La discesa del Buddha dal cielo nella città di Sankasya, su una triplice scala, d’argento a destra con il dio Indra, di cristallo al centro, d’oro a sinistra con il dio Brahma, pittura murale thailandese, XVIII sec., Bangkok, Museo Nazionale
Di vera natura ignoranza
la nostra esistenza rimena
la brama riprende sostanza
c’avvolge l’eterna catena
Le realtà ultime, per noi irraggiungibili, di cui si parla nei discorsi del Buddha sono i dharma, vocabolo sanscrito dall’ampio alone polisemantico difficilmente traducibile. Al singolare significa verità, religione, legge, al plurale elementi, fattori costitutivi. Essi sono realtà separate che comportano un determinato effetto ma di per sé non possono venire adeguatamente attualizzate e spiegate. Il concetto di dharma comprende solo cose semplici, e dunque esclude i prodotti concreti ed empirici naturali ed artificiali, e tutti gli esseri viventi, considerati come combinazioni di più dharma. Sono dharma le leggi, gli ordinamenti, i precetti, i comandamenti, i doveri, le dottrine, ma anche gli elementi universali, le facoltà sensitive, i fattori vitali, i processi mentali, le relazioni, le facoltà psichiche, le tappe del ciclo vitale, l’energia, le azioni. I dharma sono delle esperienze oggettive, delle forze concretamente osservabili, la cui esistenza è conosciuta tramite il loro effetto.
Nel mondo della mutazione, i dharma sono pure mutevoli, nascono senza mai essere stati prima e spariscono nuovamente, una volta esaurito il loro effetto. Ogni dharma nasce per interdipendenza funzionale da altri dharma, in una catena di reciproca causazione di tutte le cose. Non vi sono, pertanto, realtà sensibili esistenti indipendentemente l’una dall’altra o in possesso di esistenza autonoma sulla terra, né sostanze spirituali immortali e durature che possano rappresentare un’unità immortale, diversa dal corpo. Solo la velocità con cui si compiono i processi mentali, la loro continuità e la loro indissolubile trama provocano l’illusione dell’io, di una qualche entità spirituale o psicologica che possa rappresentare un’unità immutabile diversa dal corpo, che rimarrebbe la stessa dalla nascita alla morte, preesisterebbe all’esistenza terrena e dopo di essa trasmigrerebbe in un altro corpo. La mente è a sua volta costituita dalle differenti combinazioni dei dharma, suddivisi in cinque skandha (aggregati), che significa componente o agglomerato (di dharma), e quindi facoltà psichica: la corporeità sensoriale, inizio dell’individualità e dell’esistenza separata (rupa); la sensazione (vedana); la percezione, o sensazione consapevole e discriminativa, e che risulta dall’organizzazione e dalla categorizzazione delle sensazioni (samjna); l’insieme delle pulsioni, delle motivazioni, delle emozioni, dei pensieri e delle forze karmiche che costituiscono l’attività mentale che segue alla percezione (samskara); infine la coscienza (vijnana), che coordina tutte queste attività mentali. Nessuno di questi skanda può essere considerato indipendente dagli altri o autonomo, neppure la coscienza, che dipende dai dharma delle realtà sensibili e delle altre facoltà mentali.
La negazione di una monade spirituale indipendente dal corpo non contraddice l’idea di una remunerazione karmica, che è resa necessaria dalla convinzione che nessuna causa può rimanere senza effetto, e che, nell’interdipendenza di ogni divenire, anche le forze morali non possono essere senza conseguenze. Gli impulsi della volontà (samskara) sono la causa per cui la coscienza continua ad essere, coi suoi meriti e le sue colpe, anche dopo la morte dell’individuo. La nuova coscienza non è identica al defunto, il cui corpo, da cui dipendeva, è in decomposizione, ma non è neppure diversa da lui, perché il nuovo essere scaturisce da quello precedente, in un flusso continuo in cui la coscienza, a sua volta entità condizionata e interdipendente, scompare e riappare senza interruzione.
Per il Buddhismo, nessuna cosa esiste da sola indipendentemente dagli altri fattori, e quindi, come il tempo di oggi è inestricabilmente connesso al tempo di ieri e a quello di domani, lo stesso vale per le nostre esistenze. Il provenire di una nuova personalità da quella di un trapassato e d’una personalità futura da quella di un vivente si compie tramite l’insorgenza per nesso causale, che passa per dodici termini, i dodici anelli dell’originazione interdipendente.
Il principe Gautama nelle pitture murali di Ajanta, Maharashtra, India
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La radice dell’esistenza condizionata è l’ignoranza: dall’ignoranza (avidya), il non conoscere la verità, scaturiscono
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i samskara, le tendenze motivazionali, gli impulsi all’azione, e in generale le attività mentali condizionate che danno forma al karma. Da essi proviene
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vijnana, la coscienza che è il nucleo dell’essere individuale. Dalla coscienza nasce
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nama-rupa, il nome e la corporeità, vale a dire l’individualità psichica e corporea di un essere, che si forma nel grembo materno. Dall’individualità si forma
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shad-ayatana, la molteplicità dei sensi. Dai sensi nasce
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sparsha, il contatto, ovvero lo stimolo sensoriale prodotto dalla relazione col mondo esterno; dal contatto si origina
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vedana, la sensibilità. Da questa nasce
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trishna, la sete, la brama. Da questa a sua volta
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upadana, l’attaccamento alla vita, una bramosia divenuta cronica attraverso l’abitudine. Da qui origina
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bhava, il divenire karmico, il presupposto di una nuova esistenza, da cui proviene
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jati, una nuova nascita, e successivamente
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jara-marana, l’invecchiare e il morire.
Per ignoranza si intende non una semplice nescienza, ma il non conoscere la propria condizione originale. In realtà il samsara (trasmigrazione) e il nirvana (illuminazione o realizzazione) sono entrambe la nostra stessa mente e la nostra coscienza, la cui natura è pura (la purezza della mente consiste di vacuità e luminosità) e dal principio è all’origine di queste due opposte condizioni. Ostacoli transeunti precludono la percezione e la consapevolezza dello stato di purezza originario, dando origine alle visioni karmiche, fantasie, pensieri, azioni illusorie creati dalle passioni, e più precisamente dai samskara, tendenze motivazionali, che sono un residuo irrisolto delle passate esistenze. In questo modo le azioni positive e negative si accumulano, e divengono cause di effetti nelle esistenze future, caratterizzate da passaggi da una sfera di esistenza all’altra a seconda dei karma accumulati. Le costruzioni mentali illusorie prodotte dai samskara si manifestano nello stato di Bar-do, dove esse determinano il destino successivo del defunto.
Il primo sermone del Buddha, nel Parco delle antilopi, che sono raffigurate ai lati della Ruota del Dharma, pittura murale tibetana, XVII sec., Roma, Museo Nazionale d’Arte Orientale



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