11.1 – La dottrina spiritica di Allan Kardec: natura dello spirito e necessità della reincarnazione per il suo perfezionamento



Le sorelle Fox

La dottrina spiritica fornisce il disegno di un al di là è estremamente complesso, con una infinita varietà di livelli ed estrazioni degli spiriti – potremmo dire: tanti quanti sono quelli degli umani… –  e perciò non è raro nelle loro stesse comunicazioni trovare mischiate ad insegnamenti veritieri fuorvianti menzogne. Come non perdersi nel groviglio concettuale ed emozionale dell’ al di là? Per fortuna, se esso è infinitamente complesso, è anche ordinato secondo una logica ferrea. Vige sovrano il principio della “simpatia”, o dell’affinità spirituale, in base al quale gli spiriti si raggruppano cercando il contatto con entità che sono a loro simili e consonanti. L’affinità è, si può dire, trasversale, nel senso che include anche il rapporto tra spiriti incarnati e disincarnati. Perciò, se una catena – questo è il nome che si dà ai gruppi spiritistici, per l’abitudine di formare una catena interrotta, tenendosi per mano, durante le sedute medianiche – spiritistica si raduna per motivi curiosi, futili, o peggio ancora avidi e malintenzionati, incontrerà spiriti leggeri, bugiardi, o comunque di basso livello evolutivo e quindi scarsamente attendibili; se una  catena si riunisce con rispetto,  attenzione, devozione, desiderio di imparare e di mettersi in discussione, pian piano selezionerà tra le sue guide spiriti in grado di fornire conoscenze superiori veritiere.
Il cardine della dottrina spiritica è lo spirito, inteso come “il principio intelligente dell’universo” (Kardec, 1857, p. 67), “gli esseri intelligenti della creazione” (ibid. , p. 89). Intelligenza e materia sono indipendenti l’uno dall’altra, ma Kardec va ben al di là della riproposizione della divisione cartesiana tra res cogitans e res extensa, poiché per lui lo spirito, in determinate condizioni, è in grado di agire direttamente sulla materia. Il motivo di queste convinzioni risiede in quanto accade nelle sedute spiritiche stesse, coi fenomeni di psicocinesi, movimenti degli oggetti da parte di entità disincarnate, con gli apporti, materializzazione di oggetti dal nulla ad opera delle stesse entità disincarnate, le apparizioni di ectoplasmi, le trance a incorporazione, in cui il medium parla con una voce diversa dalla sua e a volte si altera nei tratti. Lo Spiritismo, per spiegare questi e altri fenomeni, ricorre a un’ipotesi di base: l’esistenza dello spirito, e la sopravvivenza dell’anima dopo la morte, poiché lo spirito è la forma che assume l’anima dell’uomo dopo il trapasso. Lo spirito è il principio intelligente immateriale della creazione, ed appunto esiste in due forme: l’anima, quando è incarnato in un corpo umano, e lo spirito vero e proprio, disincarnato. Esso è il principio organizzatore e vivificatore della materia, senza il quale essa rimarrebbe amorfa, disaggregata, caotica, è la causa efficiente dell’animazione della materia. Ma l’universo di Kardec non è bipartito, bensì tripartito: tra spirito e materia esiste un quid intermedio, il fluido universale, che fa da tramite tra la materia e lo spirito affinché lo spirito, fatto pur sempre di materia, ma materia sottile, possa agire sulla materia grossolana della realtà visibile.
Come l’universo, anche l’essere umano ha una costituzione tripartita. Il corpo fisico è la sostanza materiale animata dall’anima  (sostanza immateriale individuale), ma tra i due esiste un anello o legame, il perispirito, principio intermedio tra la materia e lo spirito. Esso una sostanza semimateriale, di natura intermedia tra lo spirito e il corpo, ed è il principio vitale che produce la vita attraverso la su azione organizzatrice sulla materia inerte. Trae origine dal fluido universale, del quale è un’emanazione, un aggregazione particolare, un’individualizzazione nel singolo essere. Il perispirito richiama, per la sua derivazione dal fluido magnetico universale, la relazione tra l’Atman  e il Brahman. Corrisponde al corpo eterico, l’involucro elettromagnetico che circonda il corpo fisico, intermediario tra esso e i corpi più sottili: il corpo astrale, che corrisponde alle emozioni, è in comunicazione coi chakra, ha forma d’uovo ed i colori dell’aura; il corpo mentale, legato ai sensi e sede del pensiero; il corpo mentale-filosofico, sede delle esperienze meditative e di astrazione superiore; il corpo della beatitudine, sperimentato nell’estasi e nell’unione col divino; il corpo causale, o akasico, che si rinnova e si trasforma attraverso le reincarnazioni, ed è lo spirito. In ogni caso, è il tramite per i vari fenomeni spiritici. E’ attraverso il perispirito che lo spirito muove gli oggetti; gli apporti sarebbero oggetti smaterializzati, trasportati e rimaterializzati in seduta per il tramite del fluido universale; gli ectoplasmi sarebbero aggregazioni semimateriali costituite in buona parte dal perispirito; la psicofonia, le  voci dell’al di là, non udibili dall’orecchio umano, ma registrate su nastri magnetici, sarebbero impresse dal perispirito.

Allan Kardec

Al momento della morte, l’anima si allontana dal corpo cinta dal suo perispirito, che finora la manteneva nella forma umana, quella con la quale si manifestava in vita. Ma, una volta sciolto il suo legame con il corpo, che è l’involucro esterno, più rigido e coesivo, questo involucro intermedio appare nella sua vera natura, che è flessibile e malleabile. Pertanto la forma che assume il complesso spirito-perispirito dopo il trapasso, benché ricalcata sul corpo, non è assoluta: si piega secondo la volontà dello spirito, è trasparente e diffusibile attraverso la materia solida, e quindi non incontra ostacoli.

Sbarazzatosi del vincolo col corpo, lo spirito si espande o si restringe, comunque si trasforma; grazie alle proprietà del fluttuante ed eterico perispirito può assumere le sembianze che aveva in vita. Impiega un certo tempo per spostarsi, nonostante viaggi a una velocità uguale a quella del pensiero. E’ grazie alle proprietà del perispirito che gli spiriti, quando lo ritengono necessario, prendono una forma visibile, spesso ricalcata su quella che avevano in vita, per presentarsi e farsi conoscere agli uomini. Il perispirito è materiale? Si, però è di una materia sottile, che può passare alternativamente dallo stato solido a quello aeriforme e da questo a quello. Al perispirito si devono i fenomeni di materializzazione, che si manifestano in seduta come ectoplasmi, e talora nei luoghi infestati come fantasmi. L’ectoplasma viene emesso dal medium, da qualunque punto del suo corpo, più sovente dalle cavità naturali, dai fianchi o dalle dita. Appare come qualcosa di indifferenziato, una sostanza amorfa, ora vaporosa, ora pastosa, ora filamentosa, ora gelatinosa, ora elastica, di colore grigio, più spesso biancastro, a volte luminescente. Al tatto è viscida, fredda e umida, a volte procura la sensazione di una ragnatela. I suoi movimenti sono rapidissimi, e appare e sparisce con estrema rapidità; è sensibilissima alla luce, che ha su di essa effetto disgregante, ragion per cui i circoli spiritistici ben organizzati istituiscono un “gabinetto medianico”, dove sta il medium, rigorosamente nell’ombra. L’ectoplasma prende la forma di corpi umani, che evidenziano il tentativo dello spirito di visualizzarsi, a volte in membra o parti del corpo limitate, come volti, mani, braccia, dita, ancor più raramente in abiti o oggetti metallici. Alla fine dell’esperimento rientra nel corpo del medium, ma talora accade che non tutta la sostanza fuoriuscita rientri nel soggetto, una parte sembra sparire nel nulla, lasciando residui sul suo vestito. Queste tracce sono state analizzate in laboratorio e si sono trovate composte di cellule epiteliali, globuli rossi, sali, e cristalli di acidi grassi.

Per la dottrina spiritica, il mondo attorno a noi è densamente popolato dagli spiriti disincarnati, che seguono e accompagnano gli uomini, esseri incarnati, nelle loro attività, essendo in contatto con loro e giungendo a influenzarli nei loro pensieri. Gli spiriti sono l’individuazione del principio intelligente, come i corpi inerti lo sono del principio materiale, e i due mondi interagiscono continuamente. Allo stesso tempo, gli spiriti sono dappertutto, ed essendo in numero infinito riempiono gli spazi infiniti. Ce ne sono di continuo attorno all’uomo, popolano e animano la natura, sono alla base di molti fenomeni atmosferici, geofisici, ecc. Ma, soprattutto, essi sono diffusi in tutto quanto l’universo, che non è stato creato solo per l’uomo, ma ammette un’infinità di altre forme di vita negli altri pianeti e stelle, sia del sistema solare, che degli innumerevoli sistemi di stelle e pianeti delle altre galassie. L’uomo della Terra è lungi dall’essere il primo in intelligenza, bontà e perfezione, anzi, la Terra sarebbe uno dei luoghi più sfavorevoli dell’universo, e l’incarnazione quaggiù è una delle più materiali e lontane dalla perfezione. Altri pianeti e stelle sono abitati da forme di vita che si sviluppano, morfologicamente e funzionalmente, in modo da adattarsi e sopravvivere nelle condizioni ambientali di ciascuno di essi, e pertanto differiscono nell’aspetto e nel comportamento quando hanno l’attributo della corporeità. Ma, una volta che sono disincarnati, sono intercambiabili, e uno spirito che ha compiuto un’esistenza sulla Terra può passare per la successiva a Giove, o a un altro pianeta di un altro sistema solare. Il perispirito cambia nel passaggio da un mondo all’altro per adattarsi alle proprietà dello spazio dove si trova e potere svolgere le sue funzioni di sostegno e trasporto dello spirito. Ciò deriva dal fatto che il perispirito è un’emanazione del fluido universale, che ne assume le caratteristiche in funzione della posizione che occupa nello spazio, divenendo vota volta un involucro diverso, che lo spirito cambia come cambiasse un abito.

L’altro cardine della dottrina spiritica è la reincarnazione: l’essenza dello spirito è l’evoluzione, che si attua attraverso successive incarnazioni. La reincarnazione implica l’idea di successive incarnazioni in esseri umani, e la dottrina spiritica non accetta la metempsicosi, che contempla la migrazione dell’anima anche negli animali, perché non ammette che si possa tornare indietro in un percorso evolutivo. Dio ha creato gli spiriti imperfetti, non cattivi, ma semplici ed ignoranti, cioè con eguale attitudine per il bene e per il male, ed in possesso del libero arbitrio, di modo che quelli che sono malvagi, lo divengono per loro volontà. Infatti ha dato loro la possibilità di perfezionarsi attraverso le prove di successive esistenze materiali, sia sulla Terra, che su altri pianeti. Esiste pertanto una gerarchia e una classificazione degli spiriti, fondata sul loro grado di perfezionamento, e anche il posto che occupano nell’ordine dell’universo, inteso come luogo materiale della loro esistenza attuale, vuoi incarnata che disincarnata, è in funzione del loro livello di avanzamento nella scala evolutiva.

La medium Eusapia Palladino


L’evoluzione avviene secondo Kardec in due ambiti che sono indissolubili e devono procedere in parallelo, intelligenza e moralità. Sviluppare uno solo di questi ambiti darebbe luogo ad un essere disarmonico, che avrebbe bisogno di ulteriori esistenze per riequilibrarsi e sviluppare gli aspetti lasciati addietro. Le esperienze cui liberamente sceglie di sottoporsi nelle sue diverse incarnazioni portano lo spirito all’acquisizione di successive conoscenze, ma queste conoscenze sono nulla se non si accompagnano allo sviluppo delle corrispondenti doti morali. Gli spiriti più progrediti uniscono al sapere la saggezza e la bontà.

Tuttavia, per quanto fallimentare lo sviluppo di uno spirito possa essere, lontana la sua distanza da Dio, e remota la sua possibilità di avviarsi sulla via del perfezionamento interiore, l’idea di Inferno per la dottrina spiritica è inammissibile, poiché un Dio buono non può creare i suoi figli per destinarli alla dannazione eterna. Non si dovrebbe parlare di spiriti cattivi, ma, meglio, di spiriti imperfetti, “altrimenti potreste far credere che esistono quegli spiriti sempre cattivi che il volgo ignorante chiama demoni” (ibid., p.188). In realtà presso i greci daimon significava genio, intelligenza, ed era quindi molto più del nostro demone affine a ciò che oggi intendiamo per spiriti, perché voleva significare gli esseri incorporei, buoni o cattivi che fossero, senza distinzione. I demoni invece per noi sono esseri cattivi, ma la dottrina della Chiesa incappa per Kardec in una patente contraddizione. Dio non può creare esseri consacrati al male e destinati a farlo e a rimanerci in eterno, perché sarebbe un voler negare la Sua bontà e onnipotenza. Anche le parole del Cristo che alludono ai demoni vanno prese in senso metaforico, come buona parte del suo insegnamento. Per demoni dunque Kardec intende degli spiriti impuri, o imperfetti, le cosiddette “entità basse” o “baronti”, il cui stato però è solo transitorio. Anche se ci dovesse volere un tempo lunghissimo, quasi un’eternità, per la loro redenzione e perfezionamento, essi sono pur sempre possibili, e questo tempo non sarà l’eternità. La figura di Satana, a maggior ragione, è la personificazione del male sotto forma allegorica, poiché non si può ammettere un essere malvagio che lotta alla pari con Dio, la cui sola occupazione consiste nell’opporsi ai suoi piani e la cui esistenza pertanto ne limita la potenza e la bontà infinite. Gli angeli, in questo disegno, sono gli spiriti puri, giunti alla sommità della scala evolutiva, che riuniscono in sé tutte le perfezioni.

Se gli spiriti fossero creati perfetti, non avrebbero alcun diritto a godere i benefici della perfezione; se le loro scelte fossero causate da una volontà indipendente dalla loro, non vi sarebbe più libertà; perciò l’unica strada possibile per la graduale acquisizione da parte dello spirito delle prerogative superiori, della beatitudine data dalla vicinanza con Dio e delle doti di intelligenza e di moralità necessarie per conseguirla, è il cammino progressivo attraverso la scala delle incarnazioni. In questo faticoso percorso, gli spiriti imperfetti cercano di impadronirsi dello spirito in ascesa e di dominarlo, perché sono invidiosi del bene di un altro, e vorrebbero precipitare tutti nella loro condizione di ignoranza e di oscurità.

Il perfezionamento dello spirito avviene soprattutto durante l’esistenza incarnata, quando ha l’opportunità di sottoporsi alle prove della materia. Tra un’esistenza e l’altra, egli è nella condizione di spirito errante, entità disincarnata, che ha modo di riflettere in questo periodo sull’esistenza precedente, e di prepararsi a quella successiva. Una volta disincarnato, lo spirito è più libero, le sue capacità sono espanse, ma continua ad avere delle sensazioni, solo che queste avvengono direttamente, e non più attraverso l’intermediazione degli organi sensoriali e del perispirito. La condizione di spirito errante può essere fruttuosa, pervasa di ponderazione e riflessione, ma può anche esser penosa, per uno spirito tenacemente attaccato alla materia, che vede il suo corpo decomporsi, e mentre si sente oppresso dai suoi desideri brama un nuovo corpo per incarnarsi e non lo può avere. Grossi lasciti in sospeso dall’esistenza precedente e la pesantezza dei desideri materiali insoddisfatti provocano nello spirito incarnato una ricerca avida, insistente, inquieta di una successiva reincarnazione.

L’idea dell’Inferno non corrisponde a una realtà oggettiva, ma all’esperienza che uno spirito lontano da Dio ha della sua condizione e dei tormenti ad essa legati; tormenti dovuti alla preclusione dalla fonte d’ogni bene, alla colpa per essersene distaccato, al fallimento d’aver fallito le prove, all’orgoglio di doverlo ammettere, e soprattutto alla pressione delle proprie brame che chiedono continuamente una materialità in cui venir soddisfatte. E’ a questa condizione di dolorosa sospensione, lontananza e brama insaziabile, per un tempo che è finito, ma che egli sperimenta come interminabilmente lungo, che lo spirito attribuisce la condizione infernale. L’attributo dell’eternità non è una realtà, ma un vissuto dello spirito, determinato dall’intollerabilità della condizione attuale, che gli fa disperare della possibilità che essa possa avere un termine, quando invece detto termine dipende solo da un movimento di contrizione e di apertura all’altro da sé interno allo spirito.

Levitazione del tavolo in una seduta con Eusapia Palladino


La base della dottrina spiritica è l’assunto che Di ha creato gli spiriti semplici e ignoranti, e che essi si istruiscono solo attraverso l’esperienza nel mondo della materia, anzi, nei diversi mondi della materia: di qui, la necessità delle reincarnazioni, con le lotte, le sofferenze e le tribolazioni che le accompagnano, ma che sono il mezzo che è dato allo spirito per acquisire dei meriti, ovvero per accrescersi in conoscenza e in moralità. Le vicende della vita corporale sono necessarie per l’evoluzione dello spirito a qualsiasi grado esso si collochi, se basso in quanto prova ed espiazione, se alto in quanto missione; la missione può avere una destinazione individuale, se è l’espletamento del compito di concorrere al perfezionamento di un altro spirito, o collettiva, se avviene nell’interesse generale dell’umanità e del piano della creazione; comunque il compito assunto porta indirettamente al perfezionamento dello spirito che lo porta a termine.

Gli spiriti si ritrovano, si riconoscono, si radunano per affinità e per simpatia. Questo fatto della simpatia, o affinità, o empatia, merita una digressione. Tra gli esseri umani, il fenomeno della simpatia, o consonanza affettiva, è stato studiato dagli psicoanalisti col nome di identificazione proiettiva, che si può definire semplicemente come il mettersi nei panni dell’altro, e provare ciò che egli prova. Il fenomeno, che è alla base delle più elementari reazioni umane, è stato recentemente studiato dai neurofisiologi, che hanno individuato il substrato cerebrale in cui si attua: i mirror neurons, neuroni specchio, collocati in un’area della corteccia frontale, e caratterizzati dal fatto di attivarsi quando vedono un altro individuo compiere una certa azione, mettendo il soggetto nella condizione di sperimentare, in maniera circoscritta, cosa si prova a fare quell’azione. E’ come se noi facessimo da specchio all’azione dell’altro, e così facendo esperiamo lo stesso stato interno. Questa base elementare della condivisione delle emozioni ci consente, in un certo senso, di “essere dentro l’altro”. Essa costituisce il punto di partenza per la comprensione delle emozioni proprie ed altrui e per lo sviluppo del pensiero. Gli spiriti non hanno corpo, e quindi non hanno il substrato dell’empatia, ma l’esperienza delle sedute medianiche insegna che in esse è molto frequente il fenomeno della telepatia, nei due sensi – lo spirito che legge il pensiero degli astanti, ma anche gli astanti che hanno intuizioni telepatiche. Evidentemente nel mondo degli spiriti la “lettura del pensiero” funziona come principio di comunicazione. Altrimenti non si spiegherebbe l’assunto etico di base, la massima di Gesù “tratta gli altri come vuoi essere trattato”. La dottrina spiritica elaborata da Allan Kardec fonda l’etica come cardine di tutto, assumendo che la realizzazione dell’uomo stia nell’assunzione consapevole del suo posto nell’universo e nel piano della creazione, e conseguentemente in un atteggiamento di devozione, di rispetto, di consapevole considerazione di se stessi e degli altri esseri, che mette al primo posto il propri simili, e quindi la comprensione e il supporto dei loro bisogni, desideri, esigenze, necessità (ciò che i latini intendevano col termine “religio”, rispettosa e attenta considerazione). Pertanto l’etica dello Spiritismo è un’etica della compartecipazione, della compassione, della comunanza dei sentimenti, che pone alla base della relazione tra due individui la reciproca condivisione, e la trasmissione delle emozioni. Ciò che sul piano umano avviene attraverso la messa in risonanza dei rispettivi circuiti cerebrali, può costituire la traccia di analoghe forme di comunicazione su un altro piano di esistenza.

Gli spiriti dunque si avvicinano per la somiglianza dei sentimenti, e sono felici di trovarsi assieme tra simili, nel bene e male. Essi fanno famiglie determinate dalla similitudine, e poiché esiste tra gli spiriti una rigorosa gerarchia in base al merito e al grado di evoluzione, ognuna di queste famiglie è presieduta da uno spirito. Nello stesso tempo, ci sono spiriti protettori dei vari livelli di aggregazione umana, in base al riscontro che ciascun raggruppamento umano trova nell’altro mondo, e per questo si incontrano spiriti protettori di famiglie, di gruppi, di società, di nazioni, a seconda da una lato dell’affinità, dall’altro dell’azione svolta da questi gruppi: se esse sono improntate alla giustizia richiamano spiriti elevati, se sono ispirate a un qualche tipo di eccesso, passione o prevaricazione, attirano gli spiriti corrispondenti, avidi, bramosi, aggressivi, prepotenti, sovente ingannatori. Non esistono però, anche se passate ideologie avrebbero voluto farli esistere, spiriti protettori della razza, perché le razze appartengono tutte alla grande famiglia umana, qualunque sia il ceppo primitivo di ciascuna.

Controllo dello spostamento del tavolo in seduta

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