John Martin (1789-1854), pittore romantico inglese, Il gran giorno della Sua collera, olio su tela
Il fondamento etico della dottrina spiritica è la legge naturale, eterna e immutabile come Dio stesso, che Egli ha posto nel cuore dell’uomo, perché la possa comprendere e vivere secondo essa. La recettività verso questa legge, vero e proprio imperativo categorico kantiano, regola per vivere rettamente, e distinguere il bene dal male, è offuscata dalle passioni. Il fondamento delle passioni sta in realtà in dei bisogni naturali e legittimi, necessari all’autoconservazione e alla conservazione della specie; il male della passione sta nell’eccesso volontario, quando la soddisfazione del bisogno travalica il controllo cosciente, e non è più possibile dominarla. Allora l’essere umano diviene sempre più soggetto alla materia – intesa come dimensione istintiva, irriflessa e automatica della vita – ed identificato con essa. Tra tutti i vizi lo Spiritismo considera il più importante l’egoismo, che si fonda sull’interesse personale, e riconduce ogni atto, anche quello in apparenza più disinteressato, ad un proprio tornaconto. Vale in questo senso la massima evangelica “non sappia la mano sinistra ciò che fa la mano destra”. E’ per superare l’attaccamento alla materia, e l’identificazione coi bisogni più grossolani, che sono date allo spirito una serie di prove, distribuite attraverso le esistenze terrene e non terrene. Gli spiriti creati semplici ed ignoranti devono tutti acquistare la scienza di tutte le cose col presenziare e lo sperimentare successivamente tutte le parti dell’Universo, in un cammino di progressivo e incessante perfezionamento, man mano che si purificano per mezzo delle incarnazioni .
Nel cammino di progressiva evoluzione e perfezionamento, Dio lascia allo spirito creato la via da seguire, più lunga o più breve, a seconda delle sue inclinazioni. Con le incarnazioni, lo spirito acquista esperienza, impara a conoscere il bene e il male, acquisisce la conoscenza della Creazione. Lo spirito, allo stato erratico, sciolto dalla materia, sceglie le vicissitudini delle sue future esistenze corporee secondo il grado di perfezione raggiunto, e quello che vuole ulteriormente conseguire, e in questo consiste il suo libero arbitrio. Ciò non significa che la vita umana sia predestinata. Ci sono fatti che assolutamente devono avverarsi, ma questo vale soprattutto per le prove fisiche: per le prove morali, e le tentazioni, lo spirito – per il quale vale sempre il principio del libero arbitrio – è comunque padrone di cedere o di resistere. Di veramente fatale non c’è che il momento della morte. La credenza nell’astrologia, se presa alla lettera, è bollata dagli spiriti come sciocca superstizione. Non sempre gli eventi fortunati sono opera di benevole influenze ed i piaceri sono sinonimo di buona sorte. Spiriti bassi e tentatori si servono talora del miraggio della ricchezza, o del potere, o dei godimenti materiali, per sviare dalla retta strada. All’opposto, una miseria disperante può indurre alla resa, alla ribellione, al suicidio. Comunque sia, vi è una legge di progresso, valida sia per l’individuo, che per l’umanità. Individuo e genere umano si evolvono in parallelo, perché l’umanità è fatta degli individui, e gli individui sono influenzati dallo stato del tutto. L’elevazione di entrambi avviene sui binari paralleli dell’intelligenza e della moralità. L’uomo si eleva in intelligenza e in moralità, perché l’una senza l’altra è niente, e non basta capire il giusto e il bene per metterlo in pratica. La cultura spesso non coincide con la conoscenza o la saggezza, e comunque è un fatto esclusivamente umano, e non spirituale.
John Martin (1789-1854), Satana contempla Adamo ed Eva nel giardino dell’Eden, olio su tela
A livello del singolo, l’ipertrofia unilaterale dell’intelletto genera individui disadattati e inconsapevoli del loro posto nel mondo e delle piene conseguenze dei loro atti (qual’era il livello non dico di evoluzione ma di semplice buonsenso e consapevolezza degli scienziati di Los Alamos che misero a punto la bomba atomica?). Realizzati socialmente, essi sono spesso immaturi e inadeguati sul piano emotivo. E infatti, la più recente “scoperta” degli psicologi è stata l’”intelligenza emotiva”, ovvero il vantaggio che deriva sul piano sociale dal saper gestire le relazioni (Goleman, 1995). Kardec, dal suo retroterra di pedagogista, da una grande importanza all’etica. E infatti una delle cause del disadattamento, della disaggregazione, dell’instabilità emotiva e della sofferenza psicologica dei nostri tempi è la crisi di valori, il venir meno dei fondamenti etici. Sul piano collettivo, sappiamo bene che il possesso delle più avanzate scoperte scientifiche non ha comportato necessariamente un loro uso ottimale, e l’avanzamento conseguente dell’umanità più che generale è a pelle di leopardo. Evidentemente nella fase odierna si registra nel modo più stridente il gap tra intelligenza e moralità. L’evoluzione dei popoli potrà portare a che un giorno la Terra sia popolata da un’umanità migliore quando anche gli individui oggi dominati dagli istinti di base rinasceranno con una maggiore padronanza e conoscenza di se stessi. Un’umanità migliore farà fare un salto evolutivo a tutto il pianeta, che passerà da una condizione scarsamente progredita ad una più favorevole e felice per i suoi abitatori. Gli spiriti tendono a dare questi messaggi di speranza, proclamando che il bene regnerà sulla Terra quando fra quelli di loro che verranno ad abitarla i buoni, ovvero gli evoluti, prevarranno sui cattivi, ovvero sui materiali e inconsapevoli. Questi ultimi andranno a compiere penose missioni per la loro evoluzione in mondi meno avanzati, dove potranno lavorare per il progresso proprio e dei loro fratelli ancora più bassi: in ciò sta il mito del paradiso perduto. Mentre l’idea del peccato originale deriva dalla condizione dell’uomo venuto ad abitare sulla Terra proveniente da altri mondi, dove ha iniziato un’evoluzione che lo ha portato all’esistenza terrena in una condizione ancora imperfetta e disagevole, gravata dalla colpa del conflitto tra i propri istinti e la propria natura morale. Un’eco di questa vicenda, soprattutto nell’idea dell’aiuto che entità superiori avrebbero dato a spiriti in evoluzione, si ritrova anche nelle teorie pseudoscientifiche secondo le quali l’ominizzazione sarebbe stata provocata da alieni in missione sulla Terra che avrebbero fatto fare agli antropoidi il passaggio ad Homo sapiens.
Immaginiamoci l’inizio della creazione, in cui innumerevoli spiriti escono dalla mente di Dio, e iniziano a percorrere l’universo in cerca di conoscenza. Conoscenza del mondo e attraverso di essa conoscenza di sé, e in ultimo conoscenza di Dio che ha creato il mondo e lo spirito stesso. Lo spirito perfezionatosi deve sapere tutto, e siccome il progresso deve compiersi in tutti i sensi, tutte le idee acquisite servono allo sviluppo dello spirito, e all’inverso egli deve sperimentare molteplici realtà, tra loro contraddittorie, per una comprensione globale: così, chi oggi sarà un servo, domani sarà un padrone, chi un ricco, domani un povero, chi una vittima, un carnefice. Gli spiriti percorrono nella loro esistenza tutto l’universo alla ricerca di quelle esperienze in grado di aumentare il loro grado di consapevolezza. Una stessa esperienza è ripetuta più volte, se è necessaria. Chi può dire quante incarnazioni occorreranno a uno spirito per far cristallizzare nella sua presenza l’idea corrispondente a un determinato insegnamento? Poiché questo è infatti l’essenza dell’evoluzione: far sedimentare nel nucleo più interno dell’essere umano, quello che secondo alcuni occultisti costituisce il corpo causale, il plus di conoscenza data da un’idea – talora riassumibile in un simbolo – per ottenere la quale lo spirito percorre in lungo e in largo l’universo, o si macera in una landa inospitale di esso nel corso di successive incarnazioni.
Il sistema solare eliocentrico di Copernico
Lo spirito porta dentro di sé il suo canone morale, come elemento di autovalutazione nel quale deve rendere conto a se stesso dei suoi atti e delle sue scelte commisurandoli ai fini che si era prefissato al momento della decisione di incarnarsi. Il valore degli atti compiuti scaturisce allora da due scale di riferimento, che in definitiva vengono a coincidere: l’ordine universale, con le leggi divine che lo regolano, e le finalità dello spirito, nel senso di acquisizione di conoscenza e di perfezionamento di se stesso. E’ facile vedere come uno stesso sistema di principi regoli l’organizzazione della realtà e la progressione dello spirito nella conoscenza di se stesso, del mondo e in definitiva di Dio. A questo modo le leggi etiche e i comandamenti religiosi cessano di essere qualcosa di imposto dall’esterno, ma fanno parte del modo di essere e di manifestarsi di un’unica realtà, che riguarda il mondo esterno e il mondo interno dello spirito. Se prendiamo ad esempio il suicidio, esso è espressamente condannato nella dottrina spiritistica come in tutte le religioni; ma essa in più ne evidenzia, oltre che la trasgressione alla legge divina, la totalità inutilità e anzi l’essere esso controproducente rispetto allo scopo che si voleva prefiggere, quello di liberarsi da una sofferenza intollerabile. Il suicida, infatti, come chiunque subisce una morte violenta, è vittima di un più tenace legame col suo corpo, che comporta il fatto che egli vi rimane vincolato anche dopo la morte, e che gli fa sperimentare nello spirito la ripercussione del degrado e della putrefazione del corpo fisico. Lo stato di illusione, ovvero di perplessità e turbamento in cui lo spirito non riconosce la sua nuova condizione disincarnata, è più prolungato. Terminato che sia, esso, frustrato dal fallimento della prova che aveva liberamente scelto, brama di sottoporvisi di nuovo, e quindi si adopera per ricreare in una nuova esistenza le stesse condizioni che l’avevano portato al suicidio, e questa volta superarle. In più sente la colpa di non avere atteso il termine stabilito da Dio per la morte, e non avere accettato con rassegnazione le prove autoimpostesi.
Le leggi universali e le leggi etiche sono dunque espressione degli stessi principi, a livelli differenti della manifestazione, sì che essi possono assumere declinazioni differenti. Un altro esempio è il seguente:
“L’amore è la legge di attrazione per gli esseri viventi e organizzati; l’attrazione è la legge d’amore per la materia organica” (Kardec ,1972, p.353).
L’organizzazione della materia avviene in base alla legge di attrazione dei simili, che nei sistemi viventi assume le forme sempre più differenziate di attaccamento fino a quello che gli esseri umani chiamano amore. Ma l’amore predicato dagli spiriti è un sentimento che supera i fini egoistici, il desiderio di possesso e di esclusiva e gli interessi personali per sublimarsi nelle forme disinteressate dell’oblio di sé nella massima considerazione dell’altro. In base a questo principio, il sublime della virtù sta nel sacrificio dell’interesse personale per il bene del prossimo, senza secondo fine, e la virtù più meritoria è la disinteressata carità. All’opposto, l’ostacolo più grande all’elevazione spirituale è l’egoismo, l’interesse personale, l’attaccamento alla materia. Va da sé che il bene deve essere veramente disinteressato: la donazione fatta in punto di morte con la prospettiva di una ricompensa nell’aldilà non conta niente, al cospetto di un privarsi del proprio in vita, raccogliendo peraltro la gioia e la gratitudine conseguenti all’atto. L’egoismo è fondato sull’attaccamento ai beni materiali, alla materia, e alla propria identità terrena, per quanto transeunte.
Charles Darwin (Shrewsbury 1809-Londra 1882)
Il tirocinio per avere una mente pura, e richiamare conseguentemente influenze spirituali pure, che in un circolo virtuoso affrettano l’ascesa verso i piani più alto dell’esistenza, è fatto di pochi semplici passi, improntati all’autoconoscenza e all’esercizio della virtù: la ricerca della consapevolezza delle nostre azioni, dei fini che le determinano, dei loro aspetti biasimevoli, riandando possibilmente ad analoghe azioni passate, per evidenziarne gli aspetti di ripetitività e meccanicità; la considerazione del proprio posto nell’ordine cosmico, e dell’impermanenza e caducità della nostra condizione; infine, lo sforzo cosciente di superare i nostri limiti e i nostri eccessi, e la sofferenza che ci imponiamo volontariamente con le prove a cui ci sottoponiamo. Il lavoro su noi stessi implica il padroneggiare forze opposte: accanto alla legge di amore e di attrazione, c’è la legge di distruzione:
“Bisogna che tutto si distrugga per rinascere e rigenerarsi, poiché ciò che voi chiamate distruzione non è se non una trasformazione, che ha per oggetto il rinnovamento e miglioramento degli esseri” (ibid., p.302).
Lo Spiritismo è portatore di un’etica in una società che ha smarrito i suoi fondamenti etici. A partire dal tardo positivismo, le scienze biologiche, la fisica e la psicoanalisi hanno rivoluzionato l’immagine che l’uomo ha di sé e del suo posto nel mondo.
Nel trattare le resistenze all’accettazione della teoria psicoanalitica, Freud (1916) sostiene che la psicoanalisi è la terza ferita che la scienza moderna ha inferto al narcisismo dell’uomo. La prima, quella cosmologica, gli è stata data dalla rivoluzione copernicana, che ha spodestato la sua sede, la Terra, dalla posizione privilegiata al centro dell’universo. La seconda, quella biologica, è opera dell’evoluzionismo di Darwin, che mette in discussione l’idea dell’uomo come fulcro della creazione, fatto a immagine e somiglianza di Dio, e porta il genere umano a condizioni di parità con tutti gli esseri viventi. Con la terza, quella psicologica, ad opera della psicoanalisi, l’uomo non è più padrone in casa propria, e il suo attributo più sofisticato e distintivo, la coscienza, non è punto di partenza, ma sofferto punto d’arrivo del processo psichico, soggetto a lacune, perdite, inganni e infingimenti: punto di partenza è infatti l’inconscio, insospettato mondo interiore che si sottrae al suo controllo, e di cui gli viene svelata l’esistenza. Ancora più radicale è Nietzche nello smascherare i valori fondamentali della società occidentale (filosofia, Cristianesimo e democrazia), e poi anche il valore illusorio del potere conoscitivo della scienza, mostrando la natura meramente metaforica e prospettica di qualsiasi principio trascendente e della stessa morale, così come di ogni concezione tradizionale. L’annuncio che “Dio è morto” è accompagnato da un senso di vuoto nella scoperta che il mondo è un caos irrazionale, ma comporta il superamento dei condizionamenti, delle regole, degli obblighi derivati da credenze religiose o entità metafisiche, e quindi l’accettazione di una conseguenza, seppur difficile da affrontare, l’assunzione della piena e definitiva responsabilità personale di ogni azione e decisione.
Sigmund Freud (Pribor 1856-Londra 1939)
Una tale crisi dei fondamenti ha indotto scienziati, pensatori e letterati a confrontarsi in modo nuovo e accesissimo su temi di portata epocale: il ruolo della scienza in rapporto alla fede e alla morale, il posto dell’uomo nell’universo e nella creazione divina, i primordi della creazione e l’evoluzione dell’universo. Ma anche l’uomo della strada è ormai attraversato da questi temi ne ne mettono in conflitto la coscienza, anche perché la crisi dei valori prescinde dal dibattito culturale, e si fa sentire come senso di sradicamento e precarietà dell’esistenza, assieme a tutti gli altri segni di malessere psichico collettivo, che sarebbe qui banale ripetere perché ci vengono ammanniti in tutte le salse dai nostri telegiornali che non sono ormai che pura cronaca nera. In questo vuoto si diffonde il bisogno di un sapere che dia delle risposte esaustive e, come la sapienza assoluta dei primordi, vagheggiata, a torto o a ragione, da ciò che si autoproclama come Tradizione, raccolga in sé in una sintesi compiuta quei principi di cui scienza, religione e filosofia non sono che successivi differenti sviluppi.
Dopo i fenomeni delle sorelle Fox e l’opera di Kardec lo Spiritismo ha avuto una enorme diffusione, dalla metà del XIX secolo fino ad oggi, che se può essere inizialmente interpretata come una reazione compensatoria al positivismo, che aveva idealizzato e divinizzato la scienza, affossando molti valori delle religioni tradizionali, oggi è più uno dei rimedi che la società post-moderna tenta di autosomministrarsi per sopperire alla fine delle certezze da cui è affetta, inducendosi a ricercare nuovi credi e nuove forme di religiosità che sostituiscano quelle ormai svuotate del passato. Lo Spiritismo assume un suo ruolo in questo dibattito sui valori e le nuove acquisizioni della conoscenza tecnica e scientifica, divenendo – a seconda dei punti di vista – una nuova frontiera di ricerca per la scienza, una forma moderna ed attendibile di religione o di spiritualismo “scientifico”, o una mera e ingannevole mistificazione. Si può dire che Allan Kardec non è solo il fondatore dello Spiritismo, ma colui che inaugura una forma mentis nuova, in cui un sapere integrale cerca di trovare una risposta agli eterni problemi dell’uomo. Pertanto si assiste al fiorire di una vasta produzione sullo Spiritismo, che si sviluppa lungo tre filoni principali:
a) quello pratico-esperienziale, che si limita a evocare gli spiriti, spesso più per un fine immediato che per interessi teorico-speculativi, trattando con fin troppa disinvoltura i fondamenti etici sostenuti da Kardec;
b) quello scientifico, consiste nello studio dei fenomeni paranormali applicando il metodo empirico-scientifico. In pratica questo atteggiamento sfocia nella Parapsicologia;
c) quello filosofico-religioso, che si mantiene fedele all’impostazione di Kardec, conservando una forte impronta etica ma applicando un metodo rigoroso, nel vagliare e nell’assumere criticamente le esperienze. E’ in realtà quest’ultimo che, non rinnegando i principi dell’esoterismo, della scienza e della religione, ma riprendendoli e riassumendoli in una visione unitaria, e mantenendo nello stesso tempo un atteggiamento intellettuale critico, che aborre ogni fideismo, si fa promotore di una investigazione profonda sull’uomo e sulla natura.
Friedrich Nietzsche (Rocken, Lipsia 1844-Weimar 1900), ritratto nel 1887






[...] John Martin (1789-1854), pittore romatico inglese, Il gran giorno della Sua collera, olio su tela Lo spirito porta dentro di sé il suo canone morale, come elemento di autovalutazione nel quale deve rendere conto a se stesso dei suoi atti e delle sue scelte commisurandoli ai fini che si era prefissato al momento della decisione di incarnarsi. Il valore degli atti compiuti scaturisce allora da due scale di riferimento, che in definitiva vengono a coincidere: l’ordine universale, con le leggi divine che lo regolano, e le finalità dello spirito, nel senso di acquisizione di conoscenza e di perfezionamento di se stesso. E’ facile vedere come uno stesso sistema di principi regoli l’organizzazione della realtà e la progressione dello spirito nella conoscenza di se stesso, del mondo e in definitiva di Dio. A questo modo le leggi etiche e i comandamenti religiosi cessano di essere qualcosa di imposto dall’esterno, ma fanno parte del modo di essere e di manifestarsi di un’unica realtà, che riguarda il mondo esterno e il mondo interno dello spirito. Il tirocinio per avere una mente pura, e richiamare conseguentemente influenze spirituali pure, che in un circolo virtuoso affrettano l’ascesa verso i piani più alto dell’esistenza, è fatto di pochi semplici passi, improntati all’autoconoscenza: la ricerca della consapevolezza delle nostre azioni, dei fini che le determinano, dei loro aspetti biasimevoli, riandando possibilmente ad analoghe azioni passate, per evidenziarne gli aspetti di ripetitività e meccanicità; la considerazione del proprio posto nell’ordine cosmico, e dell’impermanenza e caducità della nostra condizione; infine, lo sforzo cosciente di superare i nostri limiti e i nostri eccessi, e la sofferenza che ci imponiamo volontariamente con le prove a cui ci sottoponiamo (articolo). [...]