suoi costituenti di base per poter passare alla fase successiva, il coagula, ovvero la reintegrazione dell’uomo perfetto, dell’uomo-dio, in un funzionamento consapevole e volontario. Con questo nessuno sulla terra e perfetto, né lo sarà mai, ma l’uomo-dio è in grado di conoscere come funzionano i suoi meccanismi psichici e le sue affezioni, e se non di mutare i propri istinti, almeno di modularli, indirizzarli, temperarli, compensarli, padroneggiarli in qualche modo, se non infine controllarli ed assumerli nel funzionamento della sua mente totale; è in grado insomma di scegliere il proprio destino, se non può cambiarlo.

Il Mercurio alato che acquista i poteri dei principi opposti, e ne realizza l’unità, Famae alchymiae, Lipsia, 1717

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