Hieronymus Bosch, Tondo dei sette peccati capitali, la lussuria, olio su tavola, 120×150, 1475-80, Museo del Prado, Madrid
Il desiderio sessuale dunque diventa un peccato quando se ne fa un uso disordinato e incongruo, sganciato dal piano originario al quale esso è destinato. Perché questo è il punto più delicato della questione: tramite il desiderio sessuale la natura, e con essa la specie, piega l’individuo al suo fine, che poi è quello di perpetuare se stessa, a scapito anche dell’interesse individuale. Questo fine altro è appunto l’inganno riproduttivo, il laccio con cui la specie vincola l’individuo e l’utilizza per i suoi fini. Fornicazione è il congiungimento carnale fuori dal matrimonio, e per metonimia tutti i peccati connessi alla sessualità. La sessualità in quanto fornicazione diviene peccato in sé. Invece se il vizio lussurioso viene ristretto all’adulterio la sessualità viene svincolata dalla connotazione negativa in se stessa, ma l’assume solo in quanto è turbativa dell’ordine e del sacro vincolo della famiglia, che costituisce l’ossatura della società. Il desiderio sessuale diviene peccato capitale quando il soggetto si lascia travolgere dalle proprie passioni, perdendo completamente il controllo di sé. La lussuria compromette e diminuisce il libero arbitrio in quanto è grave turbamento della ragione e della volontà, accecamento della mente, incostanza e incoerenza, egoistico amore di sé, incapacità di dominare i propri impulsi e le proprie passioni. In questo senso la lussuria è un polo del conflitto tra mente e corpo, ragione e istinto, segnato dalla prevalenza del lato oscuro, irriflessivo, incontrollato. La Chiesa risolve il problema dell’erranza e dell’ingestibilità del desiderio nel dato preriflessivo del peccato originale: vedremo che questo regime intepretativo e regolativo durerà fino all’affermazione della scienza moderna e della parte di essa volta allo studio dell’anima, la psicoanalisi (articolo).


