Adamo ed Eva nudi davanti a Dio, mosaici della Cappella Palatina, Palermo
La patria celeste m’aspetta
Protendo mie fibre al ritorno
M’ingegno a partire più in fretta
D’orpelli e gravami mi storno
Per la Gnosi non si può, secondo Filoramo (1983), parlare a pieno titolo di un inizio. L’ipotesi di un’origine giudaica può essere più accreditata di quella di un’origine iranica, o ellenistica, o dal misticismo medio-orientale, ma forse è ancora più corretto sostenere l’inderivabilità della Gnosi: essa sorge come una costellazione storica dotata di un principio interno, fornita di senso, di coerenza e di autonomia, come risposta ad una certa esigenza dei tempi, ad un certo stato della coscienza. La Gnosi per sua natura si oppone alla fede. E’ una costellazione religiosa che nasce in un’epoca storica di decadenza, ed è caratterizzato da un atteggiamento di ritiro dal mondo, di ripiegamento in se stessi, e di ricerca di una conoscenza che ha in se stessa il suo valore e il suo fondamento. Conoscenza totale, in grado di trascendere la dicotomia soggetto-oggetto, e, anzi, ogni dicotomia, perché conoscenza assoluta dell’assoluto. Nata da un’esperienza di estraneamento dell’uomo dal mondo, la Gnosi vuole superare ogni separatezza tra l’io e il mondo, tra il bene e il male, tra lo spirito e la materia, restaurando l’unità e la perfezione dei primordi. La Gnosi è una conoscenza assoluta, apportatrice di salvezza, ma è anche una conoscenza rivelata: l’iniziato deve “uscire da sé” (estasi) per entrare in contatto con entità superiori, o, all’opposto, far scendere queste entità e accoglierle in se stesso. La Gnosi, quindi, è una costante nella storia dell’umanità, un atteggiamento ricorrente, che nasce da determinate condizioni esterne, è una risposta a queste, ma poi finisce per affrancarsene. Si può essere gnostici nei primi secoli dell’era cristiana e anche oggi. Festugiere (1967), a proposito dell’Ermetismo, descrive la condizione dell’uomo ellenistico che si sente solo, sperduto in una città terrena non più a sua misura e in un mondo che non comprende, non più spiegabile dai canoni tradizionali della religione, della scienza, della ragione, e gli appare ostile, abitato da potenze maligne, governato dalla legge inesorabile della Necessità (Heimarmene). Questo mondo ingrato spinge al ripiegamento su se stessi, al misticismo: miseria e misticismo sono fenomeni connessi, e quanto più è generale il senso di miseria individuale e collettiva, tanto più fioriscono le vie d’uscita in una salvezza e in una religione personale. L’angoscia metafisica spinge alla contemplazione di Dio, Fonte dell’Essere; il sentimento del male alla ricerca di una spiegazione nel destino e nelle potenze astrali, e a un raccordo della ragione umana con la Ragione immanente nel cosmo; o al contrario a una fuga lontano dal mondo, alla ricerca di un dio ignoto e ultraterreno, grazie al quale l’uomo ritorna alla propria origine. La miseria contingente trova una sua compensazione nel ricorso a un dio salvatore e benefattore. Come osserva Filoramo (1990), nella Gnosi, diversamente che nell’apocalittica, la visione è visione salvifica: mentre ad esempio il mistico della Merkabah viene iniziato ai misteri della salvezza senza che questa comporti una sua trasformazione interiore, la rivelazione dispensata allo gnostico ha l’effetto di una palingenesi, ove il pellegrino estatico, nel contemplare le entità spirituali, subisce l’effetto di assimilarsi ad esse, di trasformarsi in esse, realizzando, per una sorta di alchimia spirituale, un processo di rigenerazione e restituzione alla perfezione originaria, ove la scala di iniziazione misterica conduce alla conoscenza della vera natura, di Dio e del Sé – che in ultimo coincidono. Il viaggio dell’anima tra le sfere celesti è il cuore della liturgia magica che rappresenta l’essenziale della pratica, che, nei rituali per propiziarsi ed invocare i guardiani e le divinità planetarie, diviene appunto magia operativa e teurgia. L’ascensione celeste tramite la salita cerimoniale di un scala faceva probabilmente parte anche dell’iniziazione orfica. I gradini iniziatici, al pari delle qualità proprie dei metalli e dei vegetali, risentono delle influenze delle sfere planetarie superiori. Queste ultime sono delle vere e proprie personalità psichiche, ciascuna con un proprio campo di influenze, che orientano in un certo modo lo sviluppo delle individualità nel mondo sensibile. Gli gnostici considerano la vita terrena un oscuro esilio. Nel mito gnostico, l’anima si distacca dal principio divino, e nel cammino per incarnarsi sulla terra, si riveste delle qualità psichiche associate a ciascuna sfera planetaria, che assumono la forma di tuniche (ochema). Al suo passaggio, ogni pianeta le imprime delle qualità negative che la avviluppano e la intorbidano. Dopo la morte, il corpo terreno rimane come larva nel Tartaro, mentre l’anima risale verso le regioni dell’aria (Beemoth). I maligni arconti, guardiani della soglia, le impediscono il passaggio, e nel ritorno alla patria celeste essa deve disfarsi della loro tirannia, che ha una corrispondenza nei vizi di cui impregnata attraverso le sfere che li impersono. A quel punto è necessaria la conoscenza dei segni e delle procedure rituali (parole d’ordine magiche) per spalancare la strada delle sette tappe di purificazione. La settima sfera è la più difficile da superare: il suo signore, Saturno, secondo la setta degli Ofiti (dal greco ofiùs, serpente), è il demiurgo, il dio maledetto, creatore del tempo e dello spazio, che sta a guardia del Paradiso.
Adamo parla al figlio Seth, Storie della Croce, P. della Francesca, 1452, Chiesa di S. Francesco, Arezzo.
Il Dio Supremo, sostanza infinita informe ignota, è l’Abisso, il Primo Mistero, l’Innominabile, ed è maschile-femminile, Metropathor, Padre-Madre, contenendo in sé il Pensiero (Ennoia), la Grazia (Charis) e il Silenzio (Suge), aspetti femminili. Dalla sua autocontemplazione, in un atto di autogenerazione con Ennoia, un pensiero interno a Dio stesso, nacque il Figlio: fu una sua libera scelta, un atto di libertà insondabile in virtù del quale Dio decise di manifestare all’esterno la sua ricchezza infinita. Il Figlio, o Nous, o Anthropos, fu generato assieme alla sua controparte femminile, Ekklesia, o Chiesa Celeste; e così gli Eoni che a lui si succedono, archetipi divini, unità spazio temporali, che procedono in coppie (Sizighie) e sono ordinati secondo una gerarchia decrescente, il cui insieme costituisce il Pleroma. Ma l’ultimo di essi, Sofia, in coppia con Cristo, volle operare autonomamente, contro il giudizio del suo compagno, in piena autonomia e totale insubordinazione: saltando l’ordine gerarchico, e gli altri Eoni che lo precedevano, volle attingere direttamente all’Abisso incomprensibile. Sorsero in lei passione e turbamento, e fu cacciata dal Pleroma. Da lei nacque il demiurgo, con una sua scintilla, da cui fu creato il nostro mondo, con gli esseri intermedi, e quindi il Male; e infine – per suggestione dall’alto – l’uomo, al quale senza saperlo il demiurgo dette la scintilla divina ricevuta da Sofia, tramite la quale poté iniziarsi il processo di ritorno al divino della materia creata, che è il mondo della mancanza (hysterema) contrapposto al mondo della pienezza (pleroma). Per ristabilire l’unità originaria, ebbe luogo una nuova emissione, quella del Cristo, in coppia con lo Spirito Santo, entità femminile: Egli si incarnò per riportare Sofia, e le scintille divine sparse nella materia, alla reintegrazione nel Pleroma, attraverso un cammino che dall’ignoranza porta alla conoscenza e alla penitenza-ritorno. La progenie di Adamo, immagine dell’uomo celeste,è lo specchio di un’umanità tripartita, con Caino capostipite degli ilici, Abele degli psichici, Seth degli pneumatici. Come la Qabbalah, con la quale del resto ha numerose affinità, che hanno fatto a lungo discutere sulle reciproche influenze, lo Gnosticismo rappresenta un “paradosso del monoteismo”: esso si sviluppa in un contesto monoteistico per riintrodurvi una forma surrettizia di politeismo. Il mito gnostico sorge dalla necessità di gettare un ponte tra un Dio assolutamente trascendente e un cosmo concepito dualisticamente come da lui separato in modo radicale, al punto che la sua creazione viene attribuita ad un secondo dio, il demiurgo; esso vuole far comprendere come l’Uno, fondamento dell’essere, si dispieghi, pur conservando la sua unicità, nella molteplicità del divenire (Filoramo, 2005). Le mitologie gnostiche narrano il rapporto dell’uomo con quel dio particolare che è l’Anthropos primordiale, descrivendo il dramma che ha provocato alla origini la rottura dell’unità divina. Esse pertanto proiettano nel mito l’esperienza fondamentale di limite e di scissione dell’uomo, dilatandola però fino a farla coincidere con il dramma divino. I problemi insoluti dell’uomo, dalla lacerazione del male, al conflitto maschile-femminile, al rapporto con gli aspetti insoluti e incompatibili di sé, assumono un fondamento mitico, nel senso che riproducono sul piano umano un conflitto vissuto dalla stessa divinità Per lo gnostico, il mito è la realtà, nel senso che la profondità del reale è il Sé, ovvero il vissuto che il fondamento del proprio essere coincida col fondamento del Dio trascendente. Insomma il mito gnostico non fa che narrare le vicende di quel dio particolare che è lo gnostico stesso, ricordandogli le sue origini, rivelandogli le cause che lo hanno precipitato in questo mondo di tenebre, e indicandogli infine, attraverso la ricerca del tempo perduto presentito dalla nostalgia delle origini, la sola via di salvezza possibile, quella della Gnosi.
La suddivisione delle regioni superiori del cosmo nei nove cori angelici secondo un manoscritto del XII° sec.



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