Nel canto X dell’Inferno, Farinata è collocato tra gli eretici epicurei che l’anima col corpo morta fanno, incisione di Gustavo Doré (Strasburgo 1832 – Parigi 1883)
La dottrina spiritistica è un insegnamento organico, che tratta in maniera integrale dell’uomo, ponendosi al crocevia tra religione, scienza e filosofia. Per quanto riguarda la religione, essa si dichiara continuazione e prosecuzione del Cristianesimo, considerando Gesù Cristo il più grande dei profeti, la guida e il modello più perfetto che Dio abbia dato all’uomo. Di contro, le religioni cristiane hanno da sempre osteggiato lo Spiritismo, considerato un fatto reale, ma opera del demonio. Si rifanno al divieto della legge mosaica che proibisce ogni forma di divinazione e la vieta come pratica satanica; la Chiesa Cattolica ha addirittura posto sotto scomunica lo Spiritismo. Essa ha fin dall’inizio mostrato un’estrema prudenza nel riconoscere la legittimità delle pratiche spiritiche, anche quando esse ostentavano intenti pseudoscientifici. Successivamente le ha annoverate tra gli errori e le eresie, in quanto contenenti una serie di insegnamenti sulla rivelazione, i dogmi, i sacramenti in oggettivo conflitto con la sua dottrina e soprattutto con la sua autorità. Finché nella Costituzione di Pio IX, Apostolicae Sedis, è rivolta la scomunica latae sententiae ai seguaci dello Spiritismo. Nel 1917 la Congregazione del S. Uffizio condanna chi assiste alle sedute spiritiche, ricevendo l’approvazione di papa Benedetto XV. Il Catechismo della Chiesa ribadisce la condanna dello spiritismo, approssimandola alla magia, alla stregoneria, alla divinazione, alla superstizione. Kardec obietta ai cristiani che se le comunicazioni sono precedute da sincere preghiere a Dio e fatte rispettosamente con ottime intenzioni non vi è nulla di diverso da una comunicazione tra persone civili viventi, in quanto secondo il credo spiritista gli spiriti non sono altro che le anime degli uomini. Al contrario, se le sedute sono condotte al di fuori di un contesto di preghiera a Dio e solo per frivola curiosità o per divinazione allora il rischio di imbattersi in entità imperfette, burlone e ingannatrici è molto elevato e pericoloso. Il credo spiritista ignora volutamente l’interdetto che da parte della Chiesa Cattolica grava sui suoi aderenti. A chi vede nell’evocazione dei defunti una profanazione replica:
“Non può esserci profanazione dove c’è raccoglimento, rispetto, opportunità: infatti, gli spiriti che vi amano rispondono di buon grado alla vostra chiamata, e, paghi della vostra memoria, godono di intrattenersi con voi. Profanazione commetterebbe chi evocasse per leggerezza e per scopi meno che seri” (1972, p.374).
In compenso gli spiritisti condannano la divinazione, ossia il tentativo di prevedere il futuro mediante la medianità. Non è detto che gli spiriti siano in grado di prevedere il futuro, e quando anche mostrano di esserlo, ciò può celare un inganno. Allo stesso modo condannano le pratiche di magia, stregoneria, satanismo, che solo una conoscenza superficiale può associare allo Spiritismo. Sulla condanna indiscriminata delle pratiche medianiche e divinatorie come opera del demonio concordano perfettamente i cattolici e i protestanti. La Chiesa Anglicana invece ha istituito un comitato per esaminare le prove sulla medianità, che dopo due anni di approfonditi studi e sedute con i più dotati medium d’Inghilterra, è giunto ad accettare l’ipotesi che, in alcuni casi, le comunicazioni spiritiche provengono effettivamente da spiriti disincarnati.
John Martin, pittore romantico inglese (1789-1855), La caduta degli angeli ribelli, olio su tela
Anche se la posizione ufficiale della Chiesa Cattolica e Protestante è quella di proibire le comunicazioni tra fedeli e defunti in ogni caso, vi sono state una serie di importanti aperture. Si segnalano in tal senso il teologo padre Leo Schmid, che raccoglie diecimila messaggi nel libro “Quando i morti parlano”, il teologo Francois Brune, autore del libro “I morti ci parlano”, il cugino di Papa Pio XII, il Rev. Prof. Dr. Gebhard Frei, parapsicologo, padre Ulderico Pasquale Magni, padre Andreas Resch, il quale condusse esperimenti in prima persona e tenne persino dei corsi in Vaticano, padre Pistone, Superiore della Società di San Paolo in Inghilterra, il Giusto Reverendo Mons. Prof. C. Pfleger, padre Gino Concetti, uno dei teologi più competenti del Vaticano. Fortemente avversa alle sedute medianiche, la Chiesa Cattolica ha mostrato un maggiore tolleranza e interesse verso la psicofonia. Padre Pellegrino Ernetti (scienziato, teologo, esperto al Concilio Vaticano II) è presente quando Padre Gemelli registra “involontariamente” la voce del padre morto; il Papa Pio XII, subito informato, li rassicura, dicendo che il fenomeno ottenuto col registratore è un fatto puramente scientifico e non ha niente a che fare con lo Spiritismo, e può anzi promuovere l’inizio di nuovi studi scientifici per confermare la fede nell’aldilà. Papa Paolo VI riscontra in Vaticano un atteggiamento favorevole nei confronti di Friederich Jurgenson, scopritore della psicofonia, e lo nomina Cavaliere dell’Ordine di S. Gregorio.
Lo Spiritismo proclama di venire a segnare un’era nuova nella storia dell’umanità, era in cui le sue credenze diverranno patrimonio comune di conoscenza. Esse infatti si propongono solo di rivelare in maniera palese ed intellegibile a tutti quelle verità che Cristo e altri profeti hanno espresso in allegorie, parabole, metafore, adattandosi al livello di sviluppo e di conoscenza generale del proprio momento storico. Per quanto riguarda la scienza, lo Spiritismo accoglie nella sua dottrina e si accorda alle più moderne concezioni della cosmologia, dell’astronomia, della fisica nucleare, della psicologia, della psicoanalisi, della biologia evoluzionista, evidenziandone anzi la compatibilità con la religione, allo stesso modo in cui le teorie di Copernico e di Galileo, prima osteggiate, sono state poi accolte nel pensiero moderno; nello stesso tempo evidenzia i limiti gnoseologici di una scienza che vuole essere onnicomprensiva ed esaustiva, perché il metodo scientifico, basato sul principio della riproducibilità e della ripetibilità dell’esperimento, non lascia spazio ad esperienze che sono valide pur nella loro unicità e irripetibilità. Riguardo alla filosofia, la dottrina spiritistica, con la dimostrazione della vita oltre la morte, della presenza intorno ai vivi dei loro cari defunti, della continuità del loro affetto e sollecitudine verso di loro, e infine con l’approntare i mezzi per una comunicazione nei due sensi offre una suprema consolazione alla causa più legittima di dolore, la morte. Nello stesso tempo, essa offre un forte fondamento etico alla vita terrena, che viene concepita e vissuta più intensamente in funzione di cosa ci aspetta dopo la morte. Paradossalmente, la vita terrena viene ridimensionata e valorizzata nella vasta prospettiva cosmologica dello Spiritismo. La Terra non è che uno dei tantissimi globi abitati dalla vita nell’Universo, e sicuramente non tra i più progrediti e perfezionati. L’esistenza terrena dunque è una stazione della evoluzione dello spirito, sicuramente non tra le più felici. Le sofferenze terrene vanno accettate in quanto prove che lo spirito ha liberamente scelto al momento di reincarnarsi per perfezionarsi ulteriormente. Su tutto regna la giustizia divina, che provvede a che vi sia un corrispettivo tra le azioni compiute e il loro ritorno in termini di pena ed espiazione o di evoluzione ed ascesa dello spirito verso mondi ed esistenze più felici. Ma il fatto di avere altre possibilità, ovvero altre esistenze riparatrici, non giustifica lo spirito nell’assumere una posizione di inerzia e di quietismo. L’indolenza, l’ignavia, la pusillanimità, l’infingardaggine, l’apatia sono gli atteggiamenti più esecrati – e qui Dante aveva visto giusto! – perché portano allo spreco più grave che lo spirito possa fare, quello della propria esistenza terrena, che come tale è unica e irripetibile, e va valorizzata al massimo per le opportunità e le esperienze che può offrire, onde non pentirsi al momento del consuntivo di un’esistenza, dopo la morte terrena, di averla buttata via, ed esser quindi costretti a ricominciare tutto daccapo dallo stesso punto di partenza.
Papa Pio XII (Eugenio Maria Giuseppe Giovanni Pacelli, Roma, 1876 - Castelgandolfo 1958)
Anche la dottrina della resurrezione della carne, professata dal credo della Chiesa Cattolica, è ripresa dallo Spiritismo per dimostrarne l’assurdità se assunta alla lettera, traendone un significato invece molto più comprensibile se vista come metafora della reincarnazione. Quanto al Giudizio Finale, momento in cui si collocherebbe secondo la Chiesa Cattolica la resurrezione della carne, per lo Spiritismo non c’è bisogno di aspettare la fine dei tempi per assistere alla drammatica revisione della vita appena da parte dello spirito stesso; questo momento avviene in un tempo variabile dopo il trapasso, e in esso spetta allo spirito, e solo a lui, giudicare del suo operato, e dunque esso ha tutto il valore di un Giudizio Finale, al termine del quale viene emessa la sentenza, nei termini delle condizioni riparatrici della prossima reincarnazione.
Ma il punto dove è più forte e pregnante la caratterizzazione della dottrina spiritica è nella negazione dell’idea dell’Inferno e del castigo eterno. Qui l’argomentazione degli spiriti è stringente, e non ammette repliche. La credenza nell’Inferno è stata una credenza menzognera e fuorviante, doppiamente colpevole perché nella sua illogicità ha spinto le persone allo scetticismo, all’incredulità, all’ateismo, al materialismo, all’indifferenza religiosa. Infatti come può un Dio giusto stabilire una pena eterna, che quindi è senza fine, per uno o più atti che quantunque gravi ed esecrabili sono sempre limitati nel tempo? E come può un Dio buono far venire all’esistenza delle creature per destinarle alla dannazione eterna? La giustificazione della Chiesa, che eterna è la punizione perché eterna è la protervia del peccatore, che non manifesta pentimento, è pretestuosa, perché pentirsi di fronte a un Dio inesorabilmente crudele e ingiusto è più segno di debolezza e opportunismo che di sincerità. Ma allora il fine non è più quello di promuovere la liberazione degli animi, ma di piegarli e assoggettarli al dogma e all’autorità. La ragione della dottrina dell’Inferno e della dannazione eterna sta nell’intenzione, in coloro che la diffondono, di dominare i loro accoliti con la colpa ed il terrore. E la dimostrazione della sua inefficacia sta nel mancato effetto dissuasivo che ha esercitato sui suoi maggiori sostenitori, i dignitari ecclesiastici, che per niente ne sono stati trattenuti dal compiere misfatti e nefandezze, dalle stragi della Santa Inquisizione a tutte le forme di simonia, corruzione e immoralità fino alla dilagante pedofilia dei nostri giorni.
L’origine della credenza nell’Inferno secondo la dottrina spiritica risiede invece nell’esperienza di infelicità e abbandono degli spiriti erranti di basso livello evolutivo, soggiacenti a una condizione di lontananza da Dio, di miseria morale, di soggiogamento alle proprie passioni e bramosie che fa loro sperimentare questo stato in maniera così inconsolabilmente struggente e disperata da sembrar loro eterno, anche se non lo è, perché la visione del termine di esso non è alla loro portata. Secondo Kardec i patimenti degli spiriti inferiori possono riassumersi in questo:
“Bramare tutto ciò che loro manca per essere felici, e non poterlo distinguere; vedere la felicità e non parteciparvi; rammarico, invidia, rabbia e disperazione che impedisce loro di essere avventurati; rimorsi, ansietà morale indefinibile. Hanno il desiderio di tutti i beni, ma non lo possono soddisfare, e ne sono torturati” (p. 389).
Vi è dunque un vissuto soggettivo di eternità che nasce dalla credenza dell’irrimediabilità della propria condizione, poiché essi non arrivano a pensare che in realtà una fine c’è! Per quanto testardo, abietto, superbo uno spirito possa essere, comunque esiste anche per lui una possibilità di redenzione, attraverso una serie lunghissima, ma non interminabile, di esistenze, attraverso un’adeguata successione di atti di espiazione. Finché un giorno, per noi certo inimmaginabilmente lontano, ci sarà la salvezza per tutti. Qui lo Spiritismo di Kardec sembra riprendere, meglio ancora che il Cristianesimo – ma ricordiamo che la dottrina delle origini ha subito una serie di “purghe” attraverso vari concili – la dottrina cabalistica e soprattutto la Gnosi, che attendono il momento ultimo dell’apokathastasis, della reintegrazione, quando ogni scintilla divina dispersa nella materia avrà fatto ritorno alla luce e alla pienezza originaria.
Nel canto XXI dell’Inferno, Dante e Virgilio sono in mezzo ai “malebranche”, demoni con gli artigli, nell’ottavo cerchio di Malebolge, dove sono puniti i fraudolenti, tra cui simoniaci, barattieri, maghi e indovini, incisione di Gustavo Doré




[...] La dottrina spiritistica è un insegnamento organico, che tratta in maniera integrale dell’uomo, ponendosi al crocevia tra religione, scienza e filosofia. Per quanto riguarda la religione, essa si dichiara continuazione e prosecuzione del Cristianesimo, considerando Gesù Cristo il più grande dei profeti, la guida e il modello più perfetto che Dio abbia dato all’uomo. Di contro, le religioni cristiane hanno da sempre osteggiato lo Spiritismo, considerato un fatto reale, ma opera del demonio. Ma la ragione della dottrina dell’Inferno e della dannazione eterna sta nell’intenzione, in coloro che la diffondono, di dominare i loro accoliti con la colpa ed il terrore. E la dimostrazione della sua inefficacia sta nel mancato effetto dissuasivo che ha esercitato sui suoi maggiori sostenitori, i dignitari ecclesiastici, che per niente ne sono stati trattenuti dal compiere misfatti e nefandezze, dalle stragi della Santa Inquisizione a tutte le forme di simonia, corruzione e immoralità fino alla dilagante pedofilia dei nostri giorni. L’origine della credenza nell’Inferno secondo la dottrina spiritica risiede invece nell’esperienza di infelicità e abbandono degli spiriti erranti di basso livello evolutivo, soggiacenti a una condizione di lontananza da Dio, di miseria morale, di soggiogamento alle proprie passioni e bramosie che fa loro sperimentare questo stato in maniera così inconsolabilmente struggente e disperata da sembrar loro eterno, anche se non lo è, perché la visione del termine di esso non è alla loro portata (articolo). [...]