Dodici astrologi pagani (tra cui Aristotele, Virgilio, Seneca) interpretano le costellazioni, Libro del destino in versi, Germania Centrale, XIV sec.
Sapienza rinnova la fede
di fede sapienza s’accresce
a lume primevo riede
da tuniche l’anima s’esce
La Gnosi è una conoscenza salvifica cui si accede per iniziazione o per rivelazione: “so perché credo, credo perché so”. Gnosi significa “conoscenza che porta con sé e procura di per sé salvezza, scienza liberatrice che salva, sapere che è in sé e per sé salvezza” (Puech, 1967, p. 214). Nei sistemi religiosi di cui costituisce la base, la Gnosi è la ricerca e l’esperienza della salvezza tramite la conoscenza. La fede (pistis) è vista come una forma di conseguimento inferiore, cui si contrappone la conoscenza (gnosis), intesa come assorbimento nel proprio sé profondo, raggiunto con un tipo di contemplazione mistica che inizia con lo studio di se stessi e prosegue lungo il processo metanoia-anamnesi-ritorno. Esso consiste nella conversione o distacco dal mondo, per recuperare il ricordo di quello che ognuno è nella sua vera natura, come immagine pura di se stesso (eikon) e del proprio intelletto eterno, e infine realizzare la condizione di perfezione dei primordi, nel paradiso perduto del Pleroma, che coincide con l’apocatastasi, la reintegrazione del tutto allo stato originario (Moraldi, 1982). La Gnosi insegna l’astrazione dai sensi e la concentrazione nella propria interiorità (encratismo), dove si giunge a trovare il divino, cioè se stessi, insegna la via della luce attraverso il percorso psicologico della spoliazione e del ritorno all’essenza originaria, pura e incontaminata. Gli Gnostici propongono il distacco dai desideri mondani, come facevano gli orfici-pitagorici, i platonici e gli stoici) e il distacco anche dall’attività mentale intellettuale, in quanto non è con il ragionamento, ma accogliendo l’illuminazione o la rivelazione (secondo i principi dell’iniziazione greco-romana e indo-iranica) che l’uomo trova una risposta ai problemi fondamentali dell’esistenza. Tipico dell’ellenismo, che costituisce l’humus su cui si sviluppa
la Gnosi, è il sincretismo, cioè la fusione, talora difficoltosa, tra elementi egizi, orfico-pitagorici, platonici, indo-iranici, apocalittici e giudaici. Il tutto pervaso da un profondo pessimismo cosmico e antropologico, e da un marcato senso di estraneità nei confronti del mondo, che solo in parte sono riconducibili alle condizioni storiche di decadenza e crisi dei valori, ma fanno parte dell’anima gnostica nella sua essenza più autentica; corroborata in questo senso dalla visione dualistica dell’esistenza, in base alla quale gli uomini e il mondo sono divisi in due parti che si fronteggiano, il Bene e il Male, e le schiere dei buoni provano smarrimento e solitudine, e si sentono estranee a un mondo che loro non appartiene. Per Puech, l’”atteggiamento gnostico” si rivela coerente, uno e costante, e costituisce pertanto un tipo originale e distinto di religiosità, un fenomeno specifico, comune avari ambiti di storia delle religioni, e pertanto generale. Gnosticismo è invece un termine più circoscritto che rimanda ai sistemi gnostici del II° e III° secolo d.C. Mentre
la Gnosi designa secondo Filoramo (1990) “la conoscenza di misteri divini riservata a un’elite”, la definizione di Gnosticismo è costruita sulla base dei sistemi post-Cristiani, presuppone, cioè, un insieme di elementi che si danno solo a partire dai sistemi gnostici del II° secolo d.C. L’Ermetismo, infine, è un corpus di scritti alquanto eterogeneo, pseudoepigraficamente attribuiti ad Ermete Trismegisto, in realtà databili i più antichi (ermetismo popolare) come minimo al III° secolo a.C., i più recenti (ermetismo dotto) dal III°, al VI° fino all’XI° secolo d.C., che contengono una rivelazione attinente alla teologia, alla cosmogonia, all’antropogonia e alla soteriologia e in quanto tali fanno capo alla gnosi pagana. Secondo Filoramo (2005), forme di conoscenza salvifica definibili come gnostiche sono rinvenibili in numerose tradizioni religiose, teistiche e non:nell’Induismo, con la sua dialettica tra principio ontologico individuale (Atman) e principio ontologico generale (Brahman); nel Buddismo Hinayana (del piccolo carro), che per alcuni rappresenterebbe una forma pura di conoscenza gnostica, priva cioè di quei riferimenti mitologici che caratterizzano il Mahayana (del grande carro); nella Qabbalah ebraica e nella Shia’h islamica. Però sarebbe surrettizio ricondurre queste forme, per certi aspetti accostabili ma comunque storicamente condizionate, ad una “Gnosi Eterna”.
La Gnosi si radica nell’esperienza genericamente umana di divisione e di scissione: tra sé e mondo, tra sé e Dio, tra sé ed io empirico, che il soggetto vive come minacciosa della sua unità e integrità individuale. Lo gnostico esprime una esperienza di rottura, di divisione, di separazione, all’esterno e all’interno di Sé, provocate e indotte dall’esistenza del male, o meglio ancora del Male, inteso come principio, in senso ontologico. La conoscenza gnostica è una risposta globale e risolutiva alla sofferenza e alla dicotomia, recuperando l’integrità minacciata e ricostituendo l’unità perduta. Lo gnostico dunque, in virtù di una illuminazione o di una rivelazione – nel primo caso se agisce l’intuizione interiore, nel secondo per effetto della comunicazione esteriore ad opera di una figura di salvatore – è in grado di superare le lacerazioni e ricongiungere sé e mondo, inizio e fine, origine e realizzazione del proprio essere, portando contemporaneamente a compimento la reintegrazione del divino. Mentre le forme di Gnosi presenti nelle tre grandi religioni monoteistiche (ebraismo. cristianesimo, islam) si configurano come percorsi di riconquista del Sé inteso come nucleo fondante del singolo di origine divina, le altre forme di Gnosi rintracciabili nelle religioni dell’India sono piuttosto degli sforzi di scioglimento e superamento del Sé individuale per entrare in contatto e attingere a un assoluto che non si manifesta tendenzialmente nelle forme personali del teismo.
Cristo-Apollo nello zodiaco (nei tondi le quattro stagioni), Italia Settentrionale, XI sec.
La conoscenza salvifica posseduta dalla Gnosi si presenta coi caratteri della dissimulazione e dell’esoterismo (Filoramo, 2005). Infatti essa nasce e si sviluppa all’interno di un corpus di dottrine religiose preesistenti – come è il caso del cristianesimo – che presuppone e su cui si innesta, pretendendo tuttavia di svelarne il senso profondo, che però non può esser patrimonio di tutti, ma solo di un’elite, sia nel senso di un’aristocrazia intellettuale, quali erano appunto gli Gnostici, che nel senso di una cerchia ristretta scremata tramite l’iniziazione. Ci si è chiesti (Duchesne-Guillemin, 2005), di fronte alla diffusione del dualismo attraverso il continente eurasiatico, se esso debba risalire come origine ai dualismi greco-iranici, oppure se non si debba riconoscere a monte un substrato comune, da cui germogliano i dualismi storici. I dualismi storici sono pressoché ubiquitari, spaziando dall’ Iran pre-mazdeo e mazdeo, all’eresia dei Bogomili, al Manicheismo, alla Gnosi, all’Orfismo, alla religione degli Yezidi, per poi andare nei Paleosiberiani, presso i quali si trova la figura del Corvo, collaboratore e rettificatore dell’opera del dio creatore, e poi nell’America Settentrionale con la divinità del Coyote, con caratteristiche di demiurgo-trickster (briccone divino). L’autrice ne conclude che esistono manifestazioni di dualismo, sul piano delle credenze, dei miti, del culto, che non possono essere fatte risalire al dualismo “colto” dell’Iran e della Gnosi. L’essenza di queste manifestazioni consiste nell’opposizione tra un demiurgo-rivale e un creatore di base, che non rivendica per sé né una creatività, né una sovranità universale. E’ quello che Eliade (1948) chiama il deus otiosus, troppo grande e troppo sconosciuto per occuparsi dei casi ordinari degli uomini, e quindi lontano dalle pratiche e dai bisogni quotidiani, dove impera il demiurgo, nella sua limitatezza e malvagità, e dove è necessaria l’opera reintegratrice di un redentore. Nel mito di Zarathustra, Zervan, il Tempo, il quale è il prototipo del Dio superiore e ignoto della Gnosi, aveva sacrificato in origine per mille anni, al termine dei quali nacquero Ormazd o Ahura Mazda, il frutto di questo sacrificio, ed Arimane, risultato di un dubbio che Zervan aveva espresso sull’efficacia dello stesso sacrificio. La figura del demiurgo rivale del deus otiosus ha comunque un suo culto, che va dalle dediche ad Arimane nei misteri di Mitra alle messe nere e al satanismo di oggi. Nella Gnosi si assiste alla confluenza e alla coesione di temi e di esperienze che affondano le radici nelle concezioni astrologiche dei Babilonesi, nella mistica popolare orientale, nella misteriosofia ellenistica. Il motivo del viaggio dell’anima tra le sfere celesti, munita di parole d’ordine per i “guardiani della soglia”, i custodi di ogni sfera planetaria, è presente nella maggior parte dei sistemi gnostici, e non a caso l’ipotesi di una derivazione babilonese della Gnosi, che si rifà alle esperienze di cui sopra, ha trovato più credito dell’ipotesi di una derivazione egiziana. Però in Babilonia gli dei planetari erano divinità superiori e benefiche, mentre nella Gnosi essi assurgono al ruolo di arconti, tiranni inferiori e malefici. La trasformazione degli dei planetari benefici del pantheon babilonese negli arcigni arconti gnostici, inflessibili dominatori delle sfere planetarie, dei inferiori su cui grava la fatalità assoluta (Heimarmene), avviene attraverso l’assimilazione da parte dello Zoroastrismo. Nella religione dualistica dei persiani vincitori, le divinità planetarie dei babilonesi sottomessi vennero assunte nel ruolo di dei vinti e degeneri, inferiori al regno di Aura Mazda, e semmai arruolati nelle schiere malefiche di Arimane. Divinità benigne e maligne si trovano contrapposte con nomi scambiati nell’Avesta e nei Veda. Nell’epoca indoiranica, gli asura costituivano tra i deva, gli dei celesti, una categoria speciale, dotata di un particolare potere, di una misteriosa natura etica. Tramontata l’epoca vedica, in India la nozione di asura si deteriora completamente per l’accentuarsi del suo aspetto misterioso e quindi malefico: gli asura divengono dei demoni. Nell’Iran invece gli asura vengono esaltati, mentre i deva si svalutano. Un altro aspetto dell’Avesta che si ritrova nelle dottrine gnostiche è la Daena, il doppio dell’anima, che essa incontra dopo la morte sotto forma di bella fanciulla o di spaventosa megera. L’India presenta qualcosa di simile con le Apsaras (ninfe), l’Islam con le Uri, ma anche col testimone Celeste che si palesa al mistico al termine del suo viaggio iniziatico. L’anima deve attraversare un ponte che dalle gatha, canti composti da Zarathustra in un dialetto simile al sanscrito, si chiama “ponte di chi fa la cernita o di chi distribuisce”. 
Ermete Trismegisto, Giovanni di Stefano, Siena, Cattedrale, particolare del pavimento


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