16 – Il sistema operativo-emozionale della paura (fear)

Edvard Munch, L’urlo, 1893, olio, tempera e pastello su tela, 91 x 73,5 cm., Nasjonalgalleriet, Oslo


Sebbene possa sembrare che la paura è un fenomeno condizionato, essendo l’anticipazione di un evento già sperimentato come pericoloso, il potenziale per la paura è una funzione che si trasmette ereditariamente nel sistema nervoso. Infatti, la capacità di anticipare e percepire il pericolo ha un tale valore adattativo che l’evoluzione non poteva lasciarla all’aleatorietà dell’apprendimento individuale.  Per quanto l’apprendimento sia per gli organismi essenziale nell’utilizzo dei loro sistemi della paura nel mondo reale, esso non crea la paura semplicemente mescolando una serie di eventi e situazioni esterne. L’evoluzione ha prodotto diversi sistemi neurali coerentemente organizzati atti a coordinare ed organizzare cambiamenti percettivi, comportamentali e fisiologici che promuovono la sopravvivenza di fronte al pericolo. L’esperienza emozionale della paura sorge da una congiunzione di processi neurali che spingono gli animali a nascondersi o a immobilizzarsi se il pericolo è distante o inevitabile, o a fuggire se è vicino ma può essere evitato. Per comprendere l’esperienza della paura nell’uomo bisogna studiare i sistemi neurali trasmessi geneticamente che mediano gli omologhi stati di paura negli altri mammiferi. Le ricerche sugli organismi per così dire “inferiori” rispetto all’uomo indicano che la capacità di sperimentare la paura, al pari dei modelli di allarme vegetativi e comportamentali tipici di essa, sorgono da un circuito della paura che si estende dall’amigdala al grigio periacqueduttale (PAG) del mesencefalo. Comportamenti di paura possono essere stimolati attivando artificialmente questi circuiti, e si possono sviluppare paure condizionate accoppiando stimoli neutri con stimoli incondizionati, come lo shock elettrico, che eccitano questo sistema emozionale. Pertanto le paure condizionate emergono da stimoli neutri che guadagnano l’accesso al sistema della paura attraverso l’apprendimento.
La paura è la reazione dell’organismo quando qualcosa minaccia la continuità della sua esistenza; il suo derivato quando lo stimolo scatenante è interiorizzato è l’ansia. Pertanto la paura è uno stato cerebrale  che si organizza come risposta a situazioni di minaccia all’integrità e sicurezza del Sé psico-fisico, e consiste in forme specifiche di arousal autonomico e comportamentale, e in rappresentazioni mentali ad esse collegate. L’insieme di questi effetti costituisce il corteo fisio-psico-comportamentale della paura e dell’ansia. Nell’animale, l’attivazione del sistema a bassi livelli d’intensità produce la risposta di immobilizzazione (freezing) o finta morte, ad alti livelli la reazione di fuga.
La paura è la risposta ad un pericolo per la propria individualità organismica e all’inadeguatezza degli sforzi adattativi per preservarla, e quindi ad una minaccia all’integrità del Sé. Il sistema operativo emozionale psico-comportamentale della paura nasce come risposta a stimoli sia innati che appresi. L’evoluzione ha creato dei sistemi neurali coerenti che orchestrano e coordinano i cambiamenti percettivi, comportamentali e biologici che aiutano la sopravvivenza di fronte a un pericolo, selezionando risposte innate e apprese a situazioni fondamentali per la specie.

Edvard Munch, Urna funeraria, 1896, litografia, 45,7 x 27,5 cm., Munch-museet, Oslo

Ci sono diversi tipi di paure. Una consiste nell’essere attanagliati da un improvviso terrore. Un’altra dall’essere continuamente consumati da un persistente senso di ansietà che rode dentro, distruggendo il proprio senso di sicurezza e l’esperienza di continuità esistenziale, la “continuità del continuare a esistere” di Winnicott (1965). Entrambe queste esperienze sorgono dal sistema della paura (fear), che produce il terrore quando è eccitato improvvisamente e ansia cronica se stimolato in maniera più lieve e sostenuta. Il sistema della paura può essere attivato da eventi del mondo esterno e del mondo interno. Gli eventi esterni che sono effettive minacce per la sopravvivenza della specie spesso sviluppano la capacità di eccitare in maniera incondizionata il sistema della paura: in altre parole nel corso dell’evoluzione essi passano da stimoli condizionati a stimoli innati, appoggiandosi a uno stimolo innato preesistente. Gli eventi esterni sono generalmente accoppiati col dolore o altri stimoli minacciosi, come la perdita della coscienza o del controllo, o con spiacevoli auto-rimproveri, o con un insopportabile senso di inadeguatezza, o con una crescente e intollerabile tensione; tuttavia il senso di paura o di angoscia può emergere semplicemente dalla dinamica interna del cervello, dando luogo all’ansia libera.  Gli stimoli interni che possono eccitare il sistema della paura vanno da un focus irritativo epilettico nel sistema limbico al ritorno di memorie consce o inconsce del passato. Secondo Freud, l’ansia deriva in primo luogo dal timore della castrazione, e successivamente, con lo sviluppo del Super-io, dal timore della disapprovazione e della punizione da parte degli oggetti interiorizzati, che sono il residuato nella psiche delle figure genitoriali del mondo esterno, e stabiliscono interiormente le norme, le prescrizioni, gli avvertimenti che essi un tempo esercitavano nella realtà  Egli la riconduce al trauma della nascita, che funge da modello delle successive situazioni di pericolo, e distingue tra un’angoscia automatica, che occorre quando si riproduce una situazione di pericolo analoga a quella della nascita, e un’angoscia di segnale, per la quale basta la minaccia incombente di una situazione simile perché l’Io produca l’angoscia. Per Freud, infatti, l’Io è la sede dell’angoscia, e la produce e si sottopone ad essa come a una specie di vaccino, per sottrarsi, mediante una sofferenza attenuata e controllata, all’attacco più consistente e reale da parte di un nemico esterno (1925).
Dal punto di vista esperienziale, la paura è uno stato aversivo del sistema nervoso, caratterizzato da preoccupazione apprensiva, irritabilità, eretismo psichico e tensione, che rivela all’organismo che la sua integrità e la sua sicurezza sono minacciate. Essa è accompagnata da specifiche forme di arousal (allarme) autonomico e comportamentale. Ansia e paura sono spesso confuse, e in letteratura troviamo questi termini usati come se fossero intercambiabili. In realtà la paura è alla base di tutte le risposte di ansia. Per paura si definisce una risposta emotiva ad una minaccia o a un pericolo ben riconoscibile e di solito esterni; essa quindi è caratterizzata dall’immediato riconoscimento della minaccia presente e dal sufficiente accordo con lo stimolo. Le sue cause sono extrapsichiche, cioè esterne, e facilmente individuabili. L’ansia è, in un certo senso, molto più “pericolosa” della paura. Per ansia si intende quella apprensione o spiacevole tensione data dall’intimo presagio di una minaccia imminente e di origine in gran parte sconosciuta. Ne deriva che quando si prova è sproporzionata a qualsiasi stimolo noto e all’evento che ci sovrasta realmente. Le cause dell’ansia sono quindi intrapsichiche, cioè intime e difficilmente individuabili. Si può definire “normale” quell’ansia che viene affrontata con comportamenti costruttivi e protettivi, permettendo di mantenere una capacità di giudicare in maniera matura. Parliamo invece di ansia “patologica” quando l’individuo mette in atto dei tentativi meno validi di adattamento alla vita, e paradossalmente questi tentativi diventano essi stessi problematici ed invalidanti; egli ne risente in maniera tale da mancare di efficienza e da non saper raggiungere scopi realistici.
Molti autori, studiando le reazioni ansiose, hanno evidenziato che ogni momento di ansia si manifesta con fenomeni su tre fronti:
•    Vegetativo, con sintomi che interessano l’apparato cardiocircolatorio, gastrointestinale, respiratorio, ed in generale il sistema nervoso autonomo. Ad esempio: aumento della pressione, tensione dei muscoli, aumento del battito cardiaco e della frequenza respiratoria, accelerazione dei processi di memorizzazione e dell’ideazione, aumento dell’attività sensoriale, poliuria, diarrea, gola secca, disturbi di stomaco, ecc.;
•    Cognitivo, come la catastrofizzazione, la valutazione irrazionale della realtà, il perfezionismo, l’astrazione selettiva, l’autosvalutazione, la polarizzazione sulle cose da temere, l’inferenza arbitraria, l’aumento di vigilanza, l’irrequietezza mentale ecc.;
•    Comportamentale, e in questo caso l’ansia si manifesta con comportamenti di evitamento o di fuga. Scappare di fronte alla realtà, però, non fa altro che interagire con l’aspetto cognitivo contribuendo a cronicizzate le paure.

Edvard Munch, Marcia funebre, 1897, litografia, 55,5 x 37,3 cm., Munch-museet, Oslo

In aggiunta agli stimoli innati, una varietà di stimoli ansiogeni specifici può essere acquisita attraverso l’esperienza individuale.  Così le paure ataviche si sommano a quelle individuali, e conseguentemente si sviluppano le difese dall’esperienza dell’angoscia, che costituiscono buona parte della corazza caratteriale dell’individuo. L’idea originaria della psicologia sperimentale, che la paura è semplicemente una risposta condizionata agli stimoli che anticipano il dolore, non è più sostenibile. Sebbene il dolore, sia esterno che interno, sia uno stimolo particolarmente efficace per creare la paura e generare paure apprese, esso non costituisce la paura di per sé. Allo stato delle nostre attuali conoscenze, la paura, ovvero l’esperienza soggettiva di timore, assieme ai cambiamenti somatici che l’accompagnano, emerge da un circuito che parte dalla zona centrale e laterale dell’amigdala, raggiunge l’ipotalamo anteriore e mediale e termina nel grigio periacqueduttale (PAG) del mesencefalo. Questo circuito è strettamente interconnesso con i circuiti degli altri sistemi operativo-emozionali, ed in particolare con quello della rabbia. Tuttavia questi due circuiti, la rabbia e la paura, sono anche nettamente separati, specie nell’amigdala, dove la paura è più laterale e la rabbia più mediale, e a bassi livello di allarme i due sistemi si inibiscono reciprocamente.
Un altro sistema strettamente interconnesso con quello della paura è il sistema del dolore (pain), ovvero dell’attaccamento. Esso corre dall’area preottica dell’ipotalamo e dal nucleo basale della stria terminale, giù lungo il talamo dorso-mediale fino al grigio periacqueduttale. Media le sensazioni negative di solitudine, abbandono e disperazione che seguono alla perdita dell’oggetto d’amore, e può contribuire alla precipitazione del disturbo acuto che va sotto il nome di attacco di panico. Tuttavia i meccanismi che producono l’ansia cronica anticipatoria e la crisi acuta dell’attacco di panico sono distinguibili attraverso la “dissezione farmacologica”. Con questo termine lo psichiatra americano Donald Klein (1981) indicò il fatto che le benzodiazepine sopprimono l’ansia anticipatoria mentre sono inefficaci negli attacchi di panico, sui quali invece agiscono gli antidepressivi triciclici e i serotoninergici. La “dissezione neurorecettoriale” è la separazione dei due sistemi in quanto funzionano con un diverso neurotrasmettitore e producono due differenti tipi di sintomi; essi oggi vengono ricondotti al sistema della paura e al sistema del panico.
Lungo la traiettoria del sistema della paura, dall’amigdala, all’ipotalamo, ai motoneuroni somatici e autonomici, sono dislocati recettori delle benzodiazepine. Essi sono accoppiati con i recettori GABAergici (dell’acido gamma amino butirrico, GABA), mediatore inibitore, e promuovono il legame col GABA, il quale a sua volta accresce l’inibizione neurale del sistema della paura facilitando l’afflusso di ioni cloro nei neuroni. In altre parole, le benzodiapine sopprimono l’ansia attraverso l’iperpolarizzazione degli elementi neuronali che ne passano i messaggi nel nevrasse; esse promuovono il legame del GABA coi recettori del sistema della paura, che ha funzione inibitoria. Esiste un neuro peptide endogeno, il DBI (diazepam binding inibitor) che agisce come agonista inverso delle benzodiazepine, promuovendo l’ansia quando viene rilasciato nei pressi del recettore benzodiazepinico.
I neurotrasmettitori eccitatori del sistema della paura sono da identificare innanzitutto nel glutamato, del quale peraltro il GABA è un metabolita, e che funge da mediatore delle risposte d’apprendimento in generale, e quindi anche di quelle legate alla paura. Tuttavia i recettori dell’acido glutammico sono diffusi in maniera molto ampia nel sistema nervoso centrale, e pertanto è difficile poter isolare agenti anti-ansia basati sulla loro inibizione. Oltre al DBI, altri neuro peptidi ansiogeni hanno i loro sentieri anatomici lungo la via del sistema della paura: il CRF, l’alfa MSH, l’ACTH, il CCK, l’NMDA, il NPY (putative neuro peptide Y),  la cui somministrazione centrale causa una varietà di sintomi nell’animale. Spetta alla ricerca futura dire se essi convogliano paure specifiche o sono solo modulatori indiretti, una volta ch’essa sia in grado di discriminare le distinte funzioni dei neurotrasmettitori che controllano i diversi aspetti della paura.

Edvard Munch, La montagna umana, 1909-10, olio su tela, 70 x 120,5 cm., Munch-museet, Oslo

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