7.3 – Il risveglio di kundalini e il resoconto di un’ esperienza di sovracoscienza


La trasfigurazione di Krishna sul campo di battaglia, miniatura da Jaipur, 1810 ca., particolare

Il serpe ritorto si desta

i loti vibranti trapassa

inonda di fuoco la testa

l’espande nell’etere lassa


Gopi Krishna (1988) rimprovera a Jung un’interpretazione esclusivamente psicologica della pratica meditativa yogica, e un suo uso strumentale per corroborare la teoria della psicologia archetipica. Egli è autore di un resoconto della sua esperienza autobiografica del risveglio di kundalini (1967), che riporta come un’esperienza insolita e drammatica di alterazione delle percezioni corporee e dello stato di coscienza – nei termini di sospensione e ampliamento della coscienza ordinaria, nei i suoi parametri di spazio, tempo e consapevolezza dell’Io – fino a raggiungere uno stato descrivibile come di “sovra-coscienza”, che un profano può scambiare per una crisi psicotica per la sua intensità e subitaneità e per le trasformazioni della personalità che implica. Quello che Jung vede come un rischio dell’applicazione dello Yoga alla mente occidentale, la sua dirompenza, e il rimedio che indica, ovvero la lettura esclusivamente psicologica, appaiono sotto questa luce come una visione riduttiva del tutto. Come nell’Alchimia esistono una via secca e una via umida, così nello Yoga il processo di presa di coscienza di sé e di destrutturazione degli schemi abituali di comportamento può essere improvviso e dirompente, ed è l’esperienza descritta da Gopi Krishna, oppure graduato e pilotato, come in un lavoro diuturno di pratiche corporali e meditative.

Per Gopi Krishna la manifestazione di kundalini è un evento inaspettato e profondamente destrutturante che fa irruzione improvvisamente nella sua vita tranquilla di funzionario governativo. Egli era sì un praticante dello Yoga, come lo era anche suo padre, ma all’interno di un’esistenza del tutto normale, dedita alla famiglia e al lavoro. Una mattina – siamo nel periodo natalizio del 1937 – mentre è immerso nella quotidiana meditazione, egli avverte una strana ma piacevole sensazione alla base della spina dorsale, nella zona del perineo, che dopo qualche istante si estende verso l’alto e cresce di intensità, finché con un fragore simile a quello di una cascata diviene una corrente di luce liquida che entra nel cervello attraverso il midollo spinale. E’ come una deflagrazione: l’illuminazione diviene sempre più brillante, egli si sente oscillare e poi scivolare fuori dal corpo, interamente avvolto in un alone di luce. Il punto di coscienza si allarga sempre di più, circondato da onde di luce, e si distende verso l’esterno, mentre la percezione del corpo sembra recedere a distanza, finchè egli ne perde interamente coscienza. L’esperienza dura un tempo indefinibile, dopo di che il cerchio di luce comincia a restringersi divenendo sempre più piccolo, egli si sente contrarre e ritorna consapevole del proprio corpo. Rimane spossato, debole, stanco, in preda a tachicarda e a un malessere indefinito, con uno sgradevole sapore amaro in bocca. Ma è l’esperienza è stata affascinante: il giorno dopo, egli tenta di ripeterla, con successo, ma così inizia un travaglio che durerà per diversi anni, lo porterà sul punto di impazzire, e trasformerà profondamente la sua esistenza e la sua personalità.

I giorni che seguono, Gopi Krishna sperimenta irritabilità, eretismo psichico, disgusto per il lavoro e le relazioni umane in generale, ritiro, esaurimento, perdita dell’appetito, che si accompagnano alla continua irruzione dei cerchi luminosi, delle lingue di luce viva e degli scrosci che le accompagnano nel suo cervello, rendendogli impossibile il sonno e precaria, istabile, tormentata la veglia. La corrente di luce fluisce incessante dalla base della spina dorsale verso il cervello, in concomitanza con una condizione della coscienza di espansione, ma di grado variabile, essendo questa soggetta a dilatazioni e contrazioni, regolate dal flusso radiante che fluisce dal chakra della base. Egli percepisce una iperattività degli organi sessuali e del metabolismo in generale, che interpreta come dovuta al rifornimento energetico del misterioso processo. Prende ad alimentarsi a piccoli pasti frequenti, e così riesce a sostenersi. La corrente luminosa manifesta una intellligenza e una finalità, attraversando in successione i visceri e i nervi, secondo Gopi Krishna per rinnovarli e purificarli. A tratti egli si vede come una colonna di fuoco vivente, in cui innumerevoli correnti circolano e vorticano, formando spirali e mulinelli, come un mare luce in perenne movimento.

Questo stato non accenna a recedere. Passano alcuni mesi, nel corso dei quali Krishna deve peraltro continuare ad attendere alle ordinarie occupazioni: il lavoro, sempre più estenuante, e la famiglia, dove per fortuna una moglie molto comprensiva allevia per quello che può la sua sofferenza, mentre parenti e amici non mancano di stargli vicini. La notte è perseguitato da forme allucinatorie, di carattere terrifico, rapidamente congianti, scintillanti e vorticanti. La nube luminosa ormai lo accompagna ovunque; a volte egli percepisce al suo interno una più brillante radianza emanante da una forma eterea e luminosa con una faccia a mala pena distinguibile, che emette una luce così morbida, incantevole e carezzevole da inondare la mente e ogni fibra del suo essere di felicità e pace divina. Questi veri e propri stati estatici sono accompagnati da un’espansione del campo coscienziale, che da un’unità centrata sull’Io diviene un cerchio di luce più vasto, ingrandentesi fino ad un apice, in cui l’Io resta com’era, ma è circondato da un brillante globo conscio di notevoli dimensioni. Vi sono in questi momenti un ego conscio e un vasto campo di consavolezza, corrispondente al Sé, coesistenti e distinti ma nello stesso tempo uniti.

La dea Durga-Kali nell’atto di distruggere i demoni Shuma e Nishumba, dipinto su legno del Tanjore, Arles, coll. priv.

Anche i sogni di Gopi Krishna cambiano, divengono vividi e fantastici, stagliati sullo sfondo brillante dell’estesa luminosità interiore. Egli vi viene trasportato in un paese di favola dove, vestito di luce, scivola di luogo in luogo, leggero come una piuma. Sperimenta una sensazione di sicurezza e appagamento, l’assenza di qualsiasi disturbo e dissonanza, un senso di pace e felicità che da alla sua personalità onirica un aspetto di unità e piacevolezza. La vivida impressione dei sogni resta anche durante il giorno, per quanto diminuita, e senza il senso di esaltazione provato nel sogno; raramente egli ricorda di aver sperimentato durante la veglia la visione beata della personalità estesa. Certo è che da dopo il risveglio di kundalini egli vive in uno stato “sospeso”, a metà tra un mondo invisibile fatto di luce e beatitudine, e la realtà quotidiana coi suoi ineludibili obblighi, ch’egli deve continuare a fronteggiare. Nello stesso tempo, il suo organismo intero è chiamato ad adattarsi ai dispendìosi processi metabolici necessari a sostenere l’aumentata attività cerebrale richiesta dallo stato di supercoscienza, che egli avverte essere alimentata da un iperattività degli organi genitali, stravolti dalla loro funzione sessuale, e dall’accelerato metabolismo energetico, testimoniato ad esempio dalla tachicardia. Si spiega così come mai lo Yoga richieda agli iniziati il conseguimento di un’efficienza fisica straordinaria, quale quella richiesta nel mantenimento a lungo di difficili posizioni, nella ripulitura dei visceri, nel trattenere il respiro quasi fino all’asfissia: il faticoso tirocinio è necessario per preparare la mente e il corpo all’esperienza di sovracoscienza, l’una col sostenere uno stato percettivo sopraelevato, l’altro un affaticamento metabolico inusuale.

Una volta l’esperienza di sovracoscienza è preceduta da una sensazione estatica in tutto il corpo, che, una volta concentrata e intensificata, ascende con una sensazione ancora più piacevole per riversare nella regione superiore del cervello il flusso di una radiante secrezione nervosa: questo fenomeno gli richiama il flusso d’ambrosia che secondo il kundalini Yoga irrora il saharasrara chakra al momento dell’unione di Shiva e Shakti. Successivamente si sente trasportato in una sfera supersensoria, dove si ritrova immerso nell’illimitato oceano dell’essere incondizionato, carezzato da lucenti onde di indescrivibile bellezza. In questi stati avverte che l’Io, o il Sé cognitivo che dir si voglia, abbandonato il sicuro ancoraggio del corpo, ed è sollevato dalla forte marea di rilucente coscienza verso un’esistenza di tale intensità e potere da rendere tutto ciò che si può immaginare sulla terra insipido e trito; un’esistenza in cui, libero da legami e da limitazioni, si trova immerso in un universo immateriale immenso e sublime, sì che l’elemento umano ancora rimasto in lui, anche al vertice dell’esperienza, osserva stupefatto e compreso di timore reverenziale.

Un’altra volta, trapassa improvvisamente e spontaneamente in una condizione di esaltazione e di espansione, simile a quella provata la prima volta, ma in cui al posto della luce è subentrata un’ormai usuale penetrante radianza argentea. Si sente trasformato in una personalità titanica, consapevole di un immediato e diretto contatto con un universo intensamente conscio e con una inesprimibile e meravigliosa immanenza tutt’intorno a lui. Il suo corpo e gli oggetti tutt’intorno sembrano semplici fantasmi di fronte a questo reale, interpenetrante e permanente oceano dell’essere, che si estende illimitato in ogni direzione e allo stesso tempo sembra non più grande di un punto infinitamente piccolo. A questo punto l’intera esistenza, di cui il suo corpo e l’ambiente sono parte, si riversa come una radiazione. L’illimitato oceano di coscienza in cui si trova immerso è infinitamente grande e infinitamente piccolo allo stesso tempo, grande rispetto al mondo, piccolo rispetto a se stesso, senza misura, senza forma e grandezza, niente e tutto allo stesso tempo.

Dopo alcuni anni, Gopi Krishna riesce a integrare l’esperienza del risveglio di kundalini e dell’acquisizione di uno stato di sovracoscienza nella pecedente personalità. Egli dice che continua a condurre una vita di uomo comune, come ha sempre pensato e pensa di essere, che non ha mai lasciato che qualche idea sbagliata su di sé attecchisse in lui in seguito al nuovo sviluppo, che si occupa delle sue faccende nello stesso modo di prima; gli rimane una consapevolezza più estesa, l’esperienza di un campo di coscienza in continua espansione e di una lucentezza degli oggetti di percezione interna ed esterna in continuo aumento che, questa sì, gli fa pensare di essere interiormente diverso dagli uomini comuni, benché esternamente del tutto simile a loro, vivendo egli in un mondo smagliante di colori brillanti di cui gli altri non sono a conoscenza. I momenti di ineffabile felicità e di incomparabile pienezza e beatitudine, lo hanno ampiamente ripagato compensato dei periodi di intensa angoscia, sofferenza fisica, smarrimento e prossimità alla pazzia, che erano il prezzo da pagare per l’acquisizione di uno stato di coscienza superiore.

Shiva con la sposa Parvati seduti sul toro Nandi, dipinto del Tanjore, Arles, coll. priv.

PDF Printer    Send article as PDF to

§ One Response to “7.3 – Il risveglio di kundalini e il resoconto di un’ esperienza di sovracoscienza”