2.2 – La riappropriazione del Sé, del mondo e del divino attraverso la visione salvifica e la pratica del soprannaturale nella Gnosi

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Corrispondenza tra gradi del cosmo tolemaico e le ventidue lettere dell’alfabeto ebraico, Robert Fludd, Utriusque cosmi I, Oppenheim, 1617.

Disgusto del mondo terreno

la luce dell’anima fioca

a patria celeste mi meno

fusione divina m’invoca

Esistono una Gnosi pagana, ebraica, cristiana. Filoramo parla di “un mondo d’idee ancora in gestazione, un paesaggio ancora brumoso e dal profilo non facilmente distinguibile, ma che non per questo non esiste né è privo di un suo profilo” (1990, p.146): in questo background culturale attecchisce e prospera il messaggio cristiano, essendovi un flusso di influenze nelle due direzioni tra gnosticismo e cristianesimo: al punto che si può attribuire il Vangelo di Giovanni ad uno gnostico convertitosi al cristianesimo. Per usare le parole di Puech,

La Gnosi è un’esperienza interiore o si riferisce a un’eventuale esperienza interiore, chiamata a diventare condizione permanente, mediante la quale, nel corso di un’illuminazione che è rigenerazione e divinizzazione, l’uomo si ripossiede nella propria verità, si ricorda e riprende coscienza di sé, cioè, al tempo stesso, della propria natura e della propria autentica origine; in tal modo, egli si conosce o si riconosce in Dio, conosce Dio e appare a sé come emanato da Dio ed estraneo al mondo, acquisendo così, con il possesso del suo vero “io” e della sua vera condizione, la spiegazione del proprio destino e la definitiva certezza della propria salvezza, scoprendosi come essere – di diritto e dall’eternità – salvo (1978, p.217).

La razionalità greca durante i primi secoli dell’era cristiana era arrivata al limite: essa proponeva un cosmo ordinato e un mondo ben disposto, in cui il soggetto era chiamato a contribuire e ad armonizzarsi con il piano universale e poi ad assimilarsi alle divinità benevole che lo reggevano. Questa concezione del mondo si incrina e non è più sostenibile. Il male, l’ingiustizia, l’estraneamento diventano una realtà tangibile e vissuta. Lo gnostico non si riconosce nel mondo: cerca di ritrarsi, di fuggire dal mondo. Il mondo si presenta agli occhi di chi ha perso la guida della ragione legislatrice come un male radicale, un disordine assoluto. Di conseguenza, lo gnostico non si preoccupa più del mondo: egli si preoccupa della sorte solo di se stesso, e della sua salvezza individuale. Il dualismo offre una perfetta spiegazione al male del mondo. Il male non è dovuto a Dio, non proviene da Dio, e neppure dall’uomo. Il principio del male può collocarsi a vari livelli nella scala della creazione. La maggior parte dei sistemi gnostici tende a distinguere la sfera d’azione del demiurgo e dei suoi satelliti, i sei arconti planetari, da quella del diavolo e dei suoi demoni ilici, a cui è affidato il dominio sul mondo sublunare. Il diavolo e i suoi satelliti sono in altre parole legati al mondo ilico, al mondo della materia, mentre il demiurgo e gli arconti si originano assieme al cosmo, e fanno parte del mondo psichico. Diverso è anche il destino di redenzione di questi due mondi: mentre il mondo psichico mantiene una somiglianza col mondo pneumatico, e può aspirare ad esso, il mondo sublunare è ad esso incommensurabile. In altri sistemi gnostici, però, la distinzione tra mondo ilico e mondo psichico non è così netta, e pertanto l’azione del demiurgo finisce col confondersi con quella del diavolo, e la demonizzazione dl mondo è totale, senza possibilità d’appello. Questa condizione psicologica è tanto più comprensibile negli ebrei della diaspora.

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Una concezione embricata dell’universo: i quattro elementi, i sette pianeti, il cielo stellato, il primum mobile e i cori angelici, J. Publicus, Oratoriae artis epitome, 1482

D’altro canto, il mondo del divino, il mondo del Pleroma, è un mondo di continue trasformazioni, un mondo di un incessante, inesauribile divenire, la cui intima essenza non può essere colta dallo gnostico con gli strumenti della pura ragione. Il termine Gnosi sottintende un genitivo oggettivo: l’oggetto della conoscenza è Dio, o la Gioia, o il vero nome di Dio, o le profondità, i misteri di Dio. La conoscenza una volta data è immediata e assoluta, salvifica, trascendente rispetto alla semplice fede, conoscenza della Vita e della Luce ed essa stessa Vita e Luce. La Gnosi è una conoscenza rivelata, charis divina che sgorga dal cuore compassionevole del Padre. Proprio perché trasmissione assoluta e immediata di conoscenza e salvezza,

la Gnosi richiede un’esperienza profonda da compiersi in prima persona, senza interpreti o intermediari. Essa esige pertanto un superamento di ciò che è visto come limite, prigione, condanna: un trascendimento della condizione umana e dei vincoli coscienziali.

La Gnosi richiede l’essere posti al di fuori di sé, l’estasi, la possessione, lo stato alterato di coscienza. Esso può essere un’esperienza spontanea, come nel sogno, o indotta con l’aiuto di droghe o di rituali iniziatici. Tra le prime, vi è il sogno di Lucio, nelle Metamorfosi di Apuleio, dove gli si rivela la dea Iside; o il sogno di Valentino, che vede un bambino appena nato il quale gli rivela di essere il Logos, o quello di Marco, suo discepolo, cui appare la forma femminile della Tetrade. Tra le seconde, vi è l’esperienza del medico Thessalos nel Corpus Hermeticum, che si sottopone al rituale prescritto dal sacerdote di Esculapio (la veglia, il digiuno) per avere la visione del dio e venirne edotto sulle piante medicinali. Le visioni si inseriscono nel modello della psicoanodia come dell’apocalittica giudaica e della mistica degli Hecaloth (palazzi), che trattano le peregrinazioni dell’anima dopo la morte e descrivono una geografia dei luoghi celesti e infernali. Esse hanno carattere di verità assoluta appresa mediante un atto mistico o rivelata da un hieros logos, apocalisse di visionario o iniziazione ai misteri. Possedere la Gnosi significa conoscere essenza, origine, destino e salvezza dell’uomo: questo rivela

la Gnosi, mediante una visione di Dio che è identica alla conoscenza di sé, mediante una visione che non è puramente contemplativa, ma è di per se stessa efficiente. L’uomo è rigenerato per il fatto di conoscere la propria generazione, e generazione e rigenerazione sono un dono di Dio. Se la Gnosi è un dono di Dio, essa non ha bisogno di intermediari. Il soter, il salvatore gnostico, non viene a riconciliare l’uomo con Dio, ma a riunire lo gnostico con se stesso, con l’uomo pneumatico che alberga in lui, nascosto sotto le stratificazioni delle influenze astrali e la cappa della materia; non viene a perdonare un peccato che lo gnostico non ha commesso, ma a ristabilire la pienezza delle origini, dissolvendo ignoranza e deficienza. Osserva Filoramo (1983) che il salvatore gnostico è presente nell’uomo e giunge a salvare se stesso. Infatti in alcuni sistemi gnostici, come esemplificato nel Racconto della perla, il salvatore è la controparte divina dell’uomo, l’uomo di Luce: esso alla fine si ricongiunge a quella parte dell’uomo che aveva trovato l’esilio nel mondo materiale, dimenticandosi di sé e della sua origine divina, e gli viene incontro come la veste di Luce da lui lasciata nella casa del Padre. Questa entità soprasensibile si ritrova nel Poimandres come Nous generale e archetipale, di cui il nous di Hermes non è che una manifestazione particolare. Ciò che al discepolo di Hermes appare nella sua visione è una realtà che egli potenzialmente possiede in sé, il mondo del Pleroma che egli afferra ora dispiegato nella sua pienezza.

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L’anima discende i nove gradini dall’Empireo alla Terra, a sinistra, e li risale, a destra, R. Fludd, Philosophia Sacra, Francoforte, 1626

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