5.2 – La funzione dell’iniziazione nel cammino dell’unificazione con Dio

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Santi musulmani in giardino, miniatura, periodo 1675-1725

Di santi e maestri catena

il mistico al vero conduce

sapere segreto lo mena

si specchia nel volto di luce

Ma questa concezione non sfocia nel panteismo. Dio è un’entità autonoma, me personale, non una sottile materia disciolta in tutto il cosmo. Esiste una gerarchia cosmica che attraverso l’evoluzione porta gli esseri dalla materia inanimata fino all’uomo. L’uomo, a sua volta, può avere accesso alla divinità attraverso delle figure di intermediari, che sono i Santi e i Profeti, perché Dio non può farsi sentire che per bocca dell’”Uomo di Dio”. Anche il negativo va accettato in un cammino mistico di ricerca del divino, perché, secondo la metafora di Rumi, Dio è un Dio artista, per il quale il brutto e il male sono strumento per costruzioni misteriose valide su piani superiori o futuri dello spirito. Come puntualizza Nasr (1972), la Shari’ah, la legge divina, è destinata a tutti i musulmani, anzi, per il suo significato universale, a tutti gli uomini, mentre la Tariqah, il sentiero spirituale, è destinata a coloro che cercano Dio hic et nunc, essendo il mezzo attraverso il quale l’uomo può tornare alla sorgente della rivelazione e divenire compagno e successore del Profeta e dei santi. La funzione del maestro spirituale, lo shaykh, il pir (vecchio), o murad (guida), è di rendere attuabili la rinascita e la trasformazione spirituali. Essendo egli congiunto, tramite la catena di trasmissione iniziatica, al Profeta e alla funzione iniziatica (waliyah) inerente alla trasmissione iniziatica, il maestro sufi è in grado di liberare il discepolo dagli angusti limiti del mondo materiale e di guidarlo verso lo sconfinato spazio luminoso della vita spirituale. Lungo il suo cammino, l’adepto sperimenta una serie di stati e stazioni spirituali. Nasr distingue tra questi due termini, il primo (hal) riferendosi a una condizione transitoria ed effimera, che può essere appannaggio anche di un’anima di livello basso, in quanto è un dono di Dio, che però deve essere consolidato, in quanto l’atto di generosità divina che per un momento trasporta l’anima al di là dei suoi confini abituali da solo non basta; il secondo (maqam, posizione) invece è una condizione stabile e permanente, che richiede una paziente acquisizione attraverso lo sforzo ascetico.

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Mendicanti dervisci, scuola indiana, 1810-20, Royal Asiatic Society, Londra

Il cammino per raggiungere Dio, la ricerca della Verità (al-haqq), si accompagna al conseguimento di alcune virtù, poiché “la Verità, quando appare a livello di volontà, diventa virtù, ed è quindi veracità e sincerità” (Schuon, 1953, p. 172). Vi è un processo circolare tra verità e virtù, in quanto “Le verità ci fanno intendere le virtù e riconoscerne tutta la pienezza cosmica e l’efficacia spirituale. Quanto alle virtù, esse ci conducono alle verità e le trasformano per noi in realtà concrete, visibili e viventi” (ibid., p. 171). La trattazione degli stati e delle stazioni spirituali che il mistico sperimenta nella sua tariqah è inseparabile da quella delle virtù (maqamat), che non sono semplici atti morali, bensì condizioni connessi al rapporto col divino. Quando l’anima raggiunge una condizione come la pazienza, o la fiducia in Dio, non solo possiede accidentalmente tale virtù, ma la sua propria sostanza ne è a tal punto trasformata che in quello stato della Via diviene in un certo senso quella virtù. Tale dimensione ontologica della virtù rende la loro trattazione inseparabile da quella degli stati e stazioni spirituali. Anche se il cammino dell’anima verso Dio include troppi elementi imponderabili perché li si possa ridurre a uno schema fisso, delle descrizioni sono stati tentate, almeno in guisa di supporti per gli sforzi del ricercatore. Come in una partita a scacchi, l’inizio e la fine sono codificati, mentre è ben più difficile individuare le mosse intermedie: si va da sette maqamat, accompagnate ai sette profeti (il pentimento, l’astensione, l’ascesi, la povertà, la pazienza, la fiducia, la soddisfazione), a venti stazioni, fino ad arrivare a cento.

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Mistica conversazione tra sufi, scuola indaian XVII sec., S. Pietroburgo

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