Il matrimonio nel macro e microcosmo attraverso l’Alchimia e l’Astronomia (il tino simboleggia la lente telescopica), Erasmus Franciscus, Das eroffnete Lust-Haus der Ober- und Niederwelt (Norimberga, 1976).
Gorgoglia la pietra al crogiolo
l’artefice i transiti affisa
condensa tra i fumi il figliolo
ch’unisce natura divisa.
Dice Canseliet nella prefazione al Mistero delle cattedrali di Fulcanelli (1964):Che cos’è l’alchimia per l’uomo se non, generati da un certo stato d’animo che proviene dalla grazia reale ed efficace, la ricerca e il risveglio della Vita segretamente assopita sotto il pesante involucro dell’essere e della rude scorza delle cose? Sui due piani universali, dove risiedono insieme materia e spirito, il processo è assoluto e consiste in una permanente purificazione, fino all’ultima perfezione (p.26). Scopo dell’Alchimia è la glorificazione della materia, il che poi corrisponde al portare ciascun metallo al grado più elevato di perfezione esistente in natura, l’oro. La tintura, l’elixir,
la Pietra Filosofale hanno questa proprietà trasmutativa, ma essa per attuarsi deve procedere di pari passo con la trasformazione dell’operatore. Secondo Abellio, citato in De Givry (1982): L’alchimia è un metodo di reciproca transustanziazione della materia e dell’operatore umano che agiscono insieme l’uno sull’altra e l’uno mediante l’altra (p. 11). Secondo una visione riduttiva l’Alchimia si svilupperebbe dalle antiche tecniche di coppellazione per falsificare l’oro. In realtà essa è molto di più di una tecnica di contraffazione dei metalli, in quanto corrisponde ad un atteggiamento mentale e a uno stile di vita, che impregna la cultura occidentale – e non solo – per un lasso non indifferente di tempo.L’Alchimia si sviluppa, secondo un’espressione dello stesso Canseliet (1985), in margine alla storia e alla filosofia, facendo da contrappunto alle dottrine ufficiali, e percorrendo, come una tumultuosa corrente sotterranea, che si differenzia in molteplici rivoli e diramazioni, tutto il pensiero occidentale. Il nome Alchimia rimanda alla terra nera del Nilo, e deporrebbe per un’origine egiziana dell’Alchimia, come del resto la corrispondenza tra Ermete Trismegisto, suo mitico fondatore, e il dio egiziano Toth. Per Eliade (1977), l’Alchimia deriverebbe da un atteggiamento religioso verso la madre terra, terra mater, petra genitrix: poiché i metalli sono come embrioni nel grembo della terra, destinati ognuno di loro a svilupparsi e a maturare, fino a raggiungere lo stadio ultimo di perfezione e integrità, cioè l’oro, l’alchimista non fa altro che accelerare questo processo naturale, che di per sé si compierebbe spontaneamente nelle viscere della Terra, madre di tutti gli embrioni dei metalli. Tuttavia secondo la Pereira (2001) la sacralità delle tecniche metallurgiche non basta a spiegare il principio ispiratore dell’Alchimia, quello che si possa produrre attraverso l’opera umana il perfezionamento della materia e la reintegrazione dell’uomo nella completezza dei primordi. Il mito gnostico della scintilla divina caduta nella materia e rimasta racchiusa nella prigione della sua opacità, e la cui liberazione costituisce l’opera maestra di redenzione ultima dell’umanità e della creazione tutta si ritrova nell’idea alchemica della ricerca della salvezza operando la trasmutazione dei metalli. Assieme a questa idea, gli alchimisti riprendono dagli gnostici, e attraverso di loro dai magi babilonesi, la convinzione dell’unità del tutto e il conseguente parallelismo tra microcosmo e macrocosmo, la credenza nel potere degli astri e degli spiriti astrali, dei segni zodiacali e dei loro signori: poiché sono loro che governano la discesa dell’anima nel mondo è dalla loro influenza che l’anima dovrà purificarsi per tornare alla sua origine celeste. Nel crogiolo costituito dalla Mesopotamia avvenne la fusione tra la corrente esoterica viva tra le classi colte, le religioni misteriche e il simbolismo planetario-astrologico da un lato, e le tradizioni popolari custodi dei segreti di mestiere, delle magie e delle tecniche più arcaiche. Fu solo nel tardo medioevo che l’opus alchemico si indirizzò dalla trasmutazione dei metalli alla produzione nell’uomo di quel corpus glorificationis che significava la reintegrazione nella condizione di perfezione originaria prima del peccato di Adamo ed Eva.
L’alchimista-sacerdote sopra il dragone mercuriale, Zoroaster, Clavis Artis, Roma, XVII sec.

[...] la Pietra Filosofale hanno questa proprietà trasmutativa, ma essa per attuarsi deve procedere di pari passo con la trasformazione dell’operatore. Secondo Abellio, citato in De Givry (1982): L’alchimia è un metodo di reciproca transustanziazione della materia e dell’operatore umano che agiscono insieme l’uno sull’altra e l’uno mediante l’altra (p. 11). (articolo) [...]