4.2 – La figura di Satana e la lotta cosmica tra Bene e Male nelle diatribe dei Cristiani con gli Ebrei, i Pagani, gli eretici


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L’inferno, C. di Marcovaldo, XIII sec. Battistero, Firenze

Di mostri d’inferno la schiera

distende le ali e gl’artigli

l’armata del Bene dispera

che Satana il mondo si pigli



Gli atteggiamenti “settari” si esasperano nei gruppi che vogliono preservare la purezza d’Israele e l’integrità del messaggio divino, con atteggiamenti riformatori più o meno avanzati, quali i Nazirei, gli Esseni e i Farisei. Ai primi, da nazir, puro, sembra appartenesse lo stesso Gesù, il cui appellativo “Nazareno” sarebbe da riferirsi più a questa setta che alla città di Nazareth; professavano un ascetismo stretto e una continenza sessuale, contestuale ai capelli intonsi che li contrassegnava esternamente. Gli Esseni si definiscono “figli della luce”, e accusano la maggior parte degli Ebrei di essere “figli delle tenebre”, “la congregazione dei traditori”, persone che “si allontanano dalla via perché hanno trasgredito la legge e violato i precetti” (citato in Pagels, p. 75). Essi reinterpretano tutta la storia di Israele secondo una guerra cosmica, in cui il Principio delle tenebre, Beliar, tende delle trappole a Israele, perché Dio lo ha sguinzagliato contro di lui, fino al giorno del Giudizio, quando verrà con gli eserciti celesti per distruggere la maggioranza corrotta del popolo insieme ai nemici esterni. Gli Esseni dunque vivono in una comunità ristretta ed esclusiva ai margini del deserto per combattere l’apostasia collettiva, dividendo l’universo in generale, e la comunità ebraica in particolare, in popolo di Dio e popolo di Satana. I Farisei invece sono dei maestri o rabbini che si affermano in tutto il mondo ebraico come autorevoli interpreti della Toràh, la Legge, e guadagnano importanza con la distruzione del Tempio di Gerusalemme (68 d.C.), collocando la Torah al centro della vita ebraica al posto del Tempi distrutto, ed è in questo periodo che viene scritto il Vangelo di Matteo, il più marcatamente polemico con la setta dei Farisei.

E’ all’interno di questi fermenti che oggi diremmo fondamentalisti, esasperati e mischiati a velleità di sedizione contro l’oppressione romana, che nasce e si afferma il movimento cristiano. Per poter sopravvivere, e per poter garantirsi un terreno di espansione, poiché forse inaspettatamente il messaggio cristiano attecchisce più pressi i gentili che presso gli Ebrei, i Cristiani delle origini sono ben attenti a non inimicarsi i Romani, operando nei loro resoconti dei veri e propri falsi storici (oltre alla strage degli innocenti di Erode, non documentata in nessun documento, verosimilmente costruita per rendere lui simile al Faraone e la Sacra Famiglia speculare a Mosè nel viaggio in Egitto), per scagionare Pilato e i Romani dalla responsabilità della crocifissione di Cristo, addossandone interamente la colpa agli Ebrei. In realtà, il potere romano, indipendentemente dalla figura di Pilato, che certo non era né un irresoluto né un pavido, ma anzi un personaggio spietato e insofferente verso la “diversità” ebraica, non poteva tollerare, in un contesto di latente sedizione permanente come la Palestina, un messaggio eversivo come quello di Gesù Cristo. Lungo i quattro Vangeli, da Marco, a Matteo, a Luca, a Giovanni, si nota un crescendo nell’allontanarsi di Pilato dalla realtà storica, e nel divenire sempre più compassionevole; e in parallelo un aumento dell’ostilità degli Ebrei, sempre più implicati e responsabili dell’ostilità a Cristo e della sua crocifissione (anche se tecnicamente questa non poteva venire che da un ordine dei Romani). Se da un lato i Cristiani sono ben attenti a non urtare la suscettibilità dei Romani, in quanto potenziali convertiti, dall’altro la loro dottrina, come fa notare ancora una volta Celso, mina profondamente la fedeltà allo stato romano. La professione di fede cristiana infatti disconosce la legittimità del potere imperiale, che risiede nella divinità dell’Imperatore. Una opposizione così radicale all’ordine costituito in cui il movimento cristiano si inserisce non può passare perciò che per una demonizzazione dell’imperatore, della legge imperiale, e di tutte le leggi e le persone ostili ai Cristiani, come si trova in Origene (1971). La necessità di delegittimare, demonizzandola, la preesistente autorità costituita, per sostituirle l’autorità dell’unico solo vero Dio, spiega perché il dualismo, negato a parole, assuma nei fatti un ruolo fondante nel Cristianesimo, tanto da lasciare un terreno fertile a quelle dottrine gnostiche che lo ripropongono in maniera ancora più radicale, fino a essere dichiarate eretiche (tra tutte il manicheismo).I Cristiani trovano la loro identità per differenziazione, innanzitutto dal giudaismo, per ragioni religiose, poi dal paganesimo, per ragioni anche etiche e politiche, infine dall’eresia, per stabilire un canone di verità condivise e riconosciute, e perciò ratificate. La demonizzazione dell’avversario diventa funzionale alla definizione del popolo cristiano in contrapposizione inizialmente agli Ebrei, che da popolo eletto divengono popolo deicida; poi ai pagani, le cui divinità vengono assimilate alle forze del male, per depotenziarle e screditarle; infine agli eretici, che con le loro dottrine devianti mostrano evidentemente l’influenza del Maligno. I Vangeli canonici non erano gli unici resoconti della vita di Gesù. Ben presto dopo la crocifissione cominciarono a circolare storie, detti e aneddoti che fornivano interpretazioni molto diverse della vita e degli insegnamenti di Gesù. Questa diversità di punti di vista dava luogo ad accese dispute, come lo dimostra ad esempio il conflitto tra Pietro e Maria Maddalena contenuto in uno dei Vangeli poi dichiarati apocrifi, appunto il Vangelo di Maria. Poi, in un periodo che va dal II al IV secolo d.C., la raccolta di libri che chiamiamo Nuovo Testamento viene “canonizzata”, nel senso che i vescovi della chiesa che si definivano ortodossi dichiararono di accettare solo questi quattro Vangeli, canonici appunto. Gli altri vennero definiti “apocrifi”, termine che etimologicamente vuol dire nascosto, e in origine indicava i libri segreti, rivelatori di verità occulte non facilmente assimilabili dalle masse dei fedeli, e quindi destinati agli iniziati, poi per i Padri della Chiesa passò a designare i testi spuri, bastardi, falsi. Nel 370, un’intera biblioteca di scritti apocrifi venne seppellita nel deserto, e il ritrovamento di questi testi getta una luce completamente diversa sulle prime comunità ecclesiastiche e soprattutto sull’evoluzione del messaggio cristiano.

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L’inferno, Giovanni di Paolo, 1403-1482

I quattro vangeli canonici furono scelti perchè essi potevano costituire una base, una dottrina condivisa, per le comunità ecclesiastiche, arginando le spinte centrifughe dottrinarie e istituzionali che minacciavano di perdere la loro identità. In particolare, essi rafforzavano il principio di autorità, come unica detentrice della verità e della conoscenza, a scapito di un cammino più personale di autoconoscenza e di conoscenza del divino quale quello delineato ad esempio nel Vangelo di Tommaso. Infatti è ben diverso dire che si giunge a Dio attraverso un processo solitario di autoscoperta piuttosto che attraverso la fede e la sottomissione all’autorità ecclesiastica, dell’una, santa cattolica e apostolica Chiesa Romana, autorità dichiaratamente maschile, patriarcale, centralista. Nel proliferare dei testi sulla vita e gli insegnamenti di Cristo dei primi secoli del Cristianesimo, ogni comunità sceglieva quello o quelli che le erano più funzionali. I Vangeli canonici costituiscono uno schema pratico per le comunità cristiane. La figura di Satana diviene funzionale alla collocazione dell’epicentro del conflitto secondo una linea di demarcazione che si sposta progressivamente dall’esterno all’interno, come avevamo visto nella storia sociale di Satana nel Vecchio Testamento. In tutti i Vangeli la predicazione di Cristo è vista come l’episodi culminante della battaglia cosmica tra il Bene e il Male, ma con accenti diversi. In Marco, la contrapposizione è con gli Ebrei, come popolo, che non riconoscono la venuta del Figlio di Dio. In Matteo, che scrive all’epoca della distruzione del Tempio, la polemica è con i riformatori avversari, i Farisei. In Luca, l’unico gentile tra gli autori dei Vangeli, la guerra spirituale tra Dio e Satana si intensifica. Satana, dopo aver inutilmente tentato Dio nel deserto, sparisce, per poi ritornare all’inizio della passione, della quale è l’artefice, servendosi del Sinedrio, dei sommi sacerdoti, degli scribi e degli anziani del Tempio, e del popolo tutto, aizzato da costoro contro Gesù. In Giovanni, infine, membro di un gruppo ebraico cristiano in conflitto col resto della comunità locale, il dramma soprannaturale giocato tra il Bene e il Male non ha più come protagonisti un principio divino incarnato, Gesù, e un essere disincarnato, il Diavolo, perché quest’ultimo diviene a tutti gli effetti una creatura che si incarna, prendendo possesso, di volta in volta in coloro che sono più funzionali ai suoi disegni. Basta leggere come egli si introduce in Giuda dopo che Gesù gli ha dato un boccone preannunciando che lo tradirà. In Giovanni, dunque, le schiere del Maligno sono date dai “Giudei”, ovvero dalle autorità ebraiche e dalla comunità ebraica che si contrappone a una minoranza detentrice della verità, come la minoranza cui l’evangelista apparteneva. Ecco allora che la divisione tra bene e male all’interno dei propri affini passa prima attraverso la linea Farisei/Cristiani, poi attraverso quella Ebrei/Cristiani, pagani/Cristiani, eretici/Cristiani, e infine nell’Islam infedeli/Maomettani, inaugurando una prassi di demonizzazione e stigmatizzazione dell’Altro, in quanto nemico presente prima all’esterno, poi all’interno della comunità. La figura di Satana diviene funzionale a questo processo, in quanto esprime l’idea di un conflitto interno: interno a un popolo, a una nazione, a un individuo. Essa fu creata per sostenere una vis polemica necessaria nei momenti inziali di diffusione e consolidamento del Cristianesimo, e probabilmente anche in seguito per preservare la sua identità, la sua organizzazione gerarchica, la sua vita comunitaria, ma ha innestato nel tessuto cristiano un vizio di fondo. I riformatori religiosi Cristiani intendevano all’inizio lottare contro gli Ebrei che si definivano “il popolo di Dio”, ritenendo che con la predicazione di Gesù Cristo Dio avesse passato loro le consegne, ma iniziarono una identificazione dell’Altro con il principio del Male i cui frutti sarebbero stati a livello collettivo le guerre di religione, l’antisemitismo, il fondamentalismo anche dei nostri giorni, a livello personale e di gruppo, passando attraverso la lotta alle eresie, la caccia alle streghe e tutti i tribunali ecclesiastici della storia, dal processo ai Templari alla Santa Inquisizione. La battaglia di Cristo contro gli Ebrei viene assunta e giustificata all’interno di uno scontro cosmico tra il Bene e il Male, che divide il mondo soprannaturale in due schiere opposte, il solo vero Dio contro schiere di demoni. Questo assunto richiede una esasperazione delle differenze e delle contrapposizioni coi nemici di turno (Farisei, Ebrei, pagani, eretici, infedeli). Le forze della natura, venerate dai pagani nella forma delle loro divinità, divennero, nell’interpretazione dei Cristiani, forze demoniache, e la stessa parola daimon, che in greco significava divinità naturale, forza spirituale del cosmo, venne a indicare il demonio, o i demoni. Dopo gli Ebrei e i Farisei, quindi, nelle schiere del Male vennero arruolati i pagani, rei di sottomissione a forze naturali impure e corruttrici in quanto in realtà agenti segreti del Principe di questo Mondo, che si sarebbe mascherato sotto le divinità pagane per diffondere la menzogna e l’abominio. Infine, il tradimento nell’esercito del Male si attua all’interno della stessa comunità cristiana. Quando infatti si volle affermare una ricerca personale della verità, autonoma, ma non necessariamente in conflitto, con una dottrina ufficiale della quale l’autorità ecclesiastica è l’unica detentrice, ecco che ritorna la puzza di zolfo e lo zoccolo di caprone, e di nuovo Satana si materializza. Come precisa Tertulliano, airesis in greco significa scelta: perciò eretico è “uno che fa una scelta”; ma fare una scelta è male, perché distrugge l’unità del gruppo. Per reprimere l’eresia, le autorità ecclesiastiche devono impedire alla gente di porre le domande, perché “sono le domande che rendono eretiche le persone” (1974). E’ curioso che nel divampare dell’”eresia” luterana, l’eretico Lutero a sua volta denunciava come “agenti di Satana” tutti i Cristiani fedeli alla Chiesa Cattolica Romana, gli Ebrei, i protestanti non luterani, e coloro che sfidavano il potere dell’aristocrazia terriera prendendo parte alla guerra dei contadini. Oggi, analogamente, integralisti islamici e fondamentalisti americani si rimbalzano l’accusa, che ormai cade nel vuoto, di appartenere all’Impero del Male.

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La caduta degli angeli ribelli, P. Bruegel il Vecchio, 1516, Museo Reale delle Belle Arti, Bruxelles

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