3.1 – La creazione dal Nulla

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Origine del primum mobile, R. Fludd, Philosofia Sacra, Francoforte, 1626

Nell’opra creatrice più mira

partendo dal mistico Niente

l’Immenso da Sé si ritira

il Tutto diviene esistente

La formula della creazione dal nulla era, nella teologia razionale del tardo rabbinismo, come intesa a preservare la libertà del Dio creatore, la cui creazione non è più lotta né crisi, né tanto meno fatalismo mitico, bensì libero atto d’amore. I cabalisti affrontano con audacia interpretativa il primo versetto della Torah, Bereshit barà Elohim,“in principio Dio creò”, e lo spiegano come se significasse “per mezzo del principio ( bereshit ), cioè di quell’essenza conosciuta come Sophiadivina, creò (barà, soggetto: quel nascosto Nulla) la sua emanazione, Dio (Elohim). Così quest’ultima parola costituisce l’oggetto, e non il soggetto della proposizione! Elohim è il nome di Dio, che garantisce la stabilità della creazione in quanto in lui il nascosto soggetto (Mi) e il nascosto oggetto (Eleh) si congiungono in perenne unità (per la gematria, le parole ebraiche Mi ed Elehhanno le stesse consonanti del nome Elohim). Elohim è il nome che viene dato a Dio dopo che il soggetto e l’oggetto si sono separati, ma nel quale l’abisso della creazione è continuamente superato e colmato. Il mistico Nulla, che precede la frattura dell’idea primordiale nel pensante e nel pensato, per i cabalisti non è un soggetto reale. La contemplazione umana può indugiare in perpetuo nei gradi inferiori delle manifestazioni divine; ma il grado più alto della meditazione, quello della visione di Dio come mistico Chi (Mi), come soggetto del processo cosmico, può essere colto solo da un improvviso raggio di luce intuitiva, “come il gioco dei raggi del sole su uno specchio d’acqua”(Scholem, 1982). Non è possibile acquisire una conoscenza religiosa di Dio del tipo più alto se non mediante la contemplazione della relazione tra Lui e la creazione. Dio in se stesso, l’Essenza assoluta, trascende ogni conoscenza speculativa e ogni unione mistica. La Qabbalahassume un agnosticismo mistico, vicino alle posizioni del neoplatonismo. Questo aspetto inconoscibile del divino è espresso dai cabalisti della Provenza e della Spagna col termine Ein-Soph(Senza Fine). E’ questa un’ipostatizzazione che nei contesti relativi a Dio e al Suo pensiero, che “si estende senza fine” (le-ein soph o ad le-ein soph) tratta la locuzione avverbiale come un sostantivo e lo usa come termine tecnico. Ein- Sophè la perfezione assoluta, in cui non vi sono distinzioni e differenziazioni, e perfino volizione, secondo alcuni. Non si rivela in un modo che renda possibile la conoscenza della sua natura, e non è accessibile neppure al pensiero più interiore del contemplativo. Solo tramite la natura finita di ogni cosa esistente, tramite l’esistenza attuale della creazione, è possibile dedurre l’esistenza di Ein-Sof quale prima causa infinita (Scholem, 1974). La creazione del mondo non è altro che l’aspetto esteriore di un movimento interno, e probabilmente eterno, che ha luogo in Dio stesso. Il più profondo dei processi teosofici, che comprende in sé il problema della creazione e della rivelazione, è rappresentato dalla conversione dal nascosto Ein- Soph alla creazione. Questa conversione può essere concepita come l’improvviso e intimo movimento che fa irrompere all’esterno e esteriorizzarsi la divinità prima ripiegata in se stessa, all’inizio irradiando il suo essere e la sua luce solo all’interno, e trasforma l’Ein- Sophe la sua ineffabile pienezza nel Nulla (Ayin). In realtà, non vi è differenziazione dal primo passo di Dio verso la creazione, o almeno, tale passo non può essere descritto in senso quantitativo e può essere descritto solo come Nulla. Ein- Soph che si rivolge verso la creazione si manifesta come ayin-ha-gamur(completo nulla), vale a dire, Dio che è chiamato Ein- Sophrispetto a se stesso, è chiamato Ayin rispetto alla sua prima autorivelazione. Percorrendo il raggio di creazione in senso opposto, dal molteplice all’Uno (raggio di evoluzione) il Nulla è la barriera che all’interno dell’uomo si oppone alla facoltà intellettuale umana quando raggiunge i limiti della sua capacità, la barriera estrema tra essa e l’unione col divino. Questo misterioso nulla rappresenta l’abisso che è visibile nella manchevolezza di ogni essere. In ogni cambiamento della realtà, in ogni mutamento di forma, in ogni transizione di una cosa da uno stato a un altro, questo abisso del Nulla viene nuovamente attraversato e si manifesta in un momento mistico; nessuna cosa può trasformarsi senza entrare in contatto con questa regione dell’irrelato, del puro essere, che il mistico chiama col nome di Nulla.

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Ets-haymm. Il Sole al centro è Tiph’eret, che gli interpreti cristiani identificano con Cristo, “cuore del Cielo”; i sette pugni sono le sette Sephirot inferiori

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