Hjeronymus Bosch (1460-1516), Salita all’Empireo, Venezia, Palazzo Ducale, che ricalca lal visione del tunnel, della luce e dell’angelo custode tipica delle Near Death Experience
Secondo il quadro che ne da Kardec (1972), gli spiriti disincarnati partecipano costantemente alle vicende umane, entrando in contatto con gli individui con cui sentono corrispondenza. Essi leggono nella mente dei vivi, dei quali a loro si palesa anche ciò che vorrebbero nascondere a se stessi, e inviano loro pensieri che si manifestano come presentimenti, ispirazioni, intuizioni, illuminazioni. L’assistenza ad un vivente avviene per elezione, ma anche per compito, ovvero per missione. Lo spiritismo dà conferma di un’idea che abbiamo visto attraversare orizzontalmente le varie tradizioni religiose: quella del fratello o guida spirituale, la Daena, il Testimone Celeste, che accompagna l’individuo nel suo viaggio su questa terra, e che egli ritrova nell’aldilà, al momento del consuntivo dei fatti della vita. E’ quello che da bambini la religione ci ha insegnato a chiamare l’Angelo Custode, e che effettivamente angelo è, se con angelo si intende un essere disincarnato, che a sua volta è stato incarnato, e che ora adempie il compito di emissario del volere divino e di messaggero celeste. Lo spirito protettore, o spirito-guida, sceglie il suo assistito di sua volontà, e lo accompagna dalla nascita alla morte, allontanandosene solo se questi lo vuole, perché ammaliato dal consiglio traviatore di spiriti imperfetti, ma rimane pronto a ritornargli vicino al suo richiamo. Secondo di Simone (1973), uno spiritista contemporaneo di cui avremo modo di parlare diffusamente più avanti, la funzione della guida è un aspetto della solidarietà che unisce gli spiriti, la cui gerarchizzazione è in funzione del livello evolutivo, e comporta che “chi più sa aiuta chi meno sa”, e che nel caso dello spirito guida comporta un’assistenza fatta più di suggerimenti o ricordi che di istruzioni vere e proprie; le quali in nessun modo potrebbero interferire col libero arbitrio dello spirito, e col merito che questo sia assume attraverso la fatica e il travaglio delle proprie conquiste e della propria consapevole autoedificazione. La guida è affiancata allo spirito nel momento della nascita e in quello della morte per attenuargli i corrispondenti “traumi”, che sono sempre in rapporto col livello evolutivo dello spirito guidato. Non esiste il corrispettivo negativo del Genio Malefico, a ulteriore riprova che una visione dualistica è più nei bisogni dell’uomo che nella realtà delle cose, e che un’organizzazione del Male simmetrica a quella del Bene è una costruzione mentale. Proprio perché non cosciente, meccanico, disorganizzato il Male non ha né un vertice gerarchico, né un governo-ombra simmetrico a quello del Bene. Quindi, anziché il Genio Malefico, esistono degli spiriti imperfetti che volta per volta attraggono e seducono il soggetto, spingendolo al male per invidia delle sue possibilità evolutive e per condividere la propria condizione di infelicità, abbandono e lontananza dal vero e dal bene. Il patto col Diavolo rientra in questa prospettiva: è firmato col sangue a suggellare un debito contratto per l’eternità, come eterna sarà la punizione per un piacere effimero.
William Blake, da Jerusalem (1820), in The Complete Illuminated Books, Thames & Hudson, Londra, 2000.
L’aspetto più incongruente dell’idea dell’Inferno è la sproporzione della pena: per un peccato grande quanto si vuole ma pur sempre limitato nel tempo c’è un supplizio eterno. Vero è che la dannazione eterna presuppone il non pentimento, ma come si può pentirsi quando si è condannati a una pena che è infinita per un fatto finito, e quindi risulta comunque esorbitante?Più ragionevole è la storia dell’apprendista stregone: se chi vuole ottenere dei poteri spropositati e innaturali chiama in aiuto e al proprio servizio delle entità imperfette, poi a sua volta sarà costretto a servirle, come esse servirono lui. Allo stesso modo, chi invoca in aiuto gli spiriti per ottenere i doni della fortuna, o raggiungere un obiettivo materiale, o comunque perseguire un desiderio terreno, in qualche modo tradisce se stesso. Se anche vuole alleviare le proprie condizioni o le proprie sofferenze, queste ultime, e lo sforzo per raggiungere un obiettivo, egli se li è dati come compito al momento della scelta dell’incarnazione. La facilitazione nel raggiungere un obiettivo i realtà significa ch’egli si immerge ancor più completamente nella materia. Tra lui e gli spiriti impuri si stringe allora un tacito contratto – che non ha bisogno del suggello del sangue – che lo porterà non all’Inferno, ma a sprecare questa incarnazione, e a dover ricominciare tutto daccapo la prossima; anche se comunque egli può sempre rompere la soggezione agli spiriti che lo tiranneggiano, con la sua volontà e con l’assistenza delle entità benevole.
La legge di Dio, del resto, è la legge naturale, che l’uomo sente in fondo al suo essere, e che si esprime nel comandamento fondamentale, “fai agli altri ciò che che vuoi sia fatto a te stesso”. Le vicende incarnative hanno il senso di una progressiva penetrazione e acquisizione, da parte dell’individuo, del piano e del volere divino, e della sua condizione di comunanza e affinità con gli altri uomini. Per questo ciascuna esistenza pone allo spirito un compito, che egli di sua iniziativa accetta al momento di incarnarsi, e che è tenuto a rispettare, nel corso dell’esistenza stessa, anche se al momento delle prove, che pure sono state da lui liberamente scelte, queste gli sembrano troppo gravose e al di là dei suoi limiti.
Se non ce la fa, non c’è la dannazione eterna, ma il dover ricominciare da capo, e l’aver sprecato una possibilità, con tutta la frustrazione, la pesantezza, il rammarico che ciò comporta. Altre esistenze, altre tribolazioni occorreranno per riscattare ed espiare il male commesso. Ogni atto ricade su chi l’ha iniziato, e su chi vi ha partecipato con intenzione. La giustizia divina presentata dalla dottrina spiritistica è rigorosa e puntuale, mai crudele o gratuita. Molte esistenze, ad esempio, sono necessarie alla purificazione di chi ha provocato con la guerra innumerevoli morti. Ne risulta un piano organico e coerente, in cui spirito e materia esistono in continua interpenetrazione, costante ingranamento, reciproco influenzamento. Secondo il principio del valore dell’interiorità e delle vere intenzioni, nel mondo dello spirito non hanno alcun credito rituali, amuleti, talismani e simili armamentari delle procedure magiche: al massimo hanno un valore per chi li utilizza, perché gli servono a concentrare e a indirizzare la sua volontà, ma sono ineffettuali sugli spiriti a cui egli si rivolge, poiché essi leggono nel pensiero del postulante, e conoscono le sue reali intenzioni.
William Adolphe Bouguereau (1825-1905), Dante e Virgilio all’Inferno (1850)
Ciò vale anche per la preghiera, che non ha bisogno di manifestazioni esterne; i riti e le commemorazioni, ad esempio il giorno dei morti, servono come richiamo della memoria per i vivi, mentre le adunate e le preghiere collettive fungono da catalizzatori di pensieri e di sentimenti, ancora una volta a beneficio dei vivi, mentre per gli spiriti disincarnati l’essenziale è che l’intenzione di chi prega s’indirizzi a loro – la memoria è presenza – e si conformi al piano divino, accettando anche le cose spiacevoli. Nel caso di una morte, aiuta più l’estinto che i suoi congiunti si rassegnino, ed elaborino il lutto per la sua dipartita, che non che con il loro dolore struggente continuino a tenerlo legato a delle condizioni materiali da cui invece si vorrebbe svincolare.
La comprensione delle cose dello spirito comporta un sempre maggiore depotenziamento di quelle materiali, e un affrancamento dello spirito stesso dai legami con la materia. Gli spiriti, poi, tendono a riunirsi tra loro per affinità, o meglio per “simpatia”, capacità di provare stati d’animo simili, e di identificarsi l’uno con l’altro. Ciò può avere dato luogo all’erronea credenza dell’Inferno, del Purgatorio, del Paradiso, credenze che contengono comunque un nucleo di verità. Nel senso che le pene e le gioie sono inerenti al grado di perfezione e di avanzamento nella scala evolutiva degli spiriti, e ciascuno di essi trova in se stesso il principio della propria felicità o infelicità. Non esistono luoghi speciali destinati al castigo o alla ricompensa, e dappertutto ci sono spiriti felici o infelici. Però gli spiriti di uno stesso ordine o livello di perfezione si riuniscono per simpatia. Specialmente quando sono elevati essi possono riunirsi dove loro meglio piace, ma è a queste forme di aggregazione, oltretutto libere e non necessariamente durevoli, che è stato attribuito il valore dei regni dell’oltretomba.
Le espressioni come quella di S. Paolo che riporta di essere stato rapito fino al terzo cielo sono espressioni metaforiche, che si riferiscono a diversi gradi di perfezione, e per conseguenza di vicinanza a Dio e di felicità, e lo stesso vale per l’Inferno, che è sinonimo di sofferenza, in quanto ribellione, lontananza da Dio, senso di esserne abbandonato e sconforto di non potervi tornare; ma lo spirito non soffre di dolori fisici, non vi è nessuna fornace, né altro tipo di supplizio, il fuoco forse si riferisce al tormento del desiderio di bramare Dio e disperare di poterlo avere. Il Purgatorio è il tempo e il luogo dell’espiazione: anche per gli spiriti più ostinati, superbi, ribelli, c’è sempre un Purgatorio, poiché per quanto essi si attardano sulla via del male nonostante la loro sofferenza, prima o poi riconosceranno il loro errore, e il pentimento verrà. Verranno in loro aiuto gli spiriti soccorrevoli con le loro missioni, verrà la consapevolezza del danno della loro imperfezione, verrà il sostegno della preghiera, che giova a chi si pente, verrà infine il desiderio delle reincarnazioni per purificarsi. Quindi in un certo senso il Purgatorio è la metafora del cammino dell’anima che ritorna a Dio attraverso una strada di progressivo perfezionamento attraverso la sofferenza.
La Corte di Yama e l’Inferno. La figura blu è Yamaraj (il dio hindu della morte) con la sua consorte Yami e Chitragupta, pittura del XVII sec., Museo del Governo, Chennai
Le occupazioni degli spiriti disincarnati non cessano mai, anche perché essi non necessitano del riposo del sonno, che è una prerogativa evidentemente del funzionamento cerebrale. Gli spiriti di grado più basso s’intrudono nelle cose umane, con l’intento di recar turbamento o tentazione, perché, ricordiamolo, uno spirito basso gode che altri siano nella stessa condizione di miseria e lontananza da Dio; man mano che cresce il livello spirituale, gli spiriti assumono funzioni più nobili nei confronti dei loro simili incarnati, le cosiddette missioni, che sono comunque in consonanza con la volontà divina e hanno lo scopo di dare un conforto, un sostegno, una facilitazione dell’espletamento di un compito terreno positivo, che una volta assolto comporta un merito che è la controparte che lo spirito guadagna, in termini di avanzamento spirituale. Finché, ai livelli superiori, gli spiriti eseguono i voleri di Dio, e ne sono gli emissari, anche se i Suoi disegni risultano loro impenetrabili.
La natura è retta da un principio di armonia, e da leggi generali che non è dato all’uomo trasgredire impunemente, come testimoniato dalle sempre più frequenti catastrofi ecologiche. Innumerevoli spiriti presiedono ai fenomeni della natura, alle tempeste, ai terremoti, ai venti. Il mondo è un cosmo ordinato, e se si rivolta contro all’uomo, o non è in grado di nutrirlo e di sostenerlo – come ormai sta accadendo al nostro sventurato pianeta, sfruttato, impoverito, alterato oltre ogni logica – è per gli eccessi dell’uomo stesso, per il suo egoismo, per la sua ingiustizia, per gli squilibri ch’egli fomenta, che per soddisfare il capriccio dei pochi costringono i molti alla fame e alla miseria.
Gli animali sono essi stessi animati da un principio intelligente, che non è ancora spirito, ma che deriva dal principio intelligente universale, il fluido magnetico dei magnetizzatori, l’Anima mundi degli alchimisti. Il soffio vitale degli animali, ovvero il fluido elettromagnetico che li muove non è la stessa cosa dello spirito o dell’anima umani. Per questo non vi può essere medianità negli animali, venendo a mancare la condizione basilare di essa, che è l’affinità tra lo spirito ospite e l’anima del medium, che diventa una forza d’espansione particolare, che annienta ogni repulsione tra di loro e stabilisce una specie di corrente, una sorta di fusione che favorisce le comunicazioni spiritiche.
Le esistenze negli animali sono un lavoro preparatorio all’incarnazione umana, in conseguenza del quale il principio intelligente subisce una trasformazione, e diventa spirito. La Terra non è necessariamente il punto di partenza dell’incarnazione, che può iniziare in mondi meno evoluti, come può continuare successivamente in mondi più evoluti, o riproporsi sulla Terra stessa. Però uno spirito incarnato in un uomo non può reincarnarsi in un animale, come insegna la metempsicosi, o dottrina di trasmigrazione delle anime, perché ciò sarebbe un tornare indietro, e il fiume non risale mai verso la sorgente.
E’ una affresco cosmico grandioso e drammatico quello che viene fuori dalla dottrina spiritistica di Allan Kardec, permeato da una forte e onnipresente impronta etica, e da un senso di giustizia comunque trionfante. Le ingiustizie e le sperequazioni del mondo attuale hanno la loro ragione di essere nel cammino di perfezionamento dello spirito, ma sono destinate comunque a dissolversi e a perire, nel rinnovamento di un ordine che richiede la distruzione dell’esistente per attuarsi, e che lascia comunque presagire la possibilità di una condizione più equa, e per questo più umana. L’insegnamento di Kardec si può riassumere nell’epitaffio impresso sulla sua tomba:
“Nascere, morire, rinascere per progredire sempre: questa è la legge”.
L’Inferno buddhista, pittura su tela, Park Lay, Laos





[...] Secondo il quadro che ne da Kardec (1972), gli spiriti disincarnati partecipano costantemente alle vicende umane, entrando in contatto con gli individui con cui sentono corrispondenza. Essi leggono nella mente dei vivi, dei quali a loro si palesa anche ciò che vorrebbero nascondere a se stessi, e inviano loro pensieri che si manifestano come presentimenti, ispirazioni, intuizioni, illuminazioni. Lo spiritismo dà conferma di un’idea che abbiamo visto attraversare orizzontalmente le varie tradizioni religiose: quella del fratello o guida spirituale, la Daena, il Testimone Celeste, che accompagna l’individuo nel suo viaggio su questa terra, e che egli ritrova nell’aldilà, al momento del consuntivo dei fatti della vita. Lo spirito protettore, o spirito-guida, sceglie il suo assistito di sua volontà, e lo accompagna dalla nascita alla morte, allontanandosene solo se questi lo vuole, perché ammaliato dal consiglio traviatore di spiriti imperfetti, ma rimane pronto a ritornargli vicino al suo richiamo. Non esiste il corrispettivo negativo del Genio Malefico, a ulteriore riprova che una visione dualistica è più nei bisogni dell’uomo che nella realtà delle cose, e che un’organizzazione del Male simmetrica a quella del Bene è una costruzione mentale. Quindi, anziché il Genio Malefico, esistono degli spiriti imperfetti che volta per volta attraggono e seducono il soggetto, spingendolo al male per invidia delle sue possibilità evolutive e per condividere la propria condizione di infelicità, abbandono e lontananza dal vero e dal bene (articolo). [...]