9.1 – Figure di Teosofi dell’Occidente: Plotino e i Neoplatonici


Le corrispondenze: l’armonia degli ossicini dell’orecchio interno indicati da Pitagora, e la musica cosmica, Athanasius Kircher, Musurgia Universalis, Roma, 1650

La ricerca di forme di conoscenza e rivelazione che mettano l’uomo in contatto con le fonti dell’Essere comincia col Neoplatonismo. Per Platone il fondamento dell’universalità e della necessità dei nostri concetti è costituito dalle idee, modelli eterni e immutabili, concepiti come come essenze incorporee, aventi una propria oggettività, che costituiscono un mondo, l’iperuranio o mondo delle idee, diverso a quello sensibile, che ne è solo la copia sbiadita e la pallida immagine, essendo esso la vera realtà. Il mondo sensibile è mutevole e le opinioni che abbiamo su di esso approssimative: a fronte di esso, le essenze ideali, che si trovano nel mondo delle idee, permangono sempre identiche a se stesse, e solo per partecipazione ad esse le singole cose ne acquisiscono la qualità. L’anima può raggiungere la conoscenza delle idee eterne non per esperienza, ma per reminiscenza, perché le ha contemplate in una vita anteriore, ed entrando nel corpo le dimentica; tuttavia, venendo in contatto con le cose materiali, ne ritrova il ricordo (anamnesis), superando l’impedimento dato dal corpo e dalla materia. Esiste una mediazione tra il mondo ideale dell’Essere e la conoscenza umana, data dalle forme miste, che discendendo dall’unità delle essenze alla molteplicità delle cose sensibili, acquisiscono la realtà del finito inteso come proporzione e misura governati dal numero.
Fiorito ad Alessandria dal III al VI secolo d.C., il Neoplatonismo è il sistema di pensiero platonico sviluppato da Plotino (205-270 d. C.), e ampliato dai suoi successori Porfirio (232-305 d. C.), Giamblico (250-330 d. C.) e Proclo (410 ca.-485 d. C.) presso la scuola di Atene. Esso persegue una sintesi tra elementi culturali diversi e talora incompatibili, venuti a contatto nel crogiolo di idee dell’Ellenismo, e che si rifanno al Pitagorismo, all’Aristotelismo, allo Stoicismo, e alla religiosità di ispirazione ebraica e genericamente orientale. Dio è l’assolutamente incomprensibile e assolutamente ineffabile, di cui si può dire solo che è l’Uno. Trascende l’Essere e il Pensiero, irradia d’amore tutte le anime, che ricercano l’unione con Lui attraverso la conoscenza, la perfezione interiore e l’esperienza mistica. Nella visione neoplatonica del mondo come di una catena verticale, all’inizio vi è l’Uno, l’origine di tutte le cose, che sprigiona tre piani fondamentali attraverso mutazioni della sua natura: la Mente Divina (Intelletto) che contiene le divinità e le Forme o Idee platoniche; l’Anima Mundi, che è la vita; e il Cosmo, il mondo fisico visibile. La realtà deriva dall’Uno per emanazione, di cui il primo grado è il Logos, il Verbo o Intelletto Divino, che racchiude in sé le idee di tutte le cose esistenti possibili. Dall’Intelligenza emana l’Anima, principio vitale dell’universo corporeo. Quest’ultimo è formato dalla Materia (Hyle), ed è imperfetto perché essa non deriva dall’Uno per emanazione, ma ha solo un’esistenza negativa essendo per essenza privazione di realtà e di bene. L’Uno, l’Intelligenza e l’Anima del mondo sono le tre ipostasi della trinità neoplatonica. L’essere generato aspira a risalire alla perfezione che lo ha emanato, perché tutto viene dal Bene e tutto ritorna al Bene. Nel cammino a ritroso di ritorno a Dio, l’anima umana, che è parte dell’Anima Mundi, mira a ricongiungersi all’Uno, e per far ciò deve passare attraverso i vari gradi della contaminazione corporea ed affrancarsene; perviene così ad uno stato di abbandono di sé e totale dedizione a Dio, nel quale si realizza l’estasi.

Al di sotto delle ipostasi divine c’è la Materia, un principio indeterminato e privo di forma, invisibile quando è al di fuori delle determinazioni, sempre in divenire, che provoca l’instabilità e il Male sulla Terra. Esso è di ostacolo alla realizzazione degli dei, delle Forme e dei principi, che però per attualizzarsi devono essere presenti anch’essi sulla Terra. Il mondo visibile, che esiste in una materia, in un tempo e in uno spazio sempre fluttuanti, è un riflesso imperfetto del regno divino. Nell’Uno non ci sono tempo, spazio e materia, ma una realtà olistica, in cui tutte le unità sono interrelate e compenetrate in Esso. Le specie animali e vegetali, gli oggetti, i principi astratti, le qualità e le relazioni esistono nella Mente Divina, e sulla Terra come copie delle essenze perfette del divino. L’Anima collega quest’ultimo col mondo visibile, attraverso tre piani intermedi: quello degli dei, quello delle Forme, e quello dei principi. La realtà è data da una serie di anelli concentrici che partono dall’Uno passando dalle divinità invisibili, alle stelle, ai pianeti, per arrivare sulla Terra corporea e visibile. Ciascun anello della catena produce quello sottostante senza perdere le sue qualità, e allo stesso tempo è partecipe della natura del livello superiore.

Plotino


L’Anima Mundi è l’anima universale che è presente ovunque e che costituisce la vita di quell’animale cosmico che è la Natura. Essa deriva dall’Intelletto Divino e collega ad esso i mondi visibili. Il più elevato è quello delle stelle fisse, che ruota immutabile intorno alla Terra, e rappresenta l’Uguale, il divino nel mondo materiale. Poi ci sono le stelle planetarie, che ruotano attorno alla Terra, e rappresentano il Diverso, perché con le loro orbite rappresentano il cambiamento. Come spiega Proclo nel suo Commentario al Timeo di Platone, stelle e pianeti sono tutti composti dai quattro elementi, ma in essi allo stato più puro il fuoco è dominante e la terra soccombente. Andando verso la Terra, c’è una catena discendente in cui in ogni stella e pianeta un elemento è dominante e uno soccombente, finché sul nostro pianeta i quattro elementi sono allo stato grezzo, la terra è dominante e il fuoco soccombente, rappresentando ciò il massimo grado di imperfezione.
Plotino sottolinea che le stelle non provocano tutti gli eventi sulla Terra. Esse sono solo uno dei fattori che influenzano l’uomo: inclinano, non determinano. Sono un sistema di segni, che esprime a un livello basso e visibile l’ordine eterno del mondo immateriale. Il fatto che i segni siano interpretabili non significa che essi siano agenti effettivi: Plotino impiega la metafora della ballerina, i cui movimenti del corpo sono gli eventi del cosmo, mentre i gesti sono le configurazioni delle le stelle e dei pianeti. I gesti della ballerina non decidono cosa comunicherà il suo corpo più di quanto le stelle non determinino i cambiamenti del mondo sensibile, le vere cause degli eventi e dei significati sono il cosmo in sé e la ballerina in sé.
Quando l’anima individuale discende dal suo luogo d’origine nella Mente Divina lungo le stelle, assume una serie di influssi che nel suo insieme costituisce il “veicolo eterico”, o “corpo astrale”, di natura luminosa e sottile, come i fluidi che lo costituiscono. Se al momento della morte il corpo astrale sarà abbastanza leggero nonostante i residui della vita trascorsa, ascenderà, se sarà pesante, sprofonderà e si reincarnerà. La purificazione si attua attraverso la conoscenza filosofica e la teurgia, ed è un richiamare alla memoria le Forme originali. Il corpo astrale è il rappresentante individuale dell’Anima Mundi, il principio di vita che contiene le “ragioni seminali”, i germi di tutte le cose. Esso sconfina in basso nel corpo fisico, con le emozioni, e in alto nel corpo spirituale, con la ragione. Possiede una facoltà, l’imaginatio, che non è solo l’immaginazione, ma la capacità di visualizzazione, ovvero lo strumento per la trasformazione spirituale e l’ascesa verso i livelli superiori dell’Essere (cfr. il mundus imaginalis del sufismo). Il processo di anamnesis, di ritorno all’Uno, non richiede l’ascetismo, ma la temperanza, il superamento delle passioni e il risveglio delle emozioni e dei pensieri più elevati. La materia distrae l’uomo attraverso le percezioni sensoriali e le tentazioni delle passioni, che alterano, deprimono e destabilizzano, e lo conduce a modi di pensare parziali, grossolani, materialistici. Attraverso le pratiche meditative l’uomo può superare le passioni e richiamare alla mente le Forme divine, lasciarsi alle spalle la Materia e fare ritorno al divino, sfuggendo i cicli di reincarnazione, provocando effetti tangibili su se stesso e sul mondo (Stein, 2004).

Cosmogramma pitagorico-eremtico, M. Cooper, The Phylosophical Epitaph, Londra, 1673

Gli esseri umani, infatti, attraverso un legame di simpatia, sono in comunione con tutto il creato: esso è il principio di corrispondenza tra tutti i piani di realtà, in virtù del quale tutte le cose cercano il proprio simile tra le antipatie della materia, e inoltre aspirano agli dei, alle Forme, ai principi cui sono intimamente collegate e che le rappresentano nella Mente Divina. La rispondenza tra piani diversi della realtà dà origine alle qualità occulte delle cose, che derivano dalle stelle e dalle ragioni seminali contenute nell’Anima Mundi, e in ultimo dalle idee dell’Intelletto Divino, e operano generando dei simili, cioè rendendo gli oggetti naturali più simili a se stessi. Questo legame di simpatia presente nel Cosmo dà origine alla magia, alla teurgia e al misticismo. La Magia è l’utilizzo di mezzi semimateriali come sortilegi e incantesimi per produrre effetti nel mondo visibile. Il Magus neoplatonico ha la conoscenza per individuare le proprietà occulte nelle pietre, nelle piante, negli animali comuni, e le usa per attualizzare in oggetto naturale una corrispondente qualità soprasensibile. Le virtù occulte sono tali perché non visibili né misurabili, esistono temporaneamente in determinati oggetti, hanno la loro fonte nell’Anima Mundi e da qui nella Mente di Dio. La sua dottrina consente al Mago di mettere in relazione ciò che sta in alto con ciò che sta in basso, manipolando la Natura secondo la propria volontà; ma in ciò egli usa un procedimento meccanico, perché le leggi secondo cui procede secondo i propri intendimenti leggi sono comunque oggettive e reali, anche se riguardano proprietà occulte. Pertanto un tal tipo di procedure si chiama magia naturalis, e si distingue dalla magia daemoniaca che invece agisce cercando il contatto con le gerarchie di intelligenze inferiori del mondo sublunare, personalizzato e politeistico. La Teurgia, infine, ricerca il contatto con esseri divini e soprannaturali attraverso l’elevazione della capacità di comprensione e l’esecuzione di riti concreti e oggetti materiali che mettono in moto la loro influenza. Nel primo caso, si perseguono alterazioni dello stato di coscienza, che possono essere indotti con droghe, fumigazioni, rituali ipnotici, o più semplicemente con le pratiche meditative; nel secondo, si invoca la presenza dell’essere soprannaturale attraverso varie procedure, dalla fabbricazione di statuette recanti l’effigie del dio come descritto nel Corpus Heremticum, alle moderne sedute medianiche, ai fenomeni di trance collettiva dei culti afro-brasiliani, il candomblé e l’umbanda.
Dopo Plotino la figura dominante del Neoplatonismo divenne il “divino Giamblico”, che nei Misteri Egiziani sostiene che la teurgia è superiore alla filosofia nel compito di raggiungere i piani più elevati dell’Essere, perché fornice le procedure con cui l’anima partecipa al divino, e il veicolo dell’ascesa dell’anima individuale verso le regioni celesti e l’Anima Mundi. Attraverso la magia cerimoniale, l’operatore ripristina il giusto allineamento delle forze celesti, sviato dall’opera imperfetta del Demiurgo, e rimette in moto le forze dell’anima permettendo loro di ristabilire il contatto con le loro omologhe celesti; così, conformatosi alla volontà cosmica, egli può divenire cosciente del suo posto nell’universo ed essere partecipe delle divinità, riunificando microcosmo e macrocosmo.
Proclo scrisse un commentario sugli Oracula Caldaica, raccolta di esametri del II sec. d. C., attribuita a un teurgo di nome Giuliano, di cui restano solo dei frammenti: esso contiene istruzioni sulla meditazione privata, che si ricollegano alla teurgia, basate sull’allontanamento dalla percezione sensoriale, dalla concatenazione spontanea dei pensieri e dal ragionamento comune – procedura affine alle moderne tecniche di meditazione – per trovare un legame con le regioni celesti attraverso la “simpatia”. Il ricordo delle Forme eterne (anamnesis) opera il ritorno ad esse; il simbolo, grazie alla sua forza associativa, facilita l’imaginatio, l’evocazione attiva del mondo spirituale. A Proclo si deve la nozione del ritmo triadico del processo cosmico, che precorre la dialettica hegeliana. Il processo di emanazione di ogni essere dalla sua causa avviene in tre momenti, il permanere in sé della causa, il procedere da essa, il ritornare a essa. Il punto di partenza è l’Uno, dal quale procedono le Enadi (Unità), anch’esse divinità e intermediarie tra l’uno e l’Intelletto, e infine l’Intelletto. Questo a sua volta si divide in tre momenti, e la quarta fase dell’emanazione è l’Anima, costituita anch’essa di vari aspetti. I vari gradi del processo emanativo si moltiplicano e vari di essi vengono identificati con gli dei dell’Olimpo.

Giamblico

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