L’angelo buono e quello cattivo si contendono l’anima, W. Blake, 1793
La luce interiore m’ispira
m’appresso alla soglia divina
ma il dogma rallenta la mira
col giogo d’Inferno mi mina
Nel confronto tra vangeli apocrifi – di cui una gran parte è costituita dalla biblioteca rinvenuta nel deserto nel 1945 a Dag Hammadi, comprendente vangeli dell’infanzia, vangeli della predicazione, vangeli della passione e della resurrezione, assunzione di Maria, vangeli gnostici e vangeli dualistici – , in particolare nei vangeli dell’infanzia, e vangeli canonici, risalta dei primi una certa ingenuità, un gusto del miracoloso, una materia narrativa romanzesca, quando non di arcaica fiaba popolare, un accento sugli aspetti “umani, troppo umani” di Gesù bambino dipinto come un discolo stizzoso, irascibile e terribile nella sua onnipotenza. Nei vangeli gnostici, al contrario, si fa strada una interpretazione della predicazione di Gesù su base razionale, di ispirazione neoplatonica, adatta all’ambiente intellettuale ellenistico. Comunque il resoconto coerente, sistematico, completo ed esaustivo della vita e della predicazione di Gesù che si trova nei canonici non parrebbe dover temere la “concorrenza” dei quadri frammentari, dal naif all’intellettualistico, che di cui è fatta la letteratura apocrifa. Eppure a partire dal 200 circa, il “codice Muratori” stabilisce un elenco tra libri considerati sacri e che debbono essere usati nella liturgia, libri che non sono accettati da tutti come sacri, libri che si possono leggere privatamente e libri proibiti,iniziando un processo che culmina nel sinodo di Laodicea, del 360 circa, che proibisce di leggere in chiesa salmi e libri che non siano canonici. Perché tanto rigore? Il Cristianesimo delle origini è un ecosistema delle idee in continua trasformazione, in cui nuove correnti, nuove concezioni, nuove intuizioni sorgono, e poi decadono, o al contrario si affermano, si rafforzano, si istituzionalizzano fino al dogma, in funzione di un rapporto dialettico con la vita delle comunità che le accettano, le fanno proprie e le professano. Almeno gli apocrifi più antichi intendevano imporsi come norma di fede e di vita e perciò sostituire e completare autenticamente la letteratura ufficiale accettata dalla chiesa o introdurre idee proprie di una delle varie correnti di pensiero allora comuni, che danno luogo a vangeli, atti, epistole e apocalissi apocrife. Le differenze di contenuto e di impostazione non rappresentano un semplice problema letterario, ma rivelano una profonda differenza di ambiente e di mentalità. Mentre i testi canonici e le tradizioni in essi confluite determinano la fisionomia della Chiesa, gli apocrifi rivelano altre forme di predicazione e di catechesi,corrispondenti alle tradizioni, ai modi di pensare e di vivere delle comunità. Ma a mano a mano che si stringevano i vincoli dell’unità e della’appartenenza e si imponevano i libri canonici, la letteratura apocrifa venen sempre più marginalizzata e divenne allo stesso tempo, non si sa quanto consciamente, sempre più tendenziosa.
Adamo ed Eva tentati dal serpente, mosaico, Cappella Palatina, Palermo
Particolarmente delicata in questo senso è la posizione dei vangeli gnostici, che rivelano una complessità e un’articolazione della dottrina che, questa sì, può essere alternativa a quella ufficiale. Nel II-III secolo d. C. avviene un mutamento sostanziale nella cultura occidentale, un mutamento nella prospettiva ideologica e religiosa, consistente nella definitiva affermazione del cristianesimo e nella parallela, graduale estinzione delle religioni politeistiche tradizionali. Con esse, viene sconfitto l’ideale del filosofo stoico-neoplatonico dell’Impero, un saggio che tende all’acquisizione della verità in una tensione insieme etica, intellettuale e religiosa, rappresentato da Marco Aurelio e, nella forma perdente, da Giuliano l’Apostata. La Gnosi raccoglie a un tempo l’eredità del Cristianesimo e i lasciti più vitali della filosofia greco-ellenistica. Gli Gnostici dipendono, oltre che dalla tradizione esegetica pagana, dall’esegesi giudaica tradizionale, conosciuta attraverso gli scritti sapienziali, le traduzioni in greco e in aramaico della Bibbia, il midrash. Si costruisce così un’esegesi sincretistica, che accomuna nelle sue scorribande scritture pagane e cristiane, col segreto intendimento di trovare dietro la lettera il senso nascosto, sì da soddisfare la prospettiva dualistica gnostica, quella stessa prospettiva che Plotino rimproverava ai cristiani gnostici che frequentavano la sua scuola, rei di negare la sostanziale bontà del cosmos, mondo ordinato segno della divina Provvidenza e immagine sensibile delle realtà intelligibili, in nome dell’eterno conflitto dello spirito e della materia. Il mito gnostico sorge su uno sfondo monoteistico, che, paradossalmente, nega e afferma a un tempo, come fa la Qabbalah col monoteismo della Torah. Esso deve illustrare come l’Uno, fondamento dell’essere, si dispieghi, pur conservando la sua unicità, nella molteplicità del divenire. La mitologia gnostica è infatti essenzialmente una teogonia, la narrazione del divenire di Dio. Le antiche mitologie erano mitologie della natura, che narravano il rapporto particolare tra l’uomo e il cosmo. Le mitologie gnostiche raccontano invece il rapporto dell’uomo con quel Dio particolare che è l’Anthropos primordiale, il dramma che provoca la rottura dell’unità divina. Su questa realtà delle origini si proietta però il vissuto dell’uomo attuale, perché questi vive nelle profondità del proprio Sé i riverberi di questa primitiva frattura, e perché soltanto il ritorno a Sé, e quindi al divino, dell’uomo, può portare alla reintegrazione di Dio. La Gnosi del II secolo, che si identifica con lo Gnosticismo, si fonda sulla comunicazione-rivelazione di un racconto mitico, che nelle sue varianti costituisce un patrimonio comune alle varie famiglie gnostiche, è trasmessa da una figura di salvatore-rivelatore, sostenuta da una tradizione esoterica, affiancata da una didascalia o istruzione attraverso la quale l’adepto è iniziato a dei misteri. Il male in essa non è più concepito nella concreta molteplicità dei mali fisici e morali dell’umanità, ma assume una consistenza ontologica, poiché coincide spazialmente col cosmo e antropologicamente con la struttura psico-fisica dell’uomo. Il mito gnostico narra le vicende di quel dio particolare che è lo gnostico, ricordandogli le sue origini, rivelandogli le cause che l’hanno precipitato in un mondo di tenebre, e indicandogli infine un percorso di salvezza, attraverso la ricerca del tempo perduto delle origini, la “nostalgia delle origini”. L’universalismo cristiano non poteva tollerare al suo interno una posizione che gli era ideologicamente incompatibile. La demonizzazione di un credo che gli si oppone diviene in questo caso pura necessità di sopravvivenza. Il dissenso non è sui particolari della vita di Gesù o di Maria o di Giuseppe – figura che ha un rilievo particolare nei vangeli apocrifi – ma sulle questioni di fondo. Resta il fatto che la Gnosi è un ponte gettato tra Oriente e Occidente, per le sue origini sincretistiche e per la sua localizzazione in un crocevia di culture e religioni. Vi troviamo credenze religiose che con la sua sparizione si perdono nell’orizzonte culturale dell’Occidente, o almeno vi mantengono uno sviluppo criptico, di una corrente sotterranea, negata e potenzialmente eversiva, e che invece proseguono e si arricchiscono in Oriente. Questi temi si ritrovano nei sacramenti e nel mito gnostico: lo ieros gamos, o coniunctio oppositorum, il viaggio celeste dell’anima, la reincarnazione, la corrispondenza tra potenze celesti che si incontrano nell’al di là e centri di forza e di comando del corpo sottile, l’esperienza della luce insostenibile, i passaggi di livello che si accompagnano al superamento delle prove, la spoliazione successiva dai lacci della materia e dei vissuti pregressi. Li abbiamo visti all’opera nell’Alchimia, che è la tradizione esoterica dell’Occidente, e li ritroveremo, più sistematizzati, e codificati, nella tradizione esoterica dell’Ebraismo, nelle religioni dell’Oriente, e infine in un particolare capitolo dell’esoterismo.
Il peccato di Adamo ed Eva e il destino dell’umanità, miniatura francese dal manoscritto dei Cas nobles hommes et femmes, XV sec., Museo Condé, Parigi



[...] 6.3 – Repressione del dissenso e ricerca personale della verità [...]