Milarepa al centro di un thanka raffigurante scene della sua vita, guazzo su cotonte, Tibet, XVIII-XIX sec., Stoccolma, Folkens Museum Etnografiska
Destino a suoi sogni conforme
da coppia in amplesso prenota
un feto nel grembo che dorme
riprende di vita la ruota
Se il defunto manca anche questa possibilità, se ha paura delle luci della saggezza e si lascia attrarre dalle luci impure, è destinato a prendere un corpo in una delle sei sfere, ripercorrendo la strada del samsara. Per attenuare questo oceano di sofferenza, gli si apre ancora la strada del Bar-do della rinascita, attraverso il quale può raggiungere il Nirmanakaya, il Corpo della Creazione, in cui la natura-di-buddha si manifesta sulla terra, e ottenere di reincarnarsi in una situazione più favorevole dove ha modo di trovare l’insegnamento che gli compete.
A questo punto l’anima del defunto che non ha saputo sottrarsi all’attrazione delle sfere d’esistenza scende a livelli via via più bassi di realizzazione, dove viene sempre più irretita dai desideri legati alle sfere stesse. Questo la porta a sentire acutamente la mancanza di un corpo fisico per poterli soddisfare, a desiderare intensamente di averne uno, e a sperimentare pene terribili dovute alla sua mancanza. Essa infatti ha solo un corpo mentale, di natura luminosa, il corpo mentale dell’esperienza del Bar-do. Con questo essa può esperire l’aggressività, l’attaccamento, la passione e l’ignoranza, sentire la fame, il freddo e la propria condizione di precarietà e di carenza dovuta alla mancanza di un corpo, e arriva a sempre più desiderarne uno. L’istruzione è di vincere questo intenso desiderio e riposare nell’inazione, comprendendo che la natura della vacuità è luminosità e che la natura della luminosità è vacuità, e che l’indissolubile vacuità-luminosità è il quarto corpo del Buddha, Svabhavikakaya, il corpo essenziale della natura intrinseca, che trascende gli altri tre.
Il corpo mentale del defunto ormai va errando nel Bar-do successivo, il Bar-do della rinascita, e ha l’impressione che il suo vagare sia alla ricerca di un corpo. Prova a entrare nel suo corpo precedente, ma questo è ormai corrotto, congelato, rinsecchito o putrefatto, e la sua disperazione si accresce.
Illustrazione dal Gold Manuscript, Tibet, XVII sec., coll. Fournier
Il corpo che il defunto aveva nella vita passata si dissolve, e quello della vita futura diventa sempre più chiaro. Le luci delle sei sfere di esistenza brillano, e quella in cui egli sta per rinascere brilla più chiaramente. Ancora il suo corpo non ha ombra, e l’acqua non riflette la sua immagine. Però tutto ciò su cui si concentra diventa concreto. Perciò gli viene raccomandato di non avere pensieri negativi. Egli giunge nei pressi di coppie che fanno l’amore. Se è di sesso maschile, è preso da odio e rivalità verso l’uomo, desiderio e gelosia verso la donna; all’opposto se è di sesso femminile. Irretita nel gioco di queste opposte passioni – descritte in altro contesto da Freud come complesso d’Edipo, che è il nucleo delle modalità relazionali, del carattere e della sofferenza psicologica dell’individuo, e il cui assetto evidentemente per i tibetani è stabilito al momento della scelta dell’incarnazione, come a dire che il destino dell’individuo è deciso nell’atto d’incarnarsi – l’anima del defunto brama l’ingresso nell’utero della donna, che apre le porte alla futura incarnazione. Nel momento dell’incontro tra lo sperma e l’ovulo, prova uno stato di beatitudine orgastica, dopo di che la sua coscienza si dissolve, per ritrovarsi ignaro delle sue esistenze trascorse nella mente dell’embrione. Le istruzioni del Bar-do riguardano la raccomandazione ad accettare con equanimità un ingresso in utero a prescindere dall’apparenza, e a scegliere in maniera consapevole una sede e delle persone favorevoli, ovvero evolute e in grado di offrire delle opportunità, per la prossima esistenza. Ma vi è comunque una possibilità estrema: al termine di una serie di rivelazioni che si sono susseguite come i gradini di una scala, si impartiscono al defunto le istruzioni per chiudere l’ingresso in utero, si deviano passione e aggressività, e si ottiene che la mente riconosca se stessa e la sua luminosità e giunga alla liberazione, senza doversi reincarnare.
Le istruzioni durante il Bar-do della rinascita sono essenzialmente di due tipi: di fronte alle coppie che fanno l’amore, e all’intenso desiderio di intrudervi, meditare sulla coppia perfetta formata dallo Yi-dam e dalla sua compagna, per chiudere l’ingresso in utero; se ciò non avviene, mantenere un atteggiamento mentale di equanimità e di imperturbabilità per scegliere la migliore incarnazione possibile per la propria evoluzione.
Così si può realizzare il Nirmanakaya, il Corpo Buddhico della Creazione o dell’Emanazione, che è la comprensione dell’inarrestabile sorgere in qualsiasi forma della vacuità della mente.
Mandala tibetano raffigurante un chorten con sedici terrazze (i sedici livelli da superare per ottenere il risveglio spirituale) e al centro il mantra Om mani padme hum (il gioiello dentro il loto)



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