3 – La Qabbalah: creazione del mondo ed evoluzione dell’uomo nel divenire incessante e inesauribile della divinità

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Il cabalista e l’albero delle Sephiroth, Paulus Rictus, Portae Lucis (Augusta, 1516)

Amor da Giustizia corretto

nell’albero di Conoscenza

Saggezza contiene Intelletto

di Sacra Corona immanenza.

Nella Qabbalah, la scala dei livelli dell’essere passa dal sette al dieci, più rappresentativo della completezza e perfezione divina, e le sfere planetarie divengono Sephirot, espressioni della vita nascosta e incessante della divinità, del suo inesauribile divenire; l’uomo è composto da tutte le entità spirituali, è un corpo che assomiglia alle dieci Sephirot e le contiene in sé. Il pensiero cabalista trova nella Bibbia non già un’esposizione di pensieri storici o filosofici, ma la rappresentazione simbolica del processo segreto della vita divina, che si dispiega nelle manifestazioni ed emanazioni delle Sephirot, potenze e forme di azione del dio vivente. Scholem (1960) sottolinea la dialettica, nella Qabbalah, tra pensiero mitico e monoteismo. Il pensiero ebraico rifiuta il mito, espressione del politeismo; ma la Qabbalah attua una rimitizzazione paradossale, utilizzando vecchi simboli e conferendo loro un senso nuovo, o addirittura usando simboli nuovi con un vecchio significato. E tutto questo in una cornice di formale, dichiarata adesione all’ortodossia. La Bibbia ci tramanda l’idea di una creazione ex nihilo: questa idea fa giustizia di tutto un pantheon politeistico che esisteva prima di Jahveh. La religione rabbinica sceglie consapevolmente di preservare la purezza del monoteismo anche a scapito della vitalità, della ricchezza simbolica, dell’articolazione dell’esperienza che può esser rappresentata dal panteismo e dal politeismo. Ma distruggendo il politeismo si distrugge anche il mito; esso sopravvive attraverso correnti sotterranee a carattere marcatamente gnostico che sono già testimoniate alla fine del Secondo Tempio (gli Esseni, la setta di Qumran) e che si sviluppano parallelamente alla religione rabbinica, fino a condensarsi, tra gli ebrei ashkenaziti della Provenza del XII° secolo, nella fioritura Qabbalah, nello stesso periodo del movimento cataro. Scholem ipotizza quindi una influenza di motivi gnostici politeistici penetrati nell’ebraismo e sviluppatisi parallelamente ad esso (1960). L’opera della creazione, così com’è descritta nel Genesi, rappresenta per Scholem (1982) la storia dell’autorivelazione divina e lo svolgersi nel mondo della divinità delle Sephiroth. Il cabbalista descrive il mondo misterioso e la vita segreta della divinità quale si dispiegano nel processo materiale della creazione. Nell’emanazione delle Sephiroth qualcosa scaturisce da dio stesso, ed erompe attraverso il chiuso guscio del suo essere nascosto. Questo qualcosa è il potere creativo di Dio, che però non vive solo nella creazione terrena, anche se in essa è immanente e riconoscibile. Questo potere creativo appare al cabbalista come un mondo teosofico vero e proprio, che precede il mondo materiale e gli è sopraordinato. Il Dio nascosto, En-Sof, si mostra così all’intuizione del cabbalista sotto dieci aspetti diversi, o manifestazioni, che hanno in sé infinite sfumature e manifestazioni.La decade ha un’importanza fondamentale nella teologia ebraica (Idel, 1988). Il numero dieci ricorre in altri contesti che trattano della creazione del mondo, probabile allusione all’esistenza di un determinato schema di attività cosmogonica divina. Comunque il Sepher ha-Bahir conosce le “sette forme sacre di Dio”, che hanno tutte il loro correlato nelle membra dell’uomo, e a partire da qui non cè che un passo all’idea dell’Adam Kadmon. Per conciliare il dieci e il sette, le prime tre Sephiroth hanno un ruolo a se stante nel processo della creazione, e la terza Sephiràh, Binàh, la “madre superiore”, comprende ed origina le sette successive. Le forme di Dio erano intese sia come potenze che come figli. Ognuna ha la sua controparte nell’uomo, e gli angeli sarebbero in corrispondenza con le membra divine e le ricreerebbero nell’uomo e nella natura. Una struttura antropomorfica presiede nell’ebraismo alla cosmogonia, alla teurgia e alla mistica. Adam Kadmon, l’uomo primordiale, è l’archetipo della natura e lo specchio di Dio, un intermediario della creazione del mondo, che talora è considerata esistente al suo interno. L’uomo è composto da tutte le entità spirituali, è un corpo che assomiglia alle dieci Sephiroth e le contiene in sé.

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L’albero di creazione, con le radici in cielo, R. Fludd, Utriusque Cosmi II , Francoforte, 1621.

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