4.4 – Dalla demonologia al Satanismo

Satana, William Blake, 1757-1827, Londra, Tate Gallery

Giustizia contrasta la Grazia

e sorda alle grida castiga

le membra e gl’animi strazia

diritta crudele la riga

Comunque sia, esiste tutta a una gerarchia della mano sinistra, contrapposta e complementare a quella dell’emanazione. La demonologia cabalistica è estremamente articolata, ed è l’oggetto della cabala popolare, basata sulla magia, gli incantesimi, i sortilegi, le evocazioni. Anche nei sistemi gnostici gli spiriti del male riempiono lo spazio lasciato vuoto dai principi del bene. Ogni demone ha una stella, come ogni angelo. AI 365 arconti psichici che presiedono al macrocosmo e al microcosmo si contrappongono 365 arconti ilici, in un nesso inscindibile tra giorni, ordine del cosmo e parti del corpo umano. Si costituisce così una vera e propria burocrazia dell’aldilà, con un ordine simmetrico e speculare dei principi del bene e dei principi del male. Ognuna delle due gerarchie ha un suo culto, coi propri rituali e i propri officianti. Fin dal Corpus Hermeticum, alla speculazione e alla ricerca dotta si affianca la magia popolare, che ripete a livello involgarito gli stessi modelli. La demonologia della cabala è inizialmente impersonale, successivamente si arricchisce di una complessa e articolata nomenclatura, che poi si ritroverà nella magia popolare e nella magia dotta dell’Occidente. Ma la geografia dell’aldilà è lo specchio e il contrappunto della geografia dell’anima. Il miste e l’invasato possono ascendere all’alto dei cieli o inabissarsi al profondo dell’inferno, ricercando dentro la propria anima il cielo e l’inferno. Molti nomi attribuiti dagli Ebrei ai demoni derivano dai nomi di divinità pagane adorate dai popoli della Palestina, di area fenicio-cananea (moabiti, amorrei, aramei, edomiti, filistei, gebusei, sodomiti, ecc.), e si contrappongono al culto del Dio di Israele, Yahwèh. Anche i nomi di diversi angeli del culto ebraico derivano dalla religione astrale assiro-babilonese. Il Cristianesimo riprende i demoni ebrei e ne fa gli angeli caduti al seguito di Lucifero e partecipi della sua caduta. Per la verità anche i nomi degli angeli ebraici sono stati ripresi in una complessa angelologia tornata in voga con la New Age. Però la storia di Lucifero narrata dal Cristianesimo è frutto di un fraintendimento dell’Antico Testamento. Lì infatti il profeta Isaia lancia un invettiva contro Lucifero, punito con la caduta dal Cielo per la sua superbia: ma si riferisce non al principe dei demoni, ma al re di Babilonia, che i cortigiani chiamavano appunto Lucifero, nel senso di portatore di luce. Poi le interpretazioni dei passi dei profeti ancora una volta si sono succedute, fino a far dire loro quello che non intendevano dire…Comunque l’interpretazione di Lucifero come principio del Male opposto a Dio suscita dei grossi problemi anche in seno anche al Cristianesimo, come dimostra la polemica di S. Agostino contro l’eresia del Manicheismo, che ripropone un dualismo metafisico, dove il Bene e il Male lottano ad armi pari. Questa concezione è incompatibile con l’idea di un Dio Padre Onnipotente, la cui infinita potenza verrebbe limitata da un’antitetica equipollente potenza di Satan. Da un punto di vista etico l’idea di un principio del Male separato dall’essere umano ed esistente al di fuori di lui, confinato per l’eternità in un luogo di perdizione e di espiazione come l’Inferno, dal quale fa comunque delle incursioni nel nostro mondo – che secondo gli esperti negli ultimi tempi sarebbero sempre più frequenti – è comunque rassicurante. Meno lo è un’altra concezione, che vuole una molteplicità di principi del Male, neppure troppo differenti e distanti dall’umano: forme mentali situate a livelli della scala evolutiva inferiori – ovvero più densi, gossolani, materiali, istintuali, meccanici, inconsapevoli – diffuse nell’ambiente, che coinvolgono e influenzano l’uomo entrando in rapporto con i corrispondenti aspetti del suo psichismo. Nell’Islam, Iblis, o Shaytan, è il diavolo principale, che disubbidì ad Allàh rifiutandosi di prostrarsi ad Adamo, da lui creato, sostenendo che solo Allàh era degno di essere adorato, e rendendosi così colpevole di disubbidienza. Gli islamici avviano la lettura del Corano con la formula apotropaica “mi rifugio in Dio da Satana il lapidato”, perché il rito canonico hajj, alla Mecca, prevede la lapidazione di tre colonne nella zona della Aqaba. In alcune sette gnostiche, il serpente veniva glorificato come portatore di conoscenza, in altre si sosteneva che il dio della Bibbia, il demiurgo, fosse in realtà Satana stesso. Da qui l’idea, ripresa in alcuni culti satanistici odierni, che Satana non sia il principio del Male, bensì il ribelle contro il dio creatore o un principio complementare a Dio. Interpretazioni confusive di un nodo irrisolto del Cristianesimo, l’esistenza di un principio del Male opposto ed equipollente al Dio Creatore, giusto e misericordioso, si sono saldate agli aspetti più oltranzisti della cultura della crisi e del rifiuto dei valori convenzionali, di cui a suo tempo la Gnosi si è fatta portatrice, per riproporre un recupero del vitalismo, dell’istintività, dell’autoassertività esasperata, della sfida a Dio nel Satanismo.

La caduta di Lucifero secondo Gustavo Dorè, illustrazione per il Paradiso perduto di John Milton, 1866

Il Satanismo di oggi comprende movimenti con diverse culture e intendimenti (Introvigne, 1994, 1997). Questo cui ci siamo riferiti, erede della tradizione gnostica e manichea, è il Satanismo luciferiano o Luciferismo, che considera Satana un simbolo del Bene, attraverso il quale si può arrivare a un più completo sviluppo del potenziale umano. All’area giovanile, della musica rock, della droga e del ribellismo anarcoide, appartiene invece il Satanismo acido o trasgressivo, spesso un Satanismo “fai da te”, che organizza rituali improvvisati, sotto l’influsso di film, trasmissioni televise, fumetti, e soprattutto di una certa (sub?)cultura musicale, dove i riferimenti satanistici, sotto forma di messaggi subliminari, sono incredibilmente frequenti. Questo perché il rock nasce in Inghilterra, patria di Aleister Crowley, personaggio che pur negando di essere un satanista ha avuto una grande influenza sul Satanismo. Gli eccessi, la violenza, le orge fanno sconfinare questo Satanismo nella devianza, e le prevaricazioni sulla personalità degli adepti hanno portato agli onori della cronaca il fenomeno dei “culti abusanti”. Del mondo degli adulti fa parte invece il Satanismo razionalista, una forma certo più consapevole, che persegue un cammino di perfezionamento spirituale, fatto di prove e di ricerca di conoscenza sul cammino della verità. Per i seguaci di questa forma di Satanismo esso non si risolve meramente nella gratificazione del proprio piacere personale, ma è un percorso arduo che richiede rigore ed autodisciplina in vista dell’acquisizione di una superiore saggezza. Si tratta di una forma di evoluzione interiore da perseguire in solitudine, perché sottomettere la propria riceca all’autorità di un capo o di un maestro è contro i dettami del Satanismo, che pone al primo posto la libertà individuale. Principi ben diversi segue il Satanismo occultista. Qui il Diavolo è adorato e invocato per ottenere favori, da parte di persone di status sociale spesso elevato, attraverso rituali collettivi complessi e scenografici, presieduti da una personalità carismatica. Questa forma di Satanismo è forse quella storicamente più rilevante, a partire dagli intrighi alla corte del Re Sole (la marchesa di Montespan era un’adepta), continuando con vicende letterarie come quella di Huysmans e del suo romanzo Là-bas, che descrive una messa nera, fino ai coup de theatre del massone Taxil e ai satanisti contemporanei, Parsons, LaVey e Aquino. La prossimità di questa forma di Satanismo coi vari movimenti occultisti è evidente, tanto che si sostiene da parte di alcuni che la Massoneria, almeno con certi suoi personaggi, ha contribuito a “sdoganare” il Satanismo. Il Satanismo rimprovera al Cristianesimo l’adozione di una filosofia della rinuncia, un atteggiamento remissivo, la repressione dell’istinto, lo svilimento delle istanze autoassertive e vitalistiche, insomma quella che Nietzche chiamava “la morale del gregge”. Il simbolismo adottato dai satanisti è del tutto sovrapponibile al simbolismo esoterico in generale, e anche la loro ricerca, fatta di rischio, resistenza, sprezzo del pericolo, spesso perseguita in solitudine, presenta tutti i caratteri distintivi dei percorsi iniziatici. Del resto l’affermazione dell’Io inteso come principio cosciente, la padronanza-controllo delle energie interiori, il dominio del macrocosmo e del microcosmo, la ricerca di una crescente autoconsapevolezza sono ideali comuni di diverse correnti dell’esoterismo. In più, l’adesione al Satanismo richiede un genuino atto di fede: sarà fede in un ideale alla rovescia, ma pur sempre di fede si tratta. E qui sta il paradosso del Satanismo: nato come reazione alla sottomissione e all’ottundimento del Cristianesimo, non può prescindere a sua volta da un atto fondativo analogo e speculare a quello del Cristianesimo stesso. Ma, se il Dio o il Gesù Cristo del Cristianesimo è un costrutto mentale, a maggior ragione lo è l’avversario che gli si contrappone, il Satana dei Satanisti. Ha colto questo paradosso un famosto e discusso personaggio dell’inizio del secolo, l’occultista Aleister Crowley, che ha ispirato numerosi satanisti ed argomenta che i satanisti sbagliano perchè credono che il Diavolo esista veramente come persona, e così facendo si mettono sullo stesso piano dei Cristiani, per di più dei Cristiani inferiori, perché i loro metodi sono puerili. I Satanisti peccano di realismo ingenuo, intendendo realismo nel senso della disputa degli universali nella scolastica medioevale: attribuire agli oggetti del pensiero una esistenza indipendente dal pensiero stesso. Crowley li critica anche come occultisti, perché praticano una forma pervertita di magia. Infatti egli si professa ateo e le forze occulte che intende mobilitare non vengono identificate né con dio né col diavolo, perché per lui non c’è altro dio che l’uomo, e Satana è un nome inventato dalle religioni per i loro fini (posizione come abbiamo visto condivisa anche da studiosi contemporanei). Scrive nella sua opera Magick (1976):

Il Diavolo non esiste. E’ un falso nome inventato dai Fratelli Neri per per implicare un’Unità nella loro ignorante confusione di dispersioni.

I Satanisti usano i simboli dell’esoterismo secondo un intendimento che ripercorrendo alla rovescia il cammino del Cristianesimo, diventa oscuro e confusivo; i loro obiettivi – l’acquisizione di poteri e di rivelazioni superiori – malcelano una inflazionata autoesaltazione, tant’è vero che in altre dottrine come lo Yoga i poteri, siddhi, sono considerati una tentazione che fuorvia dal fine supremo. Come il Cristianesimo si era differenziato dal Paganesimo demonizzando gli avversari, così il Satanismo si oppone al Cristianesimo usando alla rovescia i simboli iniziatici, ma fonda la sua adesione al principio del Male reietto dal Cristianesimo sullo stesso atto di fede che è costitutivo del professarsi Cristiano.Abbiamo messo queste note per concludere la tematica del Male nel pensiero religioso dell’Occidente e del Medio Oriente, ricordando che nelle religioni dell’Estremo Oriente l’esistenza di un’entità metafisica intesa come principio del Male è molto più sfumata o addirittura non esiste.

Il demone Beemoth nell’Apocalisse, manoscritto del XV secolo

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