Versione moderna della scala di Giacobbe: il Tetragrammaton si libra sull’orlo dell’esistenza manifesta, nel primo mondo dell’Emanazione la mano divina tiene la catena della Volontà, che si estende giù attraverso i mondi della Creazione e della Formazione alla Sposa, o Malkuth, del mondo della Realizzazione. Ella a sua volta trasmette i suoi influssi attraverso i regni delle stelle, dei pianeti e della materia organica alla mente di scimmia dell’uomo naturale, che cerca di comprendere l’universo attraverso i sensi, Musaeum Hermeticum, Francoforte, 1749
S’addensa nei nomi il potere
ai cenni la nube di luce
assume i contorni di sfere
a multiple forme s’adduce.
I cabalisti hanno così completamente stravolto l’idea della creazione ex nihilo, affermando l’esatto opposto del significato letterale, e trasformando il nulla nel pleroma originario contenuto nella mente di Dio. A questo punto, dal Nulla mistico procedono tutti gli altri movimenti del dispiegarsi di Dio nelle Sephirot, come progressiva creazione dall’interno di Dio stesso. Tuttavia, la dottrina cabalistica non è una dottrina neoplatonica: le Sephirot non sono essenze intermedie che stanno tra Dio e il mondo, non hanno nulla a che spartire con i gradi intermedi o le emanazioni che sussistono tra l’Uno assoluto e il mondo sensibile. Le emanazioni neoplatoniche procedono dall’Uno ma poi sono al di fuori dell’Uno, le Sephirot sono gradi della creazione, ma non gradi di una scala tra Dio e il mondo, bensì gradi diversi di manifestazione del divino, che si susseguono e procedono l’uno dall’altro, ma sono anche contenuti l’uno nell’altro, sì che da ogni livello della creazione è sempre possibile risalire, attraverso l’abisso del Nulla, al limite dell’unione con Ein- Soph. Sebbene vi sia una gerarchia nell’ordine di emanazione delle Sephirot, questo non è una determinazione ontologica: tutte sono ugualmente vicine alla loro fonte in Ein- Soph, possono congiungersi in unioni mistiche e muoversi verso l’alto e verso il basso entro la struttura della vita occulta di Dio. Il termine Sephirah non è connesso con il greco sphairos, sfera, ma piuttosto con l’ebraico sappir, zaffiro, perché il loro splendore è simile allo zaffiro. Esse vengono chiamate con svariati altri nomi: detti, nomi, luci, poteri, stadi, specchi, vesti germogli, fonti, giorni superni o primordiali, aspetti, le facce interne di Dio. Ognuno di questi nomi allude a un attributo, a una funzione, a una potenza delle Sephiroth. Secondo Sérouya (1947), il termine deriva da una parola ebraica che significa originariamente numero o categoria, con riferimento al Sepher Yetsirah. Nel Sepher Yetsirah, la dieci Sephirot non sono i numeri in sé, ma la decade applicata ai tre elementi, alle sei direzioni e al Soffio o spirito del Dio vivente. Il numero dieci è un simbolo molto frequente negli scritti ebraici: le dieci parole della creazione (maamarot: nel Genesi, l’espressione “Dio dice” ripetuta dieci volte attua la creazione dell’universo), i dieci comandamenti, le dieci piaghe d’Egitto (Mosé brandisce il bastone per dieci volte, in una sorta di procedura magica). Nei sistemi più antichi, le Sephirot erano soltanto tre, e in Azriel da Gerona sono state diversificate piuttosto artificialmente per raggiungere il numero dieci. Nel Sepher-ha-Behir, il loro numero è di sette, corrispondenti ai sette giorni della creazione, e infine nello Zohar divengono dieci. Le prime tre Sephirot costituiscono la “triade superna”, che descrive lo svolgersi del processo creativo nella mente di Dio e per analogia nel pensiero dell’uomo. La prima Sephirah, Keter o Keter Elyon (Sacra Corona), rappresenta il passaggio dal non-manifestato al manifestato, dal mistico Nulla all’abisso visibile nella manchevolezza di ogni essere, la volontà che mette in essere la transizione dal Dio-essenza all’atto di creazione. Hokhmah, la seconda Sephirah, la Saggezza, è il punto originario, un primo inizio dal nulla di Dio, l’intellectus agens (intelletto attivo) che contiene le forme delle cose create. Hokhmah è l’essenza di ogni essere, anche se ancora informe e indifferenziata, quale scaturisce dalla divina Sophia, che racchiude l’essere ideale di tutte le cose. Binah, l’Intelligenza Creatrice, terza Sephirah, dispiega il passaggio dal pensiero di Dio alla manifestazione del cosmo. Essa si chiama anche il “Palazzo”, l’”Edificio”, a indicare che procedendo da questa sfera si costruisce l’edificio del cosmo. Ciò che prima era unificato qui si separa. La terza Sephirah può essere interpretata come Intelligenza, ma anche come Discriminazione: è a partire da essa che l’indifferenziato accede al differenziato. In essa tutte le individualità sono già preformate, ma preservate nell’unità del pensiero divino, che le contempla in se stesso. Per questo Binah è la “madre superiore”, o la “Shekhinah superiore, uno dei due principi femminili in Dio (l’altro è Malkhut, la decima Sephirah, la presenza divina immanente), che contiene nel suo grembo le forme di tutte le cose, complementare a Hokhmah, la seconda Sephirah, che in quanto seme primordiale rappresenta il principio maschile fecondatore. Essa rappresenta la potenza demiurgica: delle sette potenze emanate da essa, le prime sei sono raffigurate simbolicamente con le principali membra dell’uomo originario e raccolte nel “fondamento fallico”, Yesod, il quale è la rappresentanza simbolica del giusto (zaddik), e cioè di Dio che tutela e preserva le forze della generazione entro i loro legittimi confini. La settima Sephirah, Malkhut (cioè la decima dell’albero della vita), rappresenta la “madre inferiore” o la “Shekhinah inferiore”, che con Binah esprime il lato femminile in Dio, ma anche il dominio in cui le radici dell’albero della vita divengono gli elementi dell’esistenza corporea. Un’estesa, insistita, talora sconcertante simbologia sessuale è presente nella Qabbalah, in particolare nello Zohar. Malkhut è la sposa, mentre ora Yesod, ora Tiferet sono lo sposo. L’unione degli opposti è sia il simbolo della devekuth, della comunione dell’uomo con Dio, che della sigizia, dell’esperienza di totalità e integrità dell’uomo che assume il suo lato femminile, e così si rende completo come il Dio al quale anela con tutte le sue forze. Le parole della Bibbia, che Dio creò l’uomo a sua immagine, hanno per i cabalisti un duplice significato: che le forze delle Sephirot vivono e agiscono anche nell’uomo; che il mondo delle Sephirot, che è il mondo di Dio in quanto si manifesta come creatore, può essere rappresentato a immagine dell’uomo.
La menorah, il candelabro a sette braccia, e tre coppe, simbolo delle Sephirot inferiori e della triade superna


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