6.1 – L’unus mundus

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L’anima mundi mediatrice tra il Tetragrammaton che si libra sull’orlo dell’esistenza manifesta e la natura madre di tutte le cose, Musaeum Hermeticum, Francoforte, 1749


Riduco al comune substrato

i molti travaso nell’uno

dell’etere espando lo stato

diverso ed eguale raduno

La ricerca del perfezionamento delle qualità elementari dei metalli e del conseguimento di uno stato di completezza e di integrazione che è corrispondente allo stato di perfezione dell’oro è dunque la ragione ultima del magistero alchemico, almeno nell’accezione che ne davano gli alchimisti spirituali, che per questo si contrapponevano orgogliosamente ai soffiatori. Per purificare il metallo dalle impurità e dalle imperfezioni che lo affliggono, le lebbre, e realizzare il sogno della perfezione materiale prodotta da mani umane, l’alchimista deve risalire al principio unico primordiale della creazione, la prima materia, che nell’assumere le sue molteplici determinazioni si manifesta in una serie di stratificazioni e differenziazioni, prodotte dalle sette sfere, che sono sede dei pianeti e principio dei segni zodiacali. Le numerose e intricate operazioni alchemiche possono essere ricondotte a delle serie di manipolazioni, finalizzate a far emergere al di là dell’apparenza quella che è l’unità fondamentale della sostanza. Il solve et coagula equivale al dissolvere le coagulazioni imperfette del substrato, riducendolo alla prima materia, e infine cristallizzandolo in una forma più nobile. Il fac volatile fixum et fixum volatile, dove le procedure in opposizione sono fissazione e sublimazione, implica secondo la Pereira (2001) una continuità tra la dimensione spirituale e quella corporea. Il continuum corpo-spirito che si può vedere all’opera nel processo di distillazione o in quello della sublimazione si pone oltre la distinzione tra materia e spirito, presupponendone possibili transiti nei due sensi, e rinviando a un principio universale, la prima materia, paragonabile all’archè dei filosofi presocratici (che si ritrova anche in Paracelso) o al pneuma degli stoici. Come dice Burckardt (1974), nella prima materia è riposta l’idea di un principio di base della creazione, distinto dai quattro elementi empedoclei soggetti al ciclo della generazione e corruzione, sostanza eterea di provenienza celeste, e come tale tendente a ritornare in cielo, in un veicolo sottile o corpo spirituale. La prima materia è perciò la quinta essentia, la matrice che genera gli elementi dell’universo, il principio materiale totipotente e indefinito, suscettibile di assumere tutte le forme, e che si ritrova infine in fondo al vas hermeticum al termine dei processi di dissoluzione dei substrati. Qualunque ne sia l’origine, l’Alchimia è espressione di una visione unitaria dell’uomo e della natura, per cui il microcosmo è immagine del macrocosmo, ed esiste una corrispondenza tra proprietà dei pianeti, come si manifestano nelle loro influenze sugli esseri viventi, e proprietà dei metalli, e infine, in ambito intermedio, qualità psichiche dell’uomo. L’aforisma “Così in alto come in basso” sintetizza l’idea dell’unità di micro e macrocosmo, dell’unità di tutta la natura, coi suoi tre regni – minerale, vegetale, animale – molteplici manifestazioni di un’unica, basilare, essenziale sostanza. L’uomo, come suprema espressione del Creato, riassume in sé questa molteplicità di determinazioni, potendo introflettersi dentro se stesso differenziandosi nei suoi costituenti elementari, o proiettarsi verso l’infinito assimilandosi alle stelle. Ciò che il lapis compie nel regno minerale, liberando i metalli da lebbre e impurità, l’Elixir (nella forma dell’aurum potabile) lo effettua negli altri due regni della natura, guarendo e rigenerando i corpi corrosi dagli accidenti, dalle malattie, dalla vecchiaia, perché esso è espressione della quinta essentia, il principio di vita immateriale, l’unità della sostanza universale che sottende la molteplicità delle forme e degli accidenti; pertanto le disfunzioni del corpo umano potevano essere curate applicando una minuscola quantità di quella preziosa essenza che, come la polvere di proiezione, trasmutava i vili metalli in oro producendone inoltre una grande quantità.

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L’anima Mercurii, Solidonius, Ms. XVIII sec., Parigi

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