11.3 – La medianità


Il medium Daniel Dunglas Home (Currie, Scozia, 1833- Francia, 1886), mentre medita su un teschio

Dice Kardec:
Qualunque persona che risenta, a qualsiasi grado, l’influenza degli spiriti è per questo motivo un medium (1972b, p.168).
Come dice l’etimologia – il francese médium viene dal latino medium, mezzo, strumento – il medium è un ponte tra il mondo materiale e quello invisibile, attraverso il quale quest’ultimo può far sentire la propria influenza. Medium significa mezzo di comunicazione, in quanto egli è un canale di trasmissione di messaggi altamente significativi, tra due mondi per lo più separati come la materia e lo spirito. Dunque, perché ci sia medianità, occorre che vi sia un trasmittente, che è lo spirito, un ricevente, che è l’evocatore o il richiedente o meglio il gruppo spiritista, e uno strumento, che è il medium; l’elemento di sintesi è il messaggio trasmesso, che risente dell’influenza dei primi tre, nella sua qualità, intensità e pregnanza, toccando tutti gli estremi di una scala dalla greve materialità alle vertiginose altezze dello spirito. Generalmente il medium espleta la propria facoltà medianica all’interno di un gruppo, che costituisce l’ambiente in cui egli è immerso, e come tale lo influenza, contribuendo a quel fattore di soggettività che agisce come inevitabile filtro nella ricezione e trasmissione del messaggio spiritico. Inoltre il gruppo concorre attivamente, come del resto la personalità del medium, ad attrarre gli spiriti che gli sono affini. Le persone che si riuniscono unite da una comunanza di intenzione formano un insieme, una struttura, un sistema, le cui proprietà sono qualcosa di più della somma dei componenti: Kardec (1972b) parla di una sorta di influenza magnetica, che calamita gli spiriti simpatetici e con la pratica aiuta lo sviluppo delle facoltà medianiche. In ogni caso il gruppo ha una sua specifica atmosfera emozionale e un suo livello morale, che derivano dalle caratteristiche di personalità dei suoi elementi, dalla loro relazione emotiva, dagli umori del momento e dalla storia del gruppo stesso. Tutto ciò attira gli spiriti che sentono affinità con questa organizzazione, e la reputano idonea a recepire le loro idee, in un processo che amplifica e riverbera la loro vicinanza col medium. In realtà qualsiasi gruppo umano, indipendentemente dalle sue intenzioni di mettersi in contatto con gli spiriti, ne ha intorno a sé un’assemblea, composta da quelli attratti per simpatia verso le sue credenze e i suoi stati d’animo. Per la legge di affinità spirituale, un gruppo qualificato attirerà spiriti evoluti; al buon esito della comunicazione concorre la capacità del medium e la rispondenza degli altri membri del gruppo. In questo senso Kardec insiste sulla qualità morale sia dei partecipanti alla riunione spiritica che del medium. La qualità dello strumento medium andrebbe considerata in senso ampio comprendendo tutte le influenze che una natura estremamente sensibile come quella di questo tipo di persone assorbe. La conversazione, lo stato d’animo, il livello culturale del gruppo che si riunisce attireranno entità di livello corrispondente. Quindi argomenti futili e sedute spiritiche fatte solo per curiosità e divertimento richiameranno spiriti burloni e leggeri, mentre riunioni di uomini impegnati e rispettosi apriranno la porta ad insegnamenti di più alto livello.

Levitazione del medium Home

Kardec (1972b) sostiene che non vi deve essere pagamento per la facoltà medianica, soprattutto per una forma di rispetto verso gli spiriti: questi ultimi in qualche modo si mostrano, si espongono all’investigazione dei viventi, e quindi la loro disponibilità come non può costituire oggetto di futile curiosità, così non può essere neppure fonte di lucro. Il medium deve avere comunque una fonte autonoma di sussistenza, la medianità non può essere un mestiere, e tanto meno un fenomeno da palcoscenico. La medianità così intesa non è una caratteristica particolare, ma una qualità molto ampia e generica, tanto che vi sono poche persone in cui essa sia assente del tutto. Vi sono svariate forme di medianità, e quindi la possibilità di comunicare con gli spiriti assume declinazioni altrettanto diversificate. In pratica Kardec chiama medium quelle persone la cui medianità naturale è nettamente caratterizzata almeno in un senso o in un altro. Egli divide i medium secondo che siano a effetti fisici e a effetti psichici: i primi provocano fenomeni materiali o manifestazioni ostensibili, i secondi comunicazioni “intelligenti”; ma la distinzione è ardua, perché i colpi dell’alfabeto tiptologico, di per sé una manifestazione meccanica, si possono prestare ad essere un mezzo di comunicazioni con un significato. Senza entrare nella fine casistica di Kardec, i tipi più importanti di medium sono quelli a effetti fisici, che comprendono sia i fenomeni di telecinesi che le apparizioni (i fantasmi) e le manifestazioni ectoplasmiche, quelli psicografi o scriventi e quelli psicofoni o parlanti.
Secondo lo Spiritismo gli esseri umani sono continuamente circondati dagli spiriti, che li osservano, li seguono, li sfuggono, partecipano alle loro attività, e cercano di entrare in comunicazione con loro. Si può negare lo Spiritismo, ma è impossibile impedire le manifestazioni spontanee degli spiriti, o contrastare la loro occulta influenza. Non sono né i medium né gli spiritisti che hanno creato gli spiriti, ma gli spiriti che hanno agito in modo che vi fossero gli spiriti e i medium. In altre culture e in altre epoche storiche, lo stesso fenomeno è passato sotto altri nomi: lo sciamanesimo, che è l’insieme di pratiche, comportamenti, atteggiamenti mentali, credenze, che consentono a persone con determinate caratteristiche psichiche ed emotive di mettersi in contatto col mondo degli spiriti, riceverne i messaggi e gli insegnamenti, agire da tramite  tra la nostra e la loro dimensione; ma anche gli oracoli e la teurgia; in epoca più moderna, l’alchimista, astronomo, astrologo e matematico John Dee era in sodalizio con un giovane dalla dubbia reputazione, Edward Kelly, che gli fungeva da medium leggendo in un cristallo magico  visioni, messaggi, ammonizioni che essi affermavano venire dal mondo degli spiriti (Tresoldi, 2002).
Gli spiriti essendo le anime degli uomini trapassati, esistono da quando vi sono gli uomini, ed hanno da sempre cercato di esercitare la loro influenza sui loro consimili viventi. Questa influenza non si esercita necessariamente con le comunicazioni medianiche: la medianità è solo uno dei mezzi che impiega lo spirito per farsi conoscere, e il medium è l’individuo che serve da tramite agli spiriti disincarnati per comunicare con gli spiriti incarnati.
Perché ciò avvenga, bisogna che lo spirito ospite si identifichi col medium, sulla base di una loro simpatia o affinità che dir si voglia. Tutto ciò pone il problema del reciproco adattamento del medium e dell’ospite. Il medium è uno strumento, ma questo strumento esercita un’influenza non indifferente sul prodotto finale. Poiché si tratta di trasmettere delle comunicazioni intelligenti, lo spirito ospite ha bisogno di uno strumento raffinato, flessibile e articolato per poter comporre e diffondere il proprio messaggio. Lo strumento va inteso non solo nel senso dell’apparato fonatorio nel caso di un medium parlante o della mano nel caso di un medium scrivente, ma comprende tutta la struttura cerebrale dell’espressione linguistica, a livello materiale. A livello bioenergetico, avviene una combinazione dei due perispiriti e una temporanea eclissi dello spirito del medium dalla sua sede corporea, dove viene rimpiazzato dallo spirito del medium. Questo fenomeno è più evidente nella psicografia, dove al succedersi di diversi spiriti nella stesura di una pagina, cambia la calligrafia impiegata, fino al punto che in caso di persone note al gruppo spiritico è stata riconosciuta la loro scrittura; o nella trance a impossessamento, dove il medium parla, e la presa di possesso da parte dello spirito ospite del suo apparato fonatorio è talora accompagnata da un cambiamento di voce del medium, o comunque del suo stile espressivo e del suo lessico.

Il medium Daniel Dunglas Home

La comunicazione è tanto più agevole quanto più vi è similitudine psicologica tra i due spiriti, perché ci troviamo davanti al problema di uno spirito che deve esprimere il suo patrimonio di pensiero con gli strumenti concettuali e linguistici messigli a disposizione da un altro individuo che gli lascia il suo corpo. Il pensiero di un filosofo moderno sarà espresso con molta difficoltà da un medium degli aborigeni della Nuova Zelanda. Comunque sia, lo spirito ospite può aggirare la difficoltà modificando e plasmando a suo modo lo strumento, al punto che un medium può scrivere in una lingua che non conosce.
Diverso è il caso per i medium scriventi e per quelli che Kardec definisce medium intuitivi. Dei medium scriventi, egli considera principalmente quelli che esercitano la psicografia; la pneumografia interessa solo come prova tangibile dell’intervento fisico di uno spirito, quello che ha impresso la scrittura, ma per forza di cose i messaggi sono brevi e non significativi. Invece i medium scriventi producono messaggi molto lunghi e articolati. Qui la partecipazione del medium alla stesura del messaggio può avere varie modalità. Nei medium scriventi meccanici, la mano riceve un impulso involontario, ed essi non hanno consapevolezza di quello che scrivono, essendo in uno stato di trance di variabile profondità. Nei medium semi-meccanici, la mano procede spontaneamente, ma essi hanno coscienza istantanea delle loro parole e delle frasi che scrivono. Invece gli spiriti comunicano col pensiero i messaggi ai medium intuitivi, la cui mano è guidata dalla loro volontà. Essi differiscono poco dai medium ispirati, che invece non hanno bisogno di scrivere, mettendo in atto direttamente i suggerimenti. Infine vi sono i medium poligrafi, la cui scrittura cambia col cambiare dello spirito ospite, e che talora sono in grado di riprodurne la scrittura da vivente.
Si capisce che quanto più il livello di coscienza del medium è prossimo alla veglia quanto più c’è il rischio che egli mescoli il suo pensiero a quello dello spirito ospite. Se è per questo, non esiste mai una comunicazione medianica che sia rigorosamente pura, perché comunque c’è sempre una modificazione introdotta nel messaggio per il semplice fatto che lo spirito ospite usa uno strumento per lui estraneo. In Kardec (1972b) si paragonano i medium a vasi di vetro pieni di liquidi colorati e trasparenti, in mezzo ai quali passano i raggi luminosi degli spiriti, i modo tale che questi arrivano sugli oggetti che vogliono rischiarare assumendo il colore del liquido che hanno attraversato.
Semmai invece i medium intuitivi e semimeccanici pongono il problema della veridicità e dell’autenticità della comunicazione medianica. Se un medium produce del materiale obbedendo ad una intima ispirazione, è difficile potere dire se chi detta è una personalità scissa all’interno del Sé del soggetto oppure un’entità esterna. Può aiutare a discriminare il livello della comunicazione e dell’insegnamento impartito, che si vorrebbe supporre di grado più elevato nel caso di un altro spirito. Ma la questione diventa di lana caprina, se si pensa che lo stesso Sé del medium potrebbe rivestirsi di un linguaggio più pomposo, altisonante ed aulico per dare credibilità alle sue teorie, e alla sua vanagloria. Peggio che mai se abbiamo a che fare con medium uditivi o audienti, quelli che odono gli spiriti, dove sussiste il rischio di confondersi con le allucinazioni uditive o le allucinosi (suoni che nascono all’interno dell’apparato sensoriale a cui il cervello attribuisce un significato).

La medium Florence Cook (Inghilterra, 1856-Londra, 1904)

E certo non aiuta il chiedere allo spirito ospite chi è. Su questo l’insegnamento degli spiriti è molto chiaro: se spesso si ha a che fare con spiriti che si dichiarano come personalità storiche o religiose, e se è ciò è difficilmente credibile perché è difficile pensare che questi santi e personaggi protettori siano intervenuti tutte le volte che ciò è stato riportato in seduta, ciò non significa necessariamente inganno o malafede. Innanzitutto è un modo per venire incontro al bisogno di rassicurazione dei viventi: pochi degli spiriti hanno un nome conosciuto sulla terra, e ma poiché gli uomini vogliono un nome, gli spiriti per soddisfarli ne prendono uno che essi conoscono e rispettano. Ma c’è una ragione più profonda, che ha a che fare con l’ordine e la scala evolutiva dell’aldilà. Quanto più uno spirito è elevato, tanto più il suo irradiamento è multiplo: uno spirito protettore d’ordine superiore può avere sotto tutela centinaia di spiriti inferiori, che si possono presentare sotto il suo nome. Anche perché nell’esistenza ultraterrena il nome che uno spirito aveva in vita si perde, assieme ad altre distinzioni delle mille esistenze corporali effimere trascorse. Inoltre, gli spiriti sono attirati gli uni verso gli altri dalla legge di affinità, per cui essi formano dei gruppi o famiglie simpatiche. Queste famiglie riuniscono spiriti dello stesso grado e di qualità affini. In esse, man mano che si sale di livello di perfezione, si  perdono i caratteri identificativi delle identità terrene, senza che tuttavia vengano meno le individualità. Pertanto gli spiriti evoluti si somigliano sempre di più, in una sorta di omogeneità della perfezione, che ovviamente tende all’Unità del Principio Primo. Se si pensa al numero immenso di spiriti che, dall’origine dei tempi, sono pervenuti ai gradi superiori dell’evoluzione e di, contro, al numero molto ristretto di loro che ha lasciato il proprio nome sulla terra, è comprensibile come, se essi vogliono comunicare coi viventi, assumano il nome del personaggio storico o religioso che gli è più affine, o che fa parte del loro raggruppamento simpatetico-evolutivo. Per cui, se uno spirito evoluto – e questa caratteristica la si può valutare dal livello della sua comunicazione, e dalla probità del suo linguaggio, che mai trascende a livelli grossolani o volgari o frivoli – si presenta con un nome storico, poco importa se sia effettivamente quel personaggio o uno spirito simile.
La medianità non presenta pericoli fisici intrinseci, se non quelli inerenti all’eccesso di qualsiasi attività. Infatti, essa comporta una perdita di fluido eterico, che porta con se la stanchezza e che si ripara col riposo. Se il medium persiste oltre le sue possibilità, può averne una forma di esaurimento psico-fisico; in questo senso la medianità non espone allo squilibrio mentale più di quanto lo facciano il surmenage o i conflitti emozionali. Un altro rischio è quello del fanatismo: lo Spiritismo può divenire una preoccupazione dominante, come del resto altre forme di religiosità o di devozione o di dipendenza da una persona, da un’idea, da un’istituzione. Questo è uno dei motivi per cui il medium non può procedere da solo, ma deve avere un gruppo intorno a sé, perché la solitudine lo porterebbe ad una via alienata e solipsistica, avvelenata dall’orgoglio e dal senso di onnipotenza, ed infine ad essere preda dell’ossessione da parte di un assillante spirito dominatore. Il surmenage, il fanatismo, l’orgoglio e l’autocompiacimento narcisistico sono eccessi tipicamente umani, che hanno la loro radice nelle debolezze caratteriali del medium; essi tuttavia, indebolendo la sua presenza, aprono la strada a un fenomenologia più complessa, che deriva invece dall’azione degli spiriti, e che costituisce l’ossessione.

La medium Cook, il fantasma Katie King da lei prodotto e Sir William Crookes

E’ difficile distinguere in questa forma di ideazione patologica la componente umana, che deriva dallo stress e dalla fragilità caratteriale del medium, dall’influsso deleterio di entità di basso livello, assillanti e coattive; tanto che Kardec (1972b) usa il termine di ossessione, che rimanda ad un’anomalia del pensiero, piuttosto che quello di possessione, che si rifà all’idea della possessione demoniaca, e che dunque avvallerebbe implicitamente un’idea che lo Spiritismo incessantemente rigetta, quella del Diavolo, come principio del Male in contrapposizione e competizione col principio del Bene, e dei diavoli, esseri creati per il male e perpetuamente dannati al male. Invece per la dottrina spiritica non vi sono che esseri più o meno imperfetti i quali in un tempo anche prossimo all’eternità, ma che comunque non è l’eternità, possono comunque migliorarsi e redimersi. Inoltre, l’idea di possessione presuppone l’idea di presa di possesso di un corpo per mezzo di uno spirito estraneo, mentre in realtà non vi è coabitazione, ma solo una forma di influenza sul pensiero che sortisce una costrizione. I gradi diversi di influenza negativa degli spiriti sulla mente umana sono l’ossessione, la fascinazione e il soggiogamento. Nell’ossessione, lo spirito malefico si impone al medium, si immischia suo malgrado nelle comunicazioni che riceve, gli impedisce di comunicare con altri spiriti e si sostituisce a quelli che vengono evocati. Nella fascinazione, gli spiriti tormentatori producono una vera e propria illusione sul pensiero del medium, che ne paralizza il giudizio, e approfittano di questa debolezza per veicolare comunicazioni erronee e fuorvianti ancorché seduttive. Nel soggiogamento, la volontà del medium è coartata, ed egli agisce suo malgrado, mettendo in atto comportamenti che gli non gli sono propri, ma che gli sono imposti, incurante del fatto che essi lo espongono al ridicolo. L’ossessione è  sempre accompagnata dalla sospensione delle  facoltà di critica del medium verso i comportamenti e comunicazioni indotti e dalla compulsione del medium a comunicare i messaggi o a eseguire i comportamenti dettatigli, talora da una serie di manifestazioni fisiche attestanti la presenza persistente di uno spirito (rumori, movimenti di oggetti). L’ossessione implica un rapporto esclusivo tra il medium e lo spirito ospite, che degenera in una sorta di fanatismo che contagia tutto il gruppo:
Nessun medium è perfetto se è ossesso, e vi è ossessione manifesta allorché un medium è soltanto atto a ricevere le comunicazioni di uno spirito speciale, per quanto alto questi cerchi di collocarsi da se stesso. In conseguenza, qualunque medium e qualunque gruppo che si credano privilegiati da comunicazioni che essi solo possono ricevere, e che d’altra parte sono assoggettati a pratiche da cui traspare la superstizione, sono indubbiamente sotto una ossessione delle meglio caratterizzate, soprattutto quando lo spirito dominatore si fa bello d’un nome che tutti, spiriti incarnati e disincarnati, dobbiamo onorare e rispettare e mai lasciar porre innanzi ad ogni proposito (ibid., p.381).
Come non è verificabile l’identità dei visitatori d’oltretomba – ci sono stati addirittura spiriti che si sono qualificati come Gesù Cristo! – così non è verificabile l’attendibilità delle loro affermazioni. Lo Spiritismo suggerisce come antidoto il confronto con gli altri, un atteggiamento critico e sanamente relativista. Il confronto è sia a livello del singolo individuo, che del gruppo. Un medium non deve isolarsi ritenendosi un privilegiato portatore di una verità esclusiva, perché questo lo sottoporrebbe al dominio del suo orgoglio, ma deve ricercare la sua strada all’interno di un gruppo. Un gruppo deve essere aperto allo scambio dottrinale costruttivo con altri gruppi. Infatti la migliore garanzia che un principio è l’espressione della verità si ha quando è insegnato e rivelato da differenti spiriti, per mezzo di medium estranei gli uni agli altri in differenti luoghi, quando è aderente ai dettami della ragione e sostenuto dal consenso di una maggioranza.

La medium Eusapia Palladino (Minervino Murgie [BA], 1854-Napoli, 1909), foto scattata a Varsavia nel 1893

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  • [...] Dice Kardec: Qualunque persona che risenta, a qualsiasi grado, l’influenza degli spiriti è per questo motivo un medium (1972b, p.168). Come dice l’etimologia – il francese medium viene dal latino medium, mezzo, strumento – il medium è un ponte tra il mondo materiale e quello invisibile, attraverso il quale quest’ultimo può far sentire la propria influenza. Medium significa mezzo di comunicazione, in quanto egli è un canale di trasmissione di messaggi altamente significativi, tra due mondi per lo più separati come la materia e lo spirito. Dunque, perché ci sia medianità, occorre che vi sia un trasmittente, che è lo spirito, un ricevente, che è l’evocatore o il richiedente o meglio il gruppo spiritista, e uno strumento, che è il medium; l’elemento di sintesi è il messaggio trasmesso, che risente dell’influenza dei primi tre, nella sua qualità, intensità e pregnanza, toccando tutti gli estremi di una scala dalla greve materialità alle vertiginose altezze dello spirito. Generalmente il medium espleta la propria facoltà medianica all’interno di un gruppo, che costituisce l’ambiente in cui egli è immerso, e come tale lo influenza, contribuendo a quel fattore di soggettività che agisce come inevitabile filtro nella ricezione e trasmissione del messaggio spiritico. Tutto ciò attira gli spiriti che sentono affinità con questa organizzazione, e la reputano idonea a recepire le loro idee, in un processo che amplifica e riverbera la loro vicinanza col medium. Per la legge di affinità spirituale, un gruppo qualificato attirerà spiriti evoluti. In questo senso Kardec insiste sulla qualità morale sia dei partecipanti alla riunione spiritica che del medium (articolo). [...]

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