The Theosophical Path, ed. Katherine Tingley, Point Loma, California, USA, 1926
Al di là dell’involuzione dogmatica e istituzionale della sua dottrina, nella quale si può comunque ravvisare un retaggio di quel protestantesimo verso cui fu sempre ambivalente, Swedenborg ha avuto una notevole influenza sull’occultismo a lui posteriore. Nella sua visione mondo spirituale e mondo naturale sono manifestazioni diverse della stessa sostanza, con un’enfasi quasi romantica sul lato spirituale, che si contrappone all’arido razionalismo dell’Illuminismo contemporaneo. Lo Swedenborgianesimo ha in certo senso sdoganato il mondo degli spiriti, facendone oggetto di studio e di sperimentazione, e preparando il terreno per gli spiritisti dell’Ottocento. La credenza che nel mondo materiale operassero delle forze spirituali faceva parte del senso comune, però la dottrina di Swedenborg fu la prima a parlarne diffusamente, a darne una spiegazione e una sistematizzazione, e a non ascrivere queste forze al diavolo e alle schiere del Male.
Altrettanta influenza ebbe nel secolo XIX, per ragioni diverse, Helena Petrovna Blavatsky (1831-1891). Ella fu considerata o un’avventuriera o una grande iniziata russa che dopo aver girato il mondo alla ricerca delle fonti della saggezza, era stata cooptata dalla Grande Loggia Bianca e da Maestri o Mahatma dediti per suo tramite all’avanzamento e all’emancipazione dell’umanità dalla sua condizione di ignoranza e di asservimento alla materia. Il suo Teosofismo si presenta come un esoterismo fondato sulla più antiche tradizioni sacre, alcune delle quali sarebbero state scoperte e commentate da lei stessa, e su istruzioni orali dirette, che consistono in contatti con i Maestri invisibili, ottenuti mediante esercizi di meditazione. Il progetto della Blavatsky e dei suoi affiliati, primo dei quali il suo convivente, il colonnello Olcott (1832-1907), militare in pensione, avvocato e membro della Commissione Federale che indagò sull’assassinio di Lincoln, era la formazione di un nucleo di fratellanza universale, lo studio comparato di religione, scienza e filosofia, l’esplorazione delle leggi nascoste della natura e dei poteri innati dell’uomo. Accanto a questi c’erano però altri obiettivi: ridare vita all’esoterismo occidentale e combattere il cristianesimo dogmatico, facendo della Blavatsky il Cagliostro del XIX secolo e infine trovando un nuovo messia – che fu individuato in Krishnamurti – reincarnazione dello stesso Cristo, che ricongiungesse Oriente e Occidente; più nascostamente, favorire la rinascita culturale e la riforma sociale dell’India, allora colonia britannica. La Blavatsky era per questo in sintonia con l’atmosfera culturale del tempo che, dopo aver riscoperto l’Egitto come fonte dell’antica saggezza, ora si rivolgeva alla tradizione indiana, conosciuta in Occidente grazie agli studi sul sanscrito di Friedrich Max Muller (1823-1900). Dopo un primo testo, Isis Unveiled (1877), che era un iniziale tentativo di sintesi dell’occulto, ella espose più diffusamente le sue convinzioni in The Secret Doctrine (1888), che si presentava come un commentario ad un misterioso libro, Le stanze di Dzyan, che l’autrice dichiarava di aver trovato sull’Himalaya, e la cui dottrina le sarebbe stata insegnata dal contatto spirituale con due mahatma (grandi anime), Morya e Koot Homi. In essa la Blavatky asseriva un’”antica saggezza”, che non sarebbe mai venuta meno, e che si era tramandata nei secoli attraverso la Gnosi, l’Ermetismo, i Sufi, i Drusi, le società segrete, e inoltre nei miti, nelle leggende e nelle religioni. Questa conoscenza occulta costituirebbe un sistema parallelo che si oppone alla conoscenza ufficiale, al tempo delle Blavatky rappresentata dalla religione tradizionale ma sempre di più dalla scienza. Essa sostiene una teoria dell’energia universale che esiste in tutte le cose, è chiamata con diversi nomi – etere, prana, vril, forza odica, magnetismo animale – ma può essere incanalata da coloro che sono in grado di apprenderne i segreti non attraverso le dottrine ortodosse ma meglio attraverso le discipline occulte, magia, astrologia, chiaroveggenza.
L’universo secondo la Blavatsky è composto di spirito e materia. Lo spirito è più vicino alla fonte suprema di tutto l’universo, Dio, per questo plasma e dà forma alla materia, che da esso discende, compresi i pensieri che si formano nel cervello. Questi ultimi emettono un’aura di onde sottili; la coscienza è data dall’unione di spirito e materia, ed è fatta a immagine speculare di Dio, origine del tutto. Al pari della materia, e delle specie animali e vegetali – le idee darwinane si diffondevano in quel periodo – anche lo spirito è soggetto ad una costante evoluzione, che avviene attraverso una sorta di iniziazioni cui la coscienza è soggetta, con lo scopo di portarla ad un continuo miglioramento e affinamento. La legge dal karma, e quindi una concatenazione di cause ed effetti, che conducono ad azioni successive, è parte essenziale di questo processo. All’evoluzione sono soggette anche figure semidivine che animano la creazione, i devic, cui appartengono gli elfi, le fate, gli gnomi e altri semidei, e comporta per l’anima individuale il ritorno all’essenza divina, di cui essa è parte. Alla maniera gnostica, la Blavatsky descrive la creazione come un’emanazione dell’essere unitario primordiale, da cui derivarono il tempo, lo spazio e la materia, quest’ultima composta da terra, acqua, aria, fuoco ed etere. Ma il mezzo invisibile attraverso cui si attua la cosmogenesi è il Fohat, entità elettro-spirituale che funziona come agente universale della creazione, e si manifesta sotto forma di elettricità, energia solare e leggi della natura. L’evoluzione riguarda non solo gli individui, ma l’intera razza umana: sette razze primarie si succedono sulla terra, cinque passate e due future. La prima fu la razza astrale, gli avi della Luna, che vivevano in una terra invisibile senza corpi fisici pienamente sviluppati. Essi furono soppiantati dalla razza iperborea, che vivevano in un continente polare poi scomparso e avevano corpi fluidi, di consistenza simile all’acqua. A loro seguì la razza lemuriana, che viveva in un continente dell’Oceano Indiano, con corpi umani e sessualmente differenziati. Quindi fu la volta degli Atlantidei, spazzata via da un cataclisma, ma in picola parte sopravvissuta all’ombra delle piramidi. Infine viene la razza ariana, l’attuale, che ha il compito di sviluppare il processo in un futuro migliore.
Helena Blavatky Petrovna
La società teosofica è organizzata con una serie di insegnamenti che sono trasmessi ai soli membri iniziati. Le sedute medianiche sono proscritte, in quanto mettono a contatto con entità poco affidabili perché di basso livello ovvero molto appesantite dalla materia. L’uomo è considerato costituito da una serie di involucri: il corpo fisico, il corpo eterico, il corpo astrale, il corpo mentale, il corpo causale. Il corpo causale è una scintilla sfuggita al mondo monadico, quello sottostante e di diretta derivazione dall’Assoluto, una particella individuale dell’Anima Mundi, destinata, come tale, a reintegrarsi nell’unità. Ciò avviene dopo una serie di reincarnazioni, regolate dalla legge del karma. La Divinità permea ogni cosa e ci avviluppa, ma pur essendo all’interno di essa non possiamo conoscerla, almeno in senso razionale. L’insieme della realtà costituisce una gerarchia, una sovrapposizione di piani: il piano divino, il piano monadico, il piano spirituale, il piano dell’intuizione pura, il piano mentale, il piano astrale o emozionale, il piano fisico. La scala cosmica si ritrova in maniera analogica nell’essere umano, ciascun piano avendo un corrispondente microcosmico che vibra in maniera consona. Nell’universo vi sono sette mondi, di densità decrescente, al sommo dei quali vi è la totale immaterialità dell’Assoluto (Hutin, 1970-76).
Il progetto della Blavatsky però giunse ad un punto morto. Krishnamurti rifiutò il ruolo attribuitogli, sostenendo che ognuno deve cercare la verità in fondo al suo cuore, e continuò a predicare individualmente, e non come leader di un gruppo religioso. A seguito di una polemica con due discepoli delusi, i coniugi Coulomb, la Blavatsky fu accusata di frode, venne istituita una commissione della British Society for Psychical Research (Società Britannica per lo Studio del Paranormale) che produsse il rapporto Hogson, che dichiarava che i Maestri non esistevano e che le loro presunte manifestazioni erano artefatte (Johnson, 2004). L’opera della Blavatsky fu continuata da Annie Besant e ripresa in qualche modo da Alice Bailey; un altro discepolo, Rudolf Steiner, se ne separò perché a suo parere ella non dava una interpretazione soddisfacente dell’esoterismo cristico, e perché disgustato dalla vicenda di Krishnamurti. Comunque l’influenza della Società Teosofica è andata al di dell’esoterismo, specie con Annie Besant (1847-1933), che succedette alla Blavatsky nella sua guida, promotrice delle lotte femministe e di giustizia sociale e di un orientamento misticheggiante e cristianeggiante della Società, che contribuì significativamente a fare diventare un movimento politico, oltre che filosofico-religioso. La fascinazione dell’induismo metteva in discussione uno dei principi cardine del colonialismo britannico, che gli indù fossero incapaci di conseguire uno sviluppo razionale per via del loro panteismo e della tendenza all’ascetismo. A questo si incominciò a replicare che l’esasperato individualismo dell’Occidente era un eccesso unilaterale, contrapposto ad una visione ordinata e globale della società, in cui ad esempio il sistema delle caste non significava solo immobilismo, ma anche definizione di un ruolo e di un compito in una società che era un tutto organico e non fatta di soli individui alla ricerca del successo e dell’affermazione. Alla Società Teosofica aderì anche Allan Octavian Hume (1829-1912), un ex funzionario coloniale britannico, che poi se ne distaccò, ma fondò l’Indian National Congress. Alla testa di questo movimento politico vi fu Annie Besant dal 1917 al 1919, quando le successe Mohandas K. Gandhi (1869-1948), che con Jawaharlal Nehru (1889-1964) era vicino alla Società Teosofica. Dell’aspetto esoterico si fecero eredi più Alice A. Bailey (1880-1949) e Rudolf Steiner. La prima, alla maniera della Blavatsky, continuò a trasmettere un insegnamento dettatole telepaticamente da un “maestro di sapienza, chiamato “il Tibetano”, e che riguardava il rapporto tra la spiritualità e il sistema solare, il destino delle nazioni, le prescrizioni morali e politiche per una società del futuro, la ricerca di un’unità fondamentale delle religioni che vada al di l° delle religioni attuali. Proprio la ricerca di una società e di una religione unificata sarebbe il compito della nuova era, l’età dell’Acquario, che si succede all’età dei Pesci, istituzionale e dogmatica, e per la quale ella coniò il termine “New Age”, con cui si contrassegna oggi la sterminata area di cultura e pratiche alternative.
W. C. Leadbeater, A. Besant, Forme di pensiero, ed. 1926
Rudolf Steiner (1861-1925), di origine austriaca, è autore di un’opera monumentale, fondatore della Società Antroposofica e dei movimenti che da essa sono scaturiti, come l’agricoltura biodinamica e l’euritmia, nonché di sue applicazioni nella scienza goethiana, nella medicina omeopatica e nel nutrizionismo. L’opera di Steiner ruota intorno alla Cristologia e alla ricerca sistematica della conoscenza spirituale radicata in Cristo. La cosmologia di Steiner è molto simile a quella della Blavasky, ed essa pure di ispirazione neoplatonica. Il mondo è delimitato nel tempo dal tempo creato e ordinato nello spazio dalle sette sfere planetarie, abitate dai nove cori angelici. Ognuno di questi cori ha una sua evoluzione, che permea e promuove l’evoluzione dei cori sottostanti. Tutti i cori angelici guardano alla Terra, dove si consuma un dramma cosmico fondamentale: la lotta dell’umanità con la materia, la compenetrazione tra uomo e materia. La Caduta dell’uomo e la conquista dell’autoconsapevolezza e della libertà sono la conseguenza del commercio dell’uomo con gli oggetti concreti, che si esprime nell’agricoltura, nella metallurgia, nell’ingegneria, nella scrittura. Il Male è necessario, perché offre l’oppurtunità della tentazione, dell’esperienza della resistenza della materia, e infine della redenzione dal parte di Cristo. I grandi profeti dell’umanità hanno lavorato per riallineare l’umanità con la sua impronta cosmica. Tra essi il ruolo fondamentale è quello di Cristo, che si incarna per alimentare il processo di rivivificazione della materia e dare all’umanità il potere di infondere coscientemente lo spirito in essa. L’uomo lotta per risalire dalle profondità della creazione all’unione col divino grazie all’espansione delle sue facoltà; nello stesso tempo, il mondo spirituale discende su di lui per completare la connessione divino-umano, nel processo che Steiner chiama “esteriorizzazione della gerarchia”. Gesù Cristo unifica materia e spirito divisi dalla Caduta e personifica i processi discendenti e ascendenti dall’umano al divino. Egli non è considerato da Steiner come la seconda persona della Trinità, ma come un essere della gerarchia cosmica di grado molto elevato, un Elohim , come il Dio del Sole zoroastriano o il Cristo creato del cristianesimo ariano (Tousomou, 2004).
In Steiner si ritrova, come nella Blavatsky, l’idea di un nucleo segreto di conoscenza detenuta da un circolo ristretto di iniziati, che si perpetuano entrambi lungo la storia dell’umanità, e con cui però chi si mette alla ricerca viene inevitabilmente in contatto. L’iniziazione è un processo parallelo che si attua nella vita del ricercatore una volta che egli entri in rapporto con l’insegnamento di scuola. Se le condizioni dell’adepto sono quelle giuste, ovvero se l’atteggiamento è sincero e il livello di evoluzione, in relazione alle vite precedenti, è adeguato, l’iniziazione diviene qualcosa di automatico e di garantito. Le istruzioni gli conferiscono il potere di entrare in contatto con i mondi superiori, attuandosi una dissociazione tra le parti della personalità in rapporto con i piani astrali e spirituali e quelle che continuano a vivere nella vita ordinaria. Infatti l’iniziato non deve venir meno ai suoi compiti e alle sue attività nel quotidiano. Steiner prescrive le pratiche lecite – quelle basate su un rafforzamento della personalità cosciente attraverso le istruzioni iniziatiche – e proibisce quelle illecite, in sostanza le medianità e le esperienze visionarie, considerate come un prevalere del corpo – forse voleva dire dell’inconscio – sul pensiero cosciente. Egli distingue la “conoscenza chiaroveggente” dei mondi superiori dai miraggi indotti dalla superstizione, dal fanatismo, dallo spiritismo, perché la prima è il risultato di un cammino iniziatico, che una volta intrapreso è accessibile a tutti, purché ci si attenga alle istruzioni di una scuola esoterica o rinvenibili nei suoi testi. Le visioni di cui egli parla hanno a che fare con l’aura, il corpo eterico, i chakra, il mondo astrale; la sua pratica tende ad essere demistificatoria, rassicurante e razionale, tuttavia è difficile sfuggire all’impressione che in individui non sensitivi la conoscenza soprasensibile che può sembrare il conseguimento di un’iniziazione si riduca in realtà a un banale processo di indottrinamento, autosuggestione, o compiacenza verso il maestro.




[...] La Blavatky sostiene una teoria dell’energia universale che esiste in tutte le cose, è chiamata con diversi nomi – etere, prana, vril, forza odica, magnetismo animale – ma può essere incanalata da coloro che sono in grado di apprenderne i segreti non attraverso le dottrine ortodosse ma meglio attraverso le discipline occulte, magia, astrologia, chiaroveggenza. L’universo secondo la Blavatsky è composto di spirito e materia. Lo spirito è più vicino alla fonte suprema di tutto l’universo, Dio, per questo plasma e dà forma alla materia, che da esso discende, compresi i pensieri che si formano nel cervello. Questi ultimi emettono un’aura di onde sottili; la coscienza è data dall’unione di spirito e materia, ed è fatta a immagine speculare di Dio, origine del tutto. Al pari della materia, e delle specie animali e vegetali – le idee darwinane si diffondevano in quel periodo – anche lo spirito è soggetto ad una costante evoluzione, che avviene attraverso una sorta di iniziazioni cui la coscienza è soggetta, con lo scopo di portarla ad un continuo miglioramento e affinamento. La legge dal karma, e quindi una concatenazione di cause ed effetti, che conducono ad azioni successive, è parte essenziale di questo processo. All’evoluzione sono soggette anche figure semidivine che animano la creazione, i devic, cui appartengono gli elfi, le fate, gli gnomi e altri semidei, e comporta per l’anima individuale il ritorno all’essenza divina, di cui essa è parte. Alla maniera gnostica, la Blavatsky descrive la creazione come un’emanazione dell’essere unitario primordiale, da cui derivarono il tempo, lo spazio e la materia, quest’ultima composta da terra, acqua, aria, fuoco ed etere. Ma il mezzo invisibile attraverso cui si attua la cosmogenesi è il Fohat, entità elettro-spirituale che funziona come agente universale della creazione, e si manifesta sotto forma di elettricità, energia solare e leggi della natura. L’evoluzione riguarda non solo gli individui, ma l’intera razza umana: sette razze primarie si succedono sulla terra, cinque passate e due future (articolo). [...]