10.1 – Il simbolismo massonico

Il Massone costituito dai materiali della sua Loggia, incisione su rame, 1754

La Massoneria, oltre ad essere una società iniziatica, è una società mistica? Si direbbe di no, stando al parere di un illustre affiliato, Francois-Marie Arouet Voltaire. Il simbolismo matematico e geometrico, il deismo della religione naturale, il principio della massima tolleranza hanno certamente attratto in Massoneria lui ed altri razionalisti quali Goethe, Fitche, Washington, Franklin, Mark Twain. In Remarques sur les pensées de Pascal (1742) il filosofo francese sostiene che il misticismo uccide la vita e nasce da pretese folli e sovrumane o da stati patologici, ed essendo spesso frutto dell’ignoranza genera intolleranza e quindi odio e guerre. Di tutt’altro parere un altro affiliato, Gerard Encausse, detto Papus, di cui esamineremo l’interpretazione dei gradi Massonici come passi per raggiungere l’estasi mistica e l’unione col divino (1988). Per spiegare la discrepanza ci soccorre il lavoro del filosofo contemporaneo Sergio Moravia (2004), che sostiene che di Massonerie ne esistono più d’una, non solo dal punto di vista delle auto-organizzazioni pratiche, ma anche delle interpretazioni dottrinali: ogni Loggia legifera per contro proprio, è autocefala e indipendente, e quindi può non solo seguire interessi e percorsi di ricerca difformi, ma approdare ad indirizzi etico-filosofici e religiosi del tutto peculiari. La vecchia consegna che in Loggia non si parla di religione e di politica è del tutto disattesa, specie per quanto riguarda la religione: fermo restando il principio fondamentale della libertà di coscienza e della tolleranza, lo scisma tra Logge inglesi e francesi si è consumato proprio sull’accettazione di membri atei.
Anche il Cristianesimo, quando è accettato, è declinato in Massoneria secondo un particolare spirito, che è non è certo conforme ai principi delle religioni ufficiali; esso è un Cristianesimo esoterico, in cui Gesù Cristo rappresenta la meta dell’unione e della liberazione finale dell’iniziato, e i gradi Massonici costituiscono altrettanti passaggi attraverso cui si compie il suo percorso interiore. Ritorna qui con forza l’idea dell’axismundi, dove i rituali di Loggia costituiscono la drammatizzazione di contenuti interni dell’iniziato finalizzati all’abreazione dei conflitti e al padroneggiamento delle forze interne che li animano. Lo scopo dichiarato dell’iniziazione Massonica consiste nel perfezionamento spirituale dell’aspirante Massone, in cui attraverso i vari gradi d’iniziazione il candidato percorre un vero e proprio cammino interiore. Ciò è testimoniato dal fatto che egli viene ammesso nel “Tempio”, il luogo dove avvengono le adunanze e i rituali della Confraternita. Questo luogo dunque assume un carattere sacro, ed una dimensione atemporale, poiché fa riferimento al Tempio di Gerusalemme, e il mito di Hiram vi assume un ruolo centrale. La pratica della Massoneria è chiamata “Arte”, ed in effetti in essa abbonda il simbolismo dell’arte muratoria: il Tempio è edificato alla gloria del Grande Architetto dell’Universo, ed il profano che si presenta in Loggia per essere iniziato si trova nella condizione di “pietra grezza”. Con il lavoro Massonico di affinamento delle proprie qualità morali e intellettuali tende a raggiungere lo stato di “pietra cubica”, divenendo persona affidabile, di riferimento e sostegno per gli altri fratelli. Ogni pietra cubica costituisce un mattone per l’edificazione del tempio morale e ideale della libera muratoria, sì che l’opera complessiva richiede il contributo di tutti, per quanto umile possa essere. In Loggia si usa “incontrarsi alla livella”, con riferimento allo strumento dell’arte muratoria, che vuol che ci si ritrova su un piano di parità, abolendo le differenze sociali, economiche, religiose, culturali. La verifica dei Massoni visitatori non conosciuti si chiama tegolatura. Altra simbologia è ripresa dalla tradizione militare delle Logge anglo-sassoni. Essa si evidenzia specie nei due banchetti rituali o agapi che hanno luogo nei giorni ufficiali di adunanza più vicini alle festività di S. Giovanni Battista e S. Giovanni Evangelista, il 24 giugno e al 27 dicembre, e sono chiamati “tornate della tavola”. La sala deve essere addobbata in maniera apposita, con gli affiliati disposti secondo il grado nello stesso posto che occupano in Loggia. Sulla tavola gli oggetti hanno un nome particolare (la tavola è la piattaforma, i piatti le coppe, i coltelli le spade, i bicchieri i cannoni, le luci le stelle, il pane la pietra grezza, l’acqua la polvere debole, il vino la polvere forte, la birra la polvere gialla, il caffè la polvere nera, ecc.). Il banchetto costituisce i “lavori della “masticazione”, le portate hanno un significato simbolico e devono essere consumate secondo precise regole; i brindisi rituali richiamano le operazioni di carica di un cannone, e si concludono col grido unanime “Fuoco!”. L’appartenenza all’Ordine si dice in gergo “essere coperto”, ma la copertura ha anche altri significati,che si rifanno tutte al tema della segretezza. Una parte importante della simbologia Massonica è quella legata ai segni di riconoscimento, che devono essere mantenuti inviolati e che consistono in gesti compiuti con le mani, modi caratteristici di stringersi la mano (toccamenti), marce caratteristiche per ogni grado, emblemi e termini identificativi basati su parole ebraiche. Le parole sacre o parole di passo fanno riferimento al vincolo del segreto che contrassegna fin dall’antichità i lavori iniziatici, e ripropongono a tale scopo il gergodi riconosciemento dell’antica muratoria; ma ripetono anche il nucleo centrale del mito di Hiram, quello della parola perduta, e del “nome di sostituzione” che si pronuncia al suo posto. Per indicare la mancata partecipazione di un membro ai lavori di Loggia si fa ricorso al simbolismo del livello di coscienza: un Massone è “in sonno” o dormiente” quando è assente per lungo tempo dall’attività rituale e dalla vita dell’ordine.

Tracing board che rappresenta la Loggia, con l’altare con Bibbia e martello, il tumulo e l’acacia, la bara, le lacrime di cordoglio, la squadra e il compasso, L’ordre des Francs Masons trahi,,,, Amsterdam, 1745

Simbolo floreale della Massoneria è l’acacia, pianta sempreverde che non appassisce mai e si rinnova sempre. La squadra è il compasso sono il nucleo simbolico più noto, ripreso dai muratori operativi medioevali. Messi insieme formano un quadrilatero. La squadra rappresenta la materia, il mondo concreto, della misura e della quantità, la realtà oggettiva; il compasso rappresenta lo spirito, l’astrazione, il giudizio soggettivo, la perfezione dell’idea. Il compasso può essere sovrapposto, sottoposto o intrecciato alla squadra, a significare l’interdipendenza tra i due. Nello spazio che essi delimitano è posto un altro simbolo, una stella, un simbolo di luce – la verità o la conoscenza – , o la lettera G, che significa Geometria, Generazione, Gnosi. La squadra e il compasso sono mostrati a tutte le riunioni Massoniche, insieme al Libro della Legge Sacra, sempre aperto. Negli ordini appartenenti al ramo inglese, questo è usualmente la Bibbia, ma può anche essere il Corano o un altro libro rivelato. In quelli del ramo francese, si possono trovare le Costituzioni Massoniche, o anche un libro bianco, per non far torto a nessuno. La Massoneria si sviluppa in diversi organismi concordi e dipendenti, i “Riti”. Un Rito è un sistema Massonico, un complesso di cerimonie regolato dalle autorità centrali e adottate da un certo numero di luoghi di riunione di Massoni. I Riti sono diverse forme interpretative dell’insegnamento e della funzione della Massoneria. Ciascun Rito infatti prevede infatti una gerarchia particolare di gradi, il cui numero è variabile, e il proprio rituale, sempre con lo scopo dichiarato del miglioramento dell’individuo e dell’avanzamento della società, ma differendo per il cammino e gli strumenti con cui questi obiettivi sono perseguiti. Papus (1988), ad esempio, distingue tra “Riti di studi filosofici elementari, d’azione politica immediata”, volti eminentemente ad una attività pratica, e che perciò trascurano l’approfondimento simbolico e dottrinale, riducono il numero dei gradi, tralasciano le prove fisiche e il rituale degli alti gradi, tendendo in ultimo a trasformare la Massoneria in un’attività profana; “Riti in cui la gerarchia e gli alti gradi sono scrupolosamente conservati”, che preservano la purezza della Tradizione nella società profana, e permettono uno sviluppo razionale della scienza Massonica attraverso la successione delle Logge, dei Capitoli, dell’Areopago e della Direzione Generale o Supremo Consiglio; “Riti collegati a Società Rosacrociane, alla Qabbalàh, al misticismo”, che costituiscono una specie di elite, che comprende solo gli alti gradi lasciando lo svolgimento dei livelli inferiori di iniziazione agli altri Riti. Tra i Riti del primo tipo si può pensare a quei settori della Massoneria che hanno generato delle società segrete di finalità essenzialmente politica. Tra queste la Carboneria, che è stata una filiazione della Massoneria: quando è nata questa deviazione, gli altri gradi esecutivi, sempre in base al principio della massima tolleranza, col Concistoro del 1832 hanno distribuito i Massoni con questa propensione nelle brigate della “Massoneria Forestiera”, che hanno costituito le “Vendite Carbonare” senza per questo cessare di essere Massoni. Potremmo invocare questo principio per giustificare la Loggia P2?. Tra i Riti del secondo tipo, il Rito Scozzese Antico e Accettato, che di scozzese ha solo il nome, ma così è universalmente conosciuto; il Rito Francese, che ne differisce per particolari insignificanti; il Rito di York o dell’Arco Reale, adottato in Gran Bretagna e negli Stati Uniti; il Rito di Heredom, o di Heredom di Kilwinning, o Rito Antico e di Perfezione, il più antico dei riti Massonici. age { size: 21cm 29.7cm; margin: 2cm } P { margin-bottom: 0.21cm } –>Tra i Riti del terzo tipo, l’Antico e Primitivo Rito Orientale di Memphis, il Rito di Misraim, e il Rito di Memphis-Misraim che deriva dalla fusione dei due, l’Antico Ordine Arabo dei Nobili del Mistico Santuario, l’Ordine Mistico dei Profeti velati del Regno Incantato (GROTTA), gli Alti Cedri del Libano.

Nella Massoneria di Rito Scozzese ci sono trentatré gradi, divisi in otto classi che formano quattro serie. La prima serie, dei gradi simbolici, o di prova, comprende i tre gradi di Apprendista, Compagno e Maestro, che costituiscono le Logge o la Massoneria Azzurra. Vengono poi i gradi di selezione, che sono i Capitoli o la Massoneria Rossa, e mettono capo al grado di Rosa Croce. Seguono i gradi di perfezione, o filosofici, che formano gli Areopaghi o la Massoneria Nera, il cui sommo grado è il Kadosh, o Cavaliere Kadosh, che è il grado della iniziazione reale, della rivelazione compiuta. Infine viene la Direzione Suprema o Supremo Consiglio o Massoneria Bianca, che è la struttura amministrativa della Massoneria, che si occupa dell’organizzazione della federazione nazionale delle strutture locali. In questa struttura piramidale si ascende lavorando in ciascun grado attraverso la partecipazione ad un rituale, essenzialmente uno psicodramma o meglio ancora un morality play medioevale, in cui ciascuno impersona un ruolo, assieme ai membri della Loggia cui si aggrega. L’ambientazione è biblica, e prende la mosse dalla costruzione del Tempio di Salomone a Gerusalemme, ma si allarga poi a una serie di narrazioni simboliche, non sempre direttamente tratte dalla Bibbia, e non necessariamente pensate come ebraiche o cristiane. Il Tempio può rappresentare la vita interiore del singolo uomo o la storia della comunità umana o la vita dell’Universo. In questi drammi non avviene niente di soprannaturale.

Mentre lavora attraverso i gradi, l’adepto studia le lezioni e le interpreta per se stesso. Prepara documenti su argomenti filosofici o mitico-religiosi, e sostiene conferenze (“tavole”). Però l’interpretazione dei rituali e dei simboli è libera, nel senso che sono ammesse le molteplici prospettive dell’atto interpretativo, e nessun Massone può imporre all’altro il proprio punto di vista, in nome del rispetto della libertà di coscienza e del pluralismo culturale. Non esistono verità rivelate, ma una trama simbolica condivisa, che rifacendosi ad archetipi universali fornisce a ciascun Massone gli strumenti per conseguire le risposte alle proprie domande particolari.

Tracing board per il grado di Apprendista, J. Bowring, 1819

I primi tre gradi Massonici costituiscono i gradi di Loggia e la Massoneria Azzurra, e sono largamente noti come i gradi di Apprendista, Compagno, Maestro. Dal punto di vista alchemico, essi rappresentano la preparazione dell’Opera. I lavori dell’Apprendista raffigurano i lavori materiali; quelli del Compagno la preparazione del fuoco filosofico e il passaggio dal piano materiale a quello astrale, che permette di maneggiare la materia per mezzo delle forze fisiche guidate dall’intelletto; quelli del maestro l’introduzione nell’athanor del mercurio filosofico e la trasmutazione della Pietra. Nell’iniziazione al primo grado, l’adepto deve passare per il “gabinetto di riflessione”, dove sperimenta l’oscurità; ricerca zoppo la luce, per poi esservi ricondotto dall’avvento dei fratelli. In quella al secondo grado, gli sono conferiti gli strumenti dell’Arte ma anche il compito di camminare da solo. Il terzo grado, di Maestro, è centrato sulla leggenda di Hiram, o Hiram Abif, che poi si ripete nella storia di Giacomo de Molay, il Gran Maestro mandato al rogo da Filippo il Bello e da Clemente V°. Salomone, volendo costruire un grande tempio al Signore, chiese aiuto al suo vicino, il Re di Tiro Hiram, che gli inviò i suoi più abili costruttori, tra cui l’uomo incaricato di dirigere i lavori del tempio, un architetto anch’egli di nome Hiram. Questi divise gli operai in tre grandi classi, a seconda che lavorassero il legno, i metalli, o la pietra, e divise ciascuna classe in tre gradi, secondo il sapere degli appartenenti: gli apprendisti, i compagni, e i maestri. Al fine di evitare la confusione, ogni membro ricevette una parola misteriosa indicante il suo posto nella gerarchia: gli apprendisti si riconoscevano pronunciando la parola di passo Bohaz, i compagni la parola di passo Jakin, i maestri il nome Tubalcain, mitico fabbro biblico figlio di Caino o di Lamech (mentre la parola sacra è la misteriosa Mahabone). Per inciso Jakin e Bohaz sono i nomi delle colonne del Tempio di Salomone, e queste tre parole sono diventate i motti segreti di Apprendisti, Compagni e Maestri. In questa gerarchia, l’unico avanzamento permesso era quello in base la grado di conoscenza. Ma proprio per questo, tre operai indegni vollero carpire ad Hiram i suoi segreti. Essi gli tesero un’imboscata all’uscita dalla camera del Tempio, dove ogni giorno egli si riuniva cogli altri maestri. Alla fine della giornata, egli si diresse verso la porta Sud, dove lo attendeva Jubelas, che gli chiese la parola dei maestri. Hiram gli rispose che solo il sapere permette la conoscenza, il lestofante lo colpì alla testa col regolo, Hiram schivò il colpo, venne raggiunto alla gola e andò verso la porta Sud. Qui lo attendeva il secondo attentatore, Jubelos. La scena si ripetè e questi lo colpì al cuore con la squadra. Hiram riuscì a trascinarsi fino alla porta d’Oriente, dove fu finito da Jubelum col maglietto. I tre scellerati avevano fallito, poiché non erano riusciti ad avere le parole di conoscenza. Seppellirono il cadavere sotto un tumulo, dove spuntò una pianta di acacia. Da quel momento l’antica parola del Maestro venne dimenticata, e ci si dovette accontentare dell’esclamazione di uno degli uomini che scoprirono il cadavere putrefatto di Hiram: “Mackbenach” o “Machbenack”. Infatti Salomone non vedendo tornare Hiram, mandò prima tre, poi nove maestri a cercarlo. Essi trovarono la tomba, dopo di che Salomone inviò quindici maestri – Cavalieri Kadosh, vendicatori – a cercare i tre colpevoli. Uno di loro uccise l’assassino di Hiram rifugiatosi in una caverna, gli altri due si uccisero precipitandosi dalle grotte dove erano nascosti. Salomone fece erigere un monumento in suo onore sotto forma di una vergine che piange su una colonna spezzata tenendo in mano un ramoscello d’acacia. Il Tempio rimase incompiuto, fino a quando colui che conosce la parola del Maestro riuscirà a completarlo.

Il senso del mito è un’esperienza di morte e rinascita. Il grido dello scopritore del cadavere di Hiram è interpretato come: “Mach: putrefazione! Benach: apparente!”, “La carne si stacca dalla ossa”, “Egli vive nel figlio”, “Il figlio della putrefazione”, “Un Massone è stato ucciso”, dove sono evidenti i riferimenti al mito di Osiride. Tra l’altro la storia di Hiram così come è raccontata nella leggenda massonica non si ritrova nella Bibbia, che ne parla semplicemente come di un fonditore (I Re, 7, 13-46) o di un abile artigiano (II Cronache, 2, 12-13 e 4, 11-18). Ma si ritrova in Origene, nel suo Commentario al Vangelo di Giovanni, che può averla attinta ad una tradizione orale o non scritta di provenienza giudeo-cristiana. Lo stesso Origene interpreta Salomone come il primogenito di ogni creatura e Hiram come il prototipo del genere umano, il Tempio come il corpo di Gesù e le pietre del Tempio come pietre vive, degne di essere squadrate dai figli di re, prefigurando così il mito massonico (De Luca, 2000).  Smoley (2004) ha tentato un’interpretazione del mito di taglio psicoanalitico. Hiram rappresenterebbe la coscienza, o meglio l’Io cosciente, il Tempio il vero Sé, l’essere umano completo e integrato, i tre malfattori le tre funzioni ordinarie che operano nell’uomo, pensiero, sentimento e azione. Esse cospirano alle spalle di Hiram, come i sintomi attentano all’integrità della persona cosciente, ma non riescono a raggiungere il loro scopo, che è quello di assumere il controllo della vita psichica; riescono solo a far cadere la coscienza nel sonno della morte. Due funzioni psichiche superiori, rappresentate da Salomone e dal Re di Tiro Hiram, omonimo dell’architetto, erigono un monumento alla coscienza. Ma fino a che questa non sarà ritrovata, l’uomo sarà soggetto alle forze del tempo e dell’illusione. I nomi delle tre canaglie richiamano Jabal, mitico fondatore della scienza Massonica, e con le loro desinenze costituiscono la sillaba sacra Aoum: le tre funzioni inferiori possiedono una parte del segreto della coscienza, ma non sanno come integrarla, segno che lo sviluppo dell’uomo superiore dovrà comunque iniziarsi da e gradualmente assimilare le funzioni inconsce e istintuali.

Tracing board per il grado di Compagno, J. Bowring, 1819

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§ One Response to “10.1 – Il simbolismo massonico”

  • [...] Lo scopo dichiarato dell’iniziazione Massonica consiste nel perfezionamento spirituale dell’aspirante Massone, in cui attraverso i vari gradi d’iniziazione il candidato percorre un vero e proprio cammino interiore. Ciò è testimoniato dal fatto che egli viene ammesso nel “Tempio”, il luogo dove avvengono le adunanze e i rituali della Confraternita. Questo luogo dunque assume un carattere sacro, ed una dimensione atemporale, poiché fa riferimento al Tempio di Gerusalemme, e il mito di Hiram vi assume un ruolo centrale. La pratica della Massoneria è chiamata “Arte”, ed in effetti in essa abbonda il simbolismo dell’arte muratoria: il Tempio è edificato alla gloria del Grande Architetto dell’Universo, l’arruolamento dei novizi si chiama “tegolatura”, ed il profano che si presenta in Loggia a questo scopo si trova nella condizione di “pietra grezza”. Con il lavoro Massonico di affinamento delle proprie qualità morali e intellettuali tende a raggiungere lo stato di   “pietra cubica”, divenendo persona affidabile, di riferimento e sostegno per gli altri fratelli. Ogni pietra cubica costituisce un mattone per l’edificazione del tempio morale e ideale della libera muratoria, sì che l’opera complessiva richiede il contributo di tutti, per quanto umile possa essere. In Loggia si usa “incontrarsi alla livella”, con riferimento allo strumento dell’arte muratoria, che vuol che ci si ritrova su un piano di parità, abolendo le differenze sociali, economiche, religiose, culturali. Una parte importante della simbologia Massonica è quella legata ai segni di riconoscimento, che devono essere mantenuti inviolati e che consistono in gesti compiuti con le mani,  modi caratteristici di stringersi la mano (toccamenti), emblemi e termini identificativi basati su parole ebraiche. Per indicare la mancata partecipazione di un membro ai lavori di Loggia si fa ricorso al simbolismo del livello di coscienza: un Massone è “in sonno” o dormiente” quando è assente per lungo tempo dall’attività rituale e dalla vita dell’ordine (articolo). [...]

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